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John Cale è uno degli ospiti di punta del bel festival organizzato dalla Fondazione Firenze Radioterapia Oncologica Onlus e chiamato "Estate in Fortezza". Il 5 Luglio alle 21:30 il grande musicista gallese salirà sul palco della Fortezza Santa Barbara di Pistoia per un concerto che si preannuncia come memorabile. Vi raccontiamo la mission del festival e l'arte di John Cale in un approfondito redazionale 

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L’arte e la solidarietà ci aiutano a vivere meglio

Il motto sintetizza in modo perfetto l’anima di “Estate in Fortezza“, il Festival nato tre anni fa con l’intento di trovare nel suggestivo spazio della Fortezza Santa Barbara a Pistoia un vero e proprio mètissage tra musica, arti performative e spettacolo in genere, insieme ad un approccio che tenga conto del rapporto proficuo tra natura e cultura. Non solo musica quindi ma anche letteratura, cabaret, Poesia, Cinema.
Dietro al festival ci sono i 30 anni di vita della “Fondazione Firenze Radioterapia Oncologica Onlus“, nata nel 1988 su sollecitazione di alcuni degenti del Reparto Oncologia dell’Università degli Studi di Firenze. Una lotta incessante contro i tumori che ha trovato nella manifestazione pistoiese e nella location della Fortezza un appoggio importante per sensibilizzare tutti quanti sulle malattie oncologiche e sulla loro prevenzione. Tutti i fondi raccolti attraverso eventi come questo, finanziano quindi la ricerca, consentono la creazione di ambienti più confortevoli per i pazienti, sostengono la possibilità di un’assistenza continua per i malati e sono destinati al Reparto di Oncologia dell’Università di Firenze – Careggi, grazie anche all’accordo triennale tra il Comune di Pistoia e il Polo Museale della Toscana che gestisce il complesso della Fortezza.

“Estate in Fortezza” – Fortezza Santa Barbara 26 Giugno – 26 Luglio

“Estate in Fortezza” comincia il 26 giugno prossimo con Hip Hop, associazione sportiva di street dance per bambini e ragazzi, per proseguire il 29 dello stesso mese con il concerto itinerante allestito per le strade del centro storico Pistoiese della Street Dixieland jazz Band di Pistoia e continuare quindi il 5 luglio con il concerto di John Cale, primo appuntamento internazionale di grande rilievo del festival previsto per le 21:30 nella cornice della Fortezza Santa Barbara, straordinario esempio di architettura militare cinquecentesca, la cui costruzione risale al volere di Cosimo I nel 1543. Luogo legato agli eventi del risorgimento pistoiese, è dominato da una torre, tra il 1848 e il 1850 prigione per i patrioti pistoiesi, di cui conserva ancora i graffiti murali di sanguigna. Gli appuntamenti successivi del Festival spaziano dalla musica Italiana (gli omaggi a Jannacci e Battisti) all’arte satirica di Paolo Hendel fino al concerto di Richie Kotzen, chitarrista americano di grande talento, già con band come Poison e Mr Big.

Per il programma completo del festival è possibile consultare questa news su Indie-eye dedicata al cartellone 2018 di “Estate in fortezza”. 

Lo scenario all’interno delle mura della Fortezza Santa Barbara, il 5 luglio alle 21:30 apre i battenti all’arte di John Cale

Acquista i biglietti del concerto di John Cale presso Fortezza Santa Barbara, Pistoia – 5 Luglio 2018

John Cale è uno dei musicisti più influenti degli ultimi 50 anni e lo è in quella forma che attraversa sia la musica underground di svariati decenni, ma anche le strategie più immediate e fruibili dei migliori alchimisti pop. Se pensiamo al titolo di uno dei suoi primi album solisti, “The Academy in peril” (1972), è possibile individuare i due poli entro i quali la musica dell’artista gallese si muove. L’accademia potrebbe essere quella degli studi classici e musicologici al Goldsmiths College di Londra dal 1960 al 1963 dove si delineerà l’influenza di musicisti come John Cage e La Monte Young, importantissima per il suo particolare approccio allo strumento e alla composizione.

