mercoledì, Ottobre 28, 2020

N°7 seconda uscita per il duo Melampus

Ad un anno da Ode Road di cui abbiamo parlato qui su indie-eye , il duo composto da Francesca Pizzo e Angelo Casarrubia torna a far parlare di sé con N°7. Abbiamo conosciuto i Melampus avvolti nelle nebbie di Avalon delle loro sonorità a metà fra il dark e il new wave, ed è un piacere ritrovare quella stessa atmosfera nella nove tracce di N°7. Il dialogo essenziale fra batteria, tastiere e chitarra, trova la perfetta sintesi nell’algida discrezione della voce di Francesca Pizzo tanto che, minuto dopo minuto, l’album assume i connotati di un concept.

Partendo da Warehouse, prende il via lo scorrere ipnotico dell’album dove il minutaggio spesso e volentieri si contrae fino all’osso lasciando intravedere l’impalcatura essenziale e anoressica delle tracce. Pur non rinunciando a quel machiavellismo melodico che tanto aveva dato in Ode Road, N°7 si rivela un lavoro sintetico, particolarmente asciutto che recide ogni struttura ornamentale in favore dell’essenza. Solo il riscorso frequente agli effetti di amplificazione vocale e l’aggiunta di una cospicua eco contrasta col rigore cluniacense che permea l’album. Si prendano Hungry People o Guardians come migliori esempi di questa resa. Tuttavia è il campionario di sfumature sonore che impreziosiscono l’album in ogni suo aspetto; la wave umorale di The Gun, le volute trasognanti di Hungry people, la declamazione egra di 7 Stones, peraltro punta di diamante dell’intero album dagli spiazzati richiami alla Nico di Desertshore. Amniotico e fluido, N°7 premia la costanza dei Melampus, ripagandoli di una scelta che se non fosse maneggiata con cura rischierebbe di essere ostica.

Se nella tradizione il numero 7 corrisponde alla ricerca introspettiva e all’aspirazione alla saggezza, i Melampus non sono stati male ispirati da questa indicazione. Tutt’altro. N°7 segna una progressione più che positiva nel percorso del duo bolognese.

Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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