C’è un fermento creativo interessante intorno al lodigiano JAM, giovanissimo rapper con un primo lavoro all’attivo, fresco di piattaforma. “Se davvero lo vuoi“, ridotto con l’acronimo SDLV, è il titolo dell’album e del videoclip che due settimane fa ha anticipato la pubblicazione.
Dietro alle immagini e alle sedici tracce che costituiscono il full lenght, si muove una rete di giovani artisti che affrontano tutti gli aspetti legati alla scrittura, il talento performativo, la produzione, il mixing e il mastering in ambito principalmente pop, trap e rap, la diffusione sulle maggiori piattaforme, il videomaking e non ultimo, un approccio alla comunicazione che privilegia la presenza su Instagram e TikTok, per veicolare eventi capaci di movimentare in modo partecipativo la scena della città.
Parto da questo aspetto e dall’iniziativa di Jack Galimberti, fondatore del gruppo “A Lodi non c’è un cazzo da fare“, la cui miccia è stata accesa da un bel promo-reel costruito con lo spirito di un brevissimo diario narrativo, per raccontare l’esigenza di ravvivare da una prospettiva pratica, una città apparentemente inerte per le giovani generazioni. Quello che è riuscito a mettere insieme è un vero e proprio workshop dove tutti i giovani lodigiani con qualcosa da dire e da proporre, hanno potuto condividere idee ed esperienze.
Galimberti è anche il videomaker che ha diretto per JAM e insieme a lui il videoclip di “Se davvero lo vuoi“, con il supporto fotografico di Chameleon, dove l’estetica street più tipica e generalmente associata a contesti urbani compressi, viene dislocata in un ambiente radicalmente altro e aperto, come quello costiero.
Se Davvero Lo Vuoi, videoclip officiale di JAM (dir: JAM + Jack Galimberti)
Video molto diretto, girato per lo più con il lessico “en directe” della camera a mano, ma all’interno di un campo visivo dilatato dove tutto acquisisce qualità più riflessiva. C’è un’interessante modulazione del codice performativo, dove in virtù della dichiarata semplicità formale, si sottraggono i gesti alla logica della dimostrazione e gli ambienti da quella marcatura territoriale che attraversa buona parte del rap italiano legato ai contesti suburbani. Il controcampo emotivo di uno spazio liminale, è già una bella dichiarazione di intenti, in controtendenza rispetto a certe forme identitarie più crude e violente.
L’album ha uno sviluppo che evidenzia le stesse vitali antinomie, tra gentilezza d’animo e quella furia interiore che cerca spazio necessario in una realtà difficile da codificare.
In termini di scrittura poetica, siamo lontanissimi dalle posture gangsta e più vicini al flusso di coscienza, anche aspro, del racconto di formazione, che JAM declina con un’indolenza languida e a tratti irresistibile. Sfrutta infatti abilmente l’ipertrofia di parole come fossero un codice sonoro, strumento che va ad innestarsi insieme ai campioni, le basi e altre sonorità sull’asse nu soul, alternative R&B, con inserti hip hop, dove i timbri non puntano quasi mai sull’impatto della cassa, privilegiando groove più dilatati, l’appeal di strumenti suonati o apparentemente tali e una voce che si muove in modo creativo tra spoken word e canto.
Colpisce la ricchezza strumentale e produttiva curata da prodbymario e dal lavoro di Andrea Marzullo, titolare di 22recordz, studio di registrazione che si è occupato del missaggio e del mastering con notevole cura. La pasta acustica del drumming su alcuni pezzi, l’utilizzo dei fiati per introdurre forme e sviluppi maggiormente prossimi al Jazz, certe forme orchestrali vicine alla rilettura transnazionale del soul anni settanta, arricchiscono il tessuto musicale con modalità decisamente sopra la media.
Numerose le featuring che includono Dese, Sbanda, AHME, Settevè, tutti giovani rapper con i quali JAM rafforza l’aspetto più urbano del disco.
A distinguersi da questo blocco espressivo, è la collaborazione con Benedetta Bonifati, aka Bibi, che in “Un’ora“, offre un momento di grande qualità vocale legato solo in parte alla sua formazione.
Attiva fin dai 14 anni, ha studiato teatro presso la Paolo Grassi, il pre-accademico della civica scuola di musica Claudio Abbado, percorso approdato alla Civica Scuola di Musica dove attualmente studia canto Jazz.
Quest’ultimo emerge come attitudine molto forte, ma capace di fondere la lezione degli standard con la dimensione pop, che è stata di interpreti brillanti come Jesse Ware, per esempio, capaci di mettere al servizio le proprie competenze, nei territori ibridi dell’elettronica, il nu soul e l’R&B più suadente di derivazione britannica. Bibi conduce tutto sul filo di un’emozione caldissima, costruendo un dialogo con JAM che si basa sulla contrapposizione, ma anche l’integrazione con il suo stile, tanto da rilanciare in modo creativo lo spirito più soul e melodico che l’album trattiene fino a questo momento, decisamente apicale.
Quello che mi auguro è di sentire ancora Bibi all’interno di progetti vitali come quello di JAM, dove l’urgenza del linguaggio pop può fondersi in modo creativo con il talento performativo.
“Un’ora”, JAM + Bibi (Benedetta Bonifati) su Spotify
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