L’essere in una condizione precaria di pericolo invece può rappresentare l’attitudine ribelle e anti-accademica che contraddistinguerà tutto il suo percorso artistico, in bilico tra rispetto della forma e decostruzione della stessa. Gli studi e l’incontro con la musica avviene in giovane età; mentre la madre si ammala di cancro John adolescente prende lezioni di musica dall’organista della chiesa, sarà proprio questo a molestarlo e a metterlo di fronte ad una prima, traumatica esperienza. Da questo momento in poi la vita di Cale è in costante movimento. Dopo esser stato parte dell’orchestra giovanile nazionale Gallese, vince appunto una borsa di studio al Goldsmiths College a Londra e accetta un master a Tanglewood, nel Massachussetts, dove suona la viola con la Boston Symphony Orchestra collaborando con John Cage. È proprio il contatto con Cage a portarlo verso New York per collaborare con La Monte Young in seno al suo ensemble minimalista The Theatre of Eternal Music. In questi anni Cale esplora la musica d’avanguardia e la sperimentazione microtonale e tutte le tecniche che saranno alla base di quella che oggi conosciamo come “drone music”.

Il primo approccio con Lou Reed avviene grazie al contratto con la Pickwick Records per aggiungersi ad una band chiamata “The Primitives”, in promozione con un singolo intitolato “The Ostrich”, scritto dallo stesso Reed. Il brano è un twee pop deragliante e sgangherato che già pianta un seme per quello che sarebbero stati The Velvet Underground.  Se della band amata e prodotta da Andy Wharol e la sua factory sappiamo tutto, la straordinaria carriera solista di John Cale rappresenta il cuore più importante della sua arte, non solo perché più ricco e longevo, ma per il costante dibattersi tra quegli antipodi già anticipati da alcuni brani dei Velvet.

L’origine è pobabilmente in un album come “White light/White heat”, il secondo dei Velvet, scritto “contro la bellezza” per rubare una definizione di Cale stesso e inizio della lunghissima separazione tra Reed e Cale. Il dualismo dei primi Velvet, tra involucro pop e una selvaggia attitudine alla sperimentazione, attraverserà tutti gli album solisti del musicista gallese.

Se si esclude “Church of Anthrax“, il lavoro pubblicato dalla Columbia nel 1971 e condiviso con il minimalista Terry Riley, lo sbilanciamento totale dalla parte della sperimentazione sarà limitato ad un altro lavoro “Rileyano” come il già citato “The Academy in Peril” e alcuni episodi legati alla corposa discografia per il cinema pubblicata da Cale. Tutta la sua discografia “ufficiale” pubblicata tra gli anni settanta e il 2016  contiene straordinarie gemme pop contaminate da furiosissime e incendiarie derive elettriche, droniche, meditative, poetiche, se per poesia intendiamo la scrittura libera e indiretta del pianosequenza pasoliniano.

Brani come “Gun”, album oscuri e sofferti come “Helen of Troy”, live selvaggi e senza compromessi come “Sabotage” e “Even Cowgirls Get the Blues”, quest’ultimo a documentare  la vivissima attività del nostro tra il ’78 e il ’79 sul palco del CBGB, anticipano molti dei suoni e delle intuizioni che saranno capitalizzate dai musicisti underground del decennio successivo, da Nick Cave ai Sonic Youth, fino ai My Bloody Valentine e ai comunque seminali Opal, per citarne solo alcuni.  

Uno degli Ep meno conosciuti di John Cale, pubblicato nel 1977 sull’indipendente Illegal Records e intitolato “Animal Justice”, testimonia la furia di quegli anni. Tra un capolavoro come “Hedda Gabler” e una cover furibonda di Chuck Berry, l’apertura è affidata a “Chicken Shit”, un attacco punk sostenuto dalla straordinaria chitarra di Ritchie Fliegler che accompagnerà Cale nei live degli anni appena successivi. Il brano si riferisce all’incidente del pollo decapitato e poi successivamente portato dallo stesso Cale sul palco di un concerto tenutosi a Croydon in Inghilterra. Tra mosh dancing, delirio del pubblico e  la band che rimane letteralmente atterrita, Cale incarna un sentimento ribelle assoluto, tra follia e paura.

