sabato, Novembre 27, 2021

Interiors: Glasser, Il canto più duro delle sirene

Complimenti per l’ardire. Questo mi sento di dire alla signorina Mesirow Cameron, titolare del marchio Glasser, esecutrice con questo nome del disco Ring, eccellenza elettronica del 2010 e adesso fuori con il nuovo Interiors. L’ardire di cui parlo è da identificare nell’aver costruito un lavoro fortemente legato alla sua, seppur breve, carriera artistica, con una riconoscibilità estrema, quasi manierista. Nonostante questo, Glasser suona come ha fatto mai finora. Molto spesso per i grandi artisti il processo è il seguente: dopo anni di sperimentazioni e frecciatine verso il pubblico di nicchia, un’artista si stabilizza su determinati canoni, si fa “popolare”, strizza l’occhio al grande pubblico stavolta, richiamando comunque i fan della prima ora con legami, ora più deboli, verso l’avanguardia. La signorina Mesirow ha fatto esattamente il contrario: ha colto nel segno con il primo disco, di cui era necessario tessere le lodi, e ora, quasi ad essersi stufata della dimensione prettamente pop, si concede a derive sperimentali che sconvolgono la canzone, pur mantenendo i suoni che l’hanno contraddistinta.

Tutto questo per dire che di fronte avrete un disco ostico, seppure non ostile. Come sempre echi e suoni si riproducono nell’ennesimo cantico delle sirene, ammalianti ma da poter ascoltare senza dover essere legati all’albero della nave. Tra batterie elettroniche, rumori di fondo che passano in primo piano e pulsazioni al limite del trip-hop, forse rimane all’ascoltatore qualche traccia di Keam Theme, l’etnicità di Dissect, la più classica Shape (la forma, che si va a perdere a favore di una liquidità che anche la copertina testimonia). Di sicuro stranisce il missaggio anomalo di Exposure, voluto e violento, le tre parti di Windows, specialmente la rumoristica seconda parte, l’alienante Forge.

Insomma, a parità di ingredienti, la maionese in questo disco impazzisce volutamente: nulla di grave, anzi, sarà molto interessante provare a riascoltare questo disco in più sessioni, in diversi ambienti e con climi diversi. Fatto sta che l’assorbimento richiede più tempo del necessario, e non è detto che tutto sia da bocciare o buttare.

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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