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Nic Cester sarà a Lucca il prossimo 18 aprile presso il Teatro del Giglio per una data speciale promossa dalla D'Alessandro e Galli. Per rendere meno febbrile l'attesa, lo abbiamo intervistato per conoscere da vicino la speciale alchimia che lo lega all'Italia.  

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«È la fine di un ciclo e mi sento bene»

Nic Cester e la Milano Elettrica tornano a Lucca il 18 Aprile, la stessa città che ebbe il privilegio di ospitarli nel 2017 sul palco del Lucca Summer Festival.

Aprivano il concerto dei Kasabian ed elettrizzarono la folla con pezzi inediti, suonando Sugar Rush che qualche mese dopo avrebbe dato il nome all’album.

«Quando siamo venuti la prima volta era l’inizio di un nuovo progetto. Nuova band, nuovi amici ora torniamo lì dopo due anni e siamo amici veri, una famiglia direi, abbiamo più confidenza con i brani, con noi stessi e anche con il pubblico. C’è una bellissima atmosfera. Mi sento molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto insieme».

Per farmi capire in quale fase si trovi parla di full stop, punto a capo, si chiude un periodo per iniziarne un altro e infatti è così, Nic Cester vuole pensare a un nuovo disco. Avendo registrato in studio con i Calibro 35, gli ho chiesto se le colonne sonore dei film polizieschi italiani degli anni ’70 lo avessero influenzato, se quel tipo di cinema fosse stato d’ispirazione o gli fosse piaciuto, ma mi accorgo quasi subito che la domanda è sbagliata. Nic Cester non lo fa pesare

«Mi sono fatto influenzare da moltissime cose, musica, film e il fatto che stessi abitando in Italia da tre anni e che nei precedenti dieci venissi spesso, hanno sicuramente influenzato me e il disco»

Ma dopo qualche secondo, risoluto come se avesse ripensato alla domanda, dice semplicemente «non lo so, faccio ciò che mi piace».

Nic Cester – Who You Think You Are remix – Video prodotto da OLO Creative Farm

Il video di Who You Think You Are è stato girato a fine agosto durante il concerto tenutosi al Castello Sforzesco di Milano, e vede sul palco insieme a Nic la Milano Elettrica, super band italiana che lo accompagna. La versione dell’album di Who You Think You Are era già qualcosa di diverso dalle altre canzoni di Nic Cester:”Volevo avere una canzone musicalmente più lontana da Jet possibile – ed è qui che sono arrivato” dice Nic “Un misto di dance con un po ‘di disco / RNB, anche se il coro è piuttosto lussureggiante. Stilisticamente è un mix degli anni ’60, ’70 e ’80 in termini di strumentazione e tecnologie”

Mi spiega che i brani erano già chiusi quando ha iniziato a registrare, ma che sicuramente i Calibro 35 hanno portato il loro sound e quello che sono, «è la forza di una band» precisa. «Io e Tommaso Colliva (il produttore) siamo amici da anni e lui è estremamente competente, anche come ingegnere del suono, sa meglio di chiunque come ricalibrare i Calibro» conclude. Così decido di percorrere un’altra via, cercando di correggere il tiro, e torno indietro nel tempo a quando Nic Cester e la Milano Elettrica si sono esibiti sul palco del teatro più piccolo del