Ma se dovessimo individuare un elemento cruciale nella musica di John Cale, come ha avuto modo di dichiarare lui stesso e in tempi più recenti al Guardian, questo sarebbe rappresentato dalla nostalgia per le cose perdute. Un momento cruciale è sicuramente la separazione con la moglie Risé Irushalmi, avvenuta quando la figlia Eden è nel pieno dei suoi dodici anni. Molte canzoni dell’artista gallese sono attraversate da questo senso di perdita, basta pensare alla struggente “Gravel Dive”, dedicata al rapporto che Cale ha avuto con la figlia in tutti questi anni. Essere sempre in viaggio, non fermarsi mai, mutare prospettiva e anche il paesaggio; tutti elementi mai statici nella carriera di Cale, esattamente come la sua musica, oggetto dinamico e inafferrabile.

Recentemente alcuni album di Cale sono stati ristampati e “The Velvet Underground and Nico” ha celebrato i 50 anni dalla pubblicazione. Impossibile definire questa attitudine come celebrativa, perché è una scelta che sta esattamente dalla parte opposta. Anche quando si guarda indietro, Cale riscrive e percepisce nuovamente la spinta creativa originaria, rileggendola in base ad un movimento antinostalgico. La recente ristampa del bellissimo “Music for a New Society” per esempio,  viene inserita in un progetto complessivo chiamato “M:FANS” che esattamente come il nuovo Twin Peaks diretto da David Lynch, riscrive completamente quei brani raccontati attraverso i sentimenti e la forza creativa del John Cale odierno.

Il concerto che ci attende il prossimo 5 luglio a Pistoia nella straordinaria e unica cornice della Fortezza Santa Barbara è inserito nel cartellone di Estate in Fortezza, la Kermesse pistoiese in partenza il prossimo 26 giugno.

 Esattamente come per lo show di un anno fa a Catena di Villorba presso Fabrica si è scelta una location suggestiva, non convenzionale, diversa per Storia e stratificazioni, ma assolutamente perfetta per accogliere il suono e la creatività del musicista gallese. Difficile immaginarci una setlist, prima di tutto perché dall’omaggio al cinquantesimo di”The Velvet Underground & Nico”  sino al suo ricco repertorio solista, il “tempo” per Cale non è mai stato determinato da un riavvolgersi nostalgico ed entropico, al contrario, tutto quanto inclusa la struttura interna delle sue canzoni, viene sottoposto a reinvenzione, rilettura, apertura. Persino nel 1992, quando la Hannibal Records pubblicò “Fragments of a Rainy Season” live per voce, piano e chitarra acustica recentemente ristampato in vinile da Domino Records, la “raccolta” dei suoi brani migliori era attraversata dalla luce della ri-scrittura. 

La recente discografia di Cale, oltre allo straordinario M:FANS che riscrive letteralmente la “storia” e le narrazioni di “Music for a New Society“, album pubblicato da Cale nel 1981, dal 2016 non si è arricchita di altre cose. Sappiamo che sta lavorando ad un nuovo album e che sarebbe dovuto uscire tra la primavera e l’estate del 2018, su ispirazione della musica Rap di Chance, Snoop Dogg, Andre 3000 ed Earl Sweatshirt. Al momento ci sono alcune nuove canzoni che esegue alternativamente nei suoi live, una di queste, suonata anche nel recentissimo show dello scorso 16 giugno alla National Concert Hall di Dublino si intitola “The legal status of Ice“. Alla domanda che gli fu posta su twitter dal curatore di un progetto di ricerca interdisciplinare che si occupa di far chiarezza sulle dispute territoriali della superficie artica, Cale ha risposto in questo modo pubblicando una GIF animata.

Chi ha visto la storica VHS di “Fragments of a Rainy Seasons” oppure i live dei primi anni novanta, tra cui una memorabile data Pratese all’anfiteatro del Museo Pecci che non dimenticherò mai,  si ricorderà un Cale meditativo e furioso allo stesso tempo, capace di accarezzare i versi di Dylan Thomas, ma anche di martoriare la tastiera del pianoforte. Corpo e strumento, voce e strumento, scrittura e performance che la decostruisce, come nel rock radicale, quello di Jerry Lee Lewis, ma anche sotto il segno di Cage, Satie, Riley, La Monte Young. In questa ampia gamma di sentimenti tra viscere e cuore, cervello e istinto, ci aspetta un concerto memorabile.

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.