Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Lucca Summer Festival, la manifestazione live più importante della Toscana e non solo, presenta un double bill assolutamente da non perdere. Due band da Manchester, due visioni diverse della città ma che dialogano a distanza attraverso uno "spleen" comune. I mitici New Order e gli Elbow di Guy Garvey saranno a Lucca il prossimo 12 luglio grazie a D'Alessandro e Galli. Vi proponiamo un approfondimento, con tutte le setlist probabili e possibili, ricostruite su spotify.  

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New Order ed Elbow al Lucca Summer Festival, dal synth pop degli anni ottanta al pop del nuovo millennio

Siamo ad un mese esatto da una delle date più attese del Lucca Summer Festival, la manifestazione live più importante della Toscana e non solo, per longevità, qualità e varietà della proposta.
Quella del 12 luglio si preannuncia come una serata memorabile, mette infatti insieme due nomi della cultura musicale britannica, gettando un ponte immaginario tra gli anni ottanta del  synth pop più oscuro con l’imperdibile set dei New Oreder e il coinvolgente live di una delle band più creative del nuovo millennio, gli Elbow,  il cui debutto risale ormai al 2001, con lo splendido Asleep in the Back. Due visioni opposte dell’area mancuniana, ma che allo stesso tempo dialogano attraverso uno “spleen” e una malinconia molto simile. Diversi i risultati; più vicini ai relitti della società industriale e post-moderna i primi, legati all’abbraccio e ai sentimenti mutevoli di un crooner i secondi, saliranno sul palco di Piazza Napoleone a Lucca per una serata indimenticabile.

Elbow, ogni loro live è un rituale collettivo

Cominciamo proprio dagli Elbow; chi ha già avuto la fortuna di vederli dal vivo, sa bene quanto il combo mancuniano guidato dal frontman Guy Garvey trasmetta una rara intensità dal vivo, trasformando le tramature sofisticate della propria musica in un vero e proprio rituale collettivo. Garvey dialoga spesso con il pubblico, esonda letteralmente dal palco, coinvolge tutti in un canto condiviso, che ben si innesta nel modo in cui la band ha concepito il pop fino al più recente “Little Fictions“, pubblicato nel 2017.

Influenzati in egual misura da Van Morrison, Peter Gabriel e da tutto il pop britannico più sofisticato tra la fine degli ottanta e tutti i novanta, mantengono una forza viscerale, trovando da sempre una strada originalissima verso il proprio “soul”, tra potenti anthem rock ed episodi più magici e meditativi, veri e propri crescendo che colpiscono l’anima.

Dall’antico borgo di Mancunia a Piazza Napoleone: la musica palpitante degli Elbow

Uomo fuori dal secolo corrente e dalla grande generosità, Guy Garvey dona moltissimo al proprio pubblico, cercando nell’abbraccio una cifra che non è troppo distante dall’ultimo Nick Cave, ammirato nella sua “cerimonia laica”, proprio durante la scorsa edizione del Lucca Summer Festival.
Esattamente come Cave, Garvey è un vero e proprio crooner, lo si capisce quando con gli Elbow interpreta il repertorio più innodico e coinvolgente, “Ho eseguito un concerto senza bere solamente una volta – ha raccontato al pubblico durante uno dei suoi concerti – ed è stato un disastro, perché la mia voce aveva perso colore e calore“. È lo spirito dei concerti degli Elbow, tra sbornia malinconica e un disperato, fortissimo attaccamento alla vita.

I Vent’anni di Carriera degli Elbow, da “Asleep in the back” a “Little Fictions”

Vent’anni di carriera e un numero considerevole di premi e riconoscimenti. Nonostante questo gli Elbow non perdono la loro spontaneità. “Little Fictions” è l’ultimo album della band uscito nel 2017. Fu anticipato dal videoclip di Magnificent (She Says) diretto da Joe Connor. L’album segnava anche l’uscita dalla band dello straordinario Richard Jupp, batterista che ha seguito la band di Garvey sin dall’inizio. Traumi personali e intimi che spingono Garvey a scrivere con l’intensità degli esordi.

“Little fictions” è effettivamente uno degli episodi più ispirati della band di Manchester, contiene tutti gli elementi più tipici della loro musica, tra potenza ed elegia, malinconia e una propensione per il racconto sonoro epico. Tutti sentimenti che sembrano collocarsi agli antipodi, ma che rappresentano la gamma emozionale che è possibile sperimentare durante un concerto degli Elbow. Uno spirito che abbiamo definito altre volte come “insulare”, dove le vicende emotive di Garvey e compagni rimangono sempre e con coerenza al centro di un’avventura sonora che interpreta ancora il senso comunitario della musica. I loro set live sono vivi, palpabili e rivendicano contatto e presenza, una scelta non da poco nell’era delle intelligenze artificiali.

Dall’antico borgo di Mancunia a Piazza Napoleone la distanza sarà annullata.

