giovedì, Settembre 16, 2021

Kristin Hersh – Your Ghost: Il video di Katherine Dieckmann

"Your ghost" è uno dei brani più noti e più belli tratti dal debutto solista di Kristin Hersh, datato 1994. Vi raccontiamo la storia del brano e del bellissimo video diretto in quegli anni dalla regista americana Katherine Dieckmann

Dopo la pubblicazione di Red heaven, il quinto album a nome Throwing Muses, Kristin Hersh, voce e penna della band, si prende una pausa. Appena trascorsi due anni, nel 1994 pubblicherà il suo primo album solista intitolato Hips and Makers separandosi nettamente dal suono dei Muses e raccogliendo quindici brani acustici e spettrali attraversati da una vivissima fragilità.
Un equilibrio precario che è alla base di “Your Ghost“, ballata circolare e innodica a cui viene affidata la promozione del disco. L’intervento vocale di Michael Stipe viene deciso in un secondo momento per “salvare il brano”, questo perché nel confronto tra il violoncello e la voce della Hersh il risultato sembrava troppo oscuro e sperimentale, sviluppato com’era sulle tonalità dello strumento e della voce, sorprendentemente simili. Stipe introduce quindi il suo contributo come se fosse un dialogo a distanza, la sua è la voce di un secondo personaggio, non necessariamente un amante, non necessariamente un fantasma.

Kristin Hersh (Featuring Michael Stipe) – Your Ghost – Dir. Katherine Dieckmann

In una vecchia intervista di cinque anni dopo rispetto alla pubblicazione di Hips and Makers e concessa a Rolling Stone, la Hersh racconta il suo rapporto controverso con la scrittura, descrivendola come un demone che la minaccia sin dall’eta di 14 anni, una voce interiore difficile da sopprimere. Dopo anni di Lithium, una medicina psicoattiva destinata al controllo dell’aggressività, dell’ipertensione e di stati maniaco depressivi, decide di interrompere la cura: “Ho visto un fantasma – dichiarò a RS – e lo conosco molto bene. È una persona che è morta e che ha cambiato il mio modo di concepire la morte […] Ero così affezionata al fantasma che ho deciso di non riprendere con il Lithium, avevo paura che se ne andasse

Il fantasma di “Your Ghost” è un’immagine dell’assenza, la Hersh descrive il vuoto con un incedere spiraliforme e con liriche che creano una vera e propria sconnessione tra corpi e spazio. Il corridoio, la luce che attraversa la vestaglia, il suono del telefono che risuona in una casa vuota. Quando la Hersh ripete l’inciso più suggestivo e criptico: “I think last night you were driving circles around me” quasi alludendo ad una presenza capace di attivare un rituale, Michael Stipe ne rompe la circolarità sovrapponendo “You were in my dreams“, un rovesciamento nella dimensione del desiderio, prima ancora che in quella onirica. “Your ghost”, in quel punto diventa allora il riflesso capovolto di due persone che guardano alla conclusione della stessa storia d’amore da due diverse prospettive.

Il video di “Your Ghost” viene affidato a Katherine Dieckmann, ex giornalista di RS e di Elle, dedicatasi alla regia per la prima volta nel 1989 con il video di “Stand”, il brano dei R.E.M.  tratto da “Green”, per proseguire con “Counting backwards” del 1991 per Throwing Muses e ancora per i R.E.M. con “Shiny Happy People” e “Joking” per le Indigo Girls, giusto per citarne alcuni.

Per “Your Ghost” la Dieckmann riprende il discorso lasciato con “Counting backwards”, video che ha più di un punto di contatto con questo. Entrambi girati in bianco e nero, prendono ispirazione dal cinema delle origini e da quello sperimentale. All’immaginario desunto dal protocinema per il video dei Muses, si sostituiscono i riferimenti espliciti alla filmografia di Maya Deren per “Your Ghost”. Alcuni oggetti, come la chiave, il telefono, il grammofono, assumono la stessa posizione di quelli presenti in “Meshes of the afternoon”, ma la Dieckmann li contamina con le prospettive espressioniste filtrate dal noir classico, spingendosi in modo più estremo verso il close-up e le sovrimpressioni. Quest’ultime, insieme ad alcuni trasparenti che compaiono dietro la Hersh mentre suona la chitarra, guardano al cinema fine sessanta, a Wharol e ai Velvet.

Persino il tema del doppio, viene rielaborato in un senso quasi Hitchcockiano, sebbene mantenga la stessa astrazione della Deren, con la Hersh che interpreta una diversa identità davanti ad uno specchio. In tutti i casi, il tentativo della Dieckmann sembra quello di creare un’immagine dell’assenza, dove gli oggetti si sostituiscono alla presenza performativa, marginalizzando persino la collocazione della musicista. Il movimento ondivago della Hersh e dello stesso Stipe, una sorta di danza ipnotica e appena accennata che tornerà nel video di “A Loon”, altro brano da Hips and Makers dominato dagli archi, è uno degli aspetti più potenti di tutto il video; la Dieckmann lo segue per tutta la durata della clip con la stessa intenzione circolare, sia in termini aptici, con la camera che si accorda impercettibilmente al movimento dei corpi, sia attraverso il montaggio, cadenzato sul passo della Hersh e sulla ritualità del drumming.

Se da una parte il video della Dieckmann genera le immagini a partire dalle liriche della Hersh, dall’altra introduce un sistema ritmico più sottile basato sulla circolarità della scrittura musicale, cercando alcune similarità nel movimento meccanico del telefono, in quello del grammofono, nel passo della Hersh quando scende le scale, nel corpo della stessa musicista a fianco di Michael Stipe inquadrati di spalle con un movimento ascensionale, nella lampadina che ondeggia, così come nella vestaglia illuminata e smossa dal vento e nel controcampo ideale tra Stipe e la Hersh, l’uno fantasma dell’altra.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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