sabato, Dicembre 3, 2022

Mild High Club – Timeline: la recensione

Ci sembra molto divertente che Alexander Brettin, qui al suo debutto sulla lunga distanza come Mild High Club, si attardi a discettare sul ruolo della società iperreale, quella dei social media, dei dispositivi digitali e dei rapporti mediati dalle architetture virali, con un sound che miscelando le sue passioni principali, il pop e il Jazz, pesca a piene mani dalla melassa lisergica di artisti come Todd Rundgren e altre derive psych del periodo, inclusa un’ossessione per i Beatles più “drogati” e visionari.
Timeline, in effetti, risente moltissimo dell’estetica di cui sopra, ma la utilizza come un archivio digitale da cui attingere per costruire delle caustiche canzoncine basate sulla ripetizione e la struttura ciclica, tipica di certa elettronica di consumo.
Non che non ci sia amore per il songwriting, basta ascoltare tracce come Note to self, o You and me, ma tutto è osservato attraverso una lente distorcente, il cui potenziale disturbante è garantito dalla voce strascicata di Brettin, come se si fosse avvicinato alle session sotto l’effetto di sostanze psicotrope, ma sopratutto da una deriva che sottintende un buon livello di improvvisazione sui brani, tutti destinati a disperdersi in rivoli e percorsi paralleli rispetto al centro “pop” da cui hanno origine.
L’album esce per la Circle Star Records, nuovo marchio (non a caso) della Stones Throw Records e rientra a pieno titolo in quei piccoli esempi di retro-futurismo che giocano a carte con il tempo e nonostante l’intuizione di fondo, spesso perdono intensità e verità per strada.

Mild High Club – windowpane

Ugo Carpi
Ugo Carpi
Ugo Carpi ascolta e scrive per passione. Predilige il rock selvaggio, rumoroso, fatto con il sangue e con il cuore.

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