Elbow al Lucca Summer Festival 2019. 12 Luglio in Piazza Napoleone, la possibile setlist

Una delle date più recenti del tour Europeo degli Elbow, quella dublinese al Royal Hospital Kilmainham, ha proposto ben tredici titoli dalla discografia della band di Guy Harvey. Gli album presi in considerazione sono The Take Off and Landing of Everything del 2014 (“Fly Boy Blue / Lunette”, “My Sad Captains”) The Seldom Seen Kid del 2008 (“The bones of you”, “Mirrorball”, “one day like this”, “Ground of divorce”) il più recente Little Fictions del 2017 (“Magnificent (She Says)”, “Kindling” ) Leaders of the Free World del 2005 (“Station approach”) Build a Rocket Boys! del 2011 (“The Birds”, “Litty kids”)

Elbow al Lucca Summer Festival 2019, la possibile setlist del 12 luglio ricostruita su spotify

New Order al Lucca Summer Festival, il lato “rave” di Manchester

La storia dei New Order è lunga, complessa e ricca di cambiamenti. Quarant’anni di carriera e la riconoscibilità di un sound che caratterizza ancora tutta l’ipertrofica stagione del Synth pop britannico, anche quella recentissima, imitativa e di ritorno. Difficile separare i capitoli più belli in seno alla mancuniana Factory Records,  da una visione della città contemporanea, oscura e apocalittica, che arriverà dritta fino allo sviluppo delle numerose club culture contemporanee. La relazione con l’etichetta fondata nel 1978 da Tony Wilson e Alan Erasmus,  segna i caratteri ora “synth”, poi “rave” e “techno”, in largo anticipo rispetto a quello che produrranno quegli artisti che si faranno interpreti di massa delle suggestioni industrial, due per tutti Alec Empire e Trent Reznor, corpi innestati in una cyber cultura che già i New Order anticipano e solleticano.  Strumenti come  l’Oberheim DMX, il Minimoog, spesso utilizzati in forma descrittiva, per raccontare anche la realtà politica coeva e avvolgere l’ascoltatore in un tappeto ora oppressivo, ora suadente, vengono combinati ad una forte propensione pop che rende ogni brano dei New Orde viscerale, algido e splendidamente ruffiano senza soluzione di continuità. Basta pensare ad uno dei loro più grandi successi, “True Faith” il cui testo sembra raccontare, con inquietante precisione e anticipazione, il sentimento di dislocazione soggettivo rispetto all’iper-sorveglianza “always connected” dei nuovi media

I get this feeling I’m in motion
A sudden sense of liberty
I don’t care ‘cause I’m not there
And I don’t care if I’m here tomorrow

Se la costanza della band nata dalle ceneri dei Joy Division e formatasi nel 1980 grazie a Bernard Sumner, Peter Hook e Stephen Morris, ha mostrato talvolta qualche segno di cedimento, il livello delle loro produzioni è riuscito sempre a sorprendere per coraggio e creatività, fino all’ultimo capitolo datato 2015, che segna il debutto su etichetta Mute. “Music Complete” recupera alcune delle migliori intuizioni dei New Order mid eighties, introducendo una nuova formazione che comprende Tom ChapmanPhil Cunningham. Album ancora capace di graffiare, viene eseguito dal vivo attraverso alcuni episodi e all’interno di un contesto che nei concerti più recenti ha celebrato 40 anni di gloriosa carriera.

New Order al Lucca Summer Festival il prossimo 12 luglio, quale setlist ci aspetta

Difficile immaginare durata e scaletta del concerto dei New Order, sopratutto in un contesto Double Bill, dove potrebbero essere operati alcuni tagli, ma se ci riferiamo ad alcuni dei concerti più recenti della band, tra cui un mitico exploit a Miami durante il gennaio scorso, le scelte di Hook e Sumner si sono orientate per un “personal juke-box” ricchissimo, che scava in 40 anni di carriera, addirittura proponendo alcuni pezzi dei Joy Division tra cui “Atmosphere“, “Decades” e “Love Will Tear Us Apart“.
Con una line-up arricchita dai musicisti integrati in “Music Complete”, si presentano con un set di visuals davvero potenti, marchio di fabbrica per i New Order. e che mette insieme clip d’annata, immagini vintage, patterns grafico-geometrici.

Dal repertorio dei New Order trovano spazio “Ceremony” e “Temptation” tratta dall’album Movement del 1981, “Age of consent” e “Your silent face” da Power, Corruption & Lies del 1983, alcune tracce da Music Complete tra cui “Restless“, “Academic“, “Tutti Frutti“, “Plastic” e “Singularity” che introduce quasi sempre i loro nuovi live. “Crystal” è tratta dall’album del 2001 intitolato Get Ready, mentre “Subculture” è uno splendido recupero da Low-life del 1985. “Bizarre love triangle” e “The perfect kiss” sono tratte dal successivo Brotherhood del 1986 e “Vanishing point” è una chicca dall’album del 1989 intitolato Technique. Non manca ovviamente “True Faith“, singolo di grande successo pubblicato nel 1987, capace di smuovere le masse all’unisono, né si può rinunciare a “Blue Monday”  tratto dal già citato Power, corruption & Lies.

New Order al Lucca Summer Festival, una probabile setlist ricostruita su spotify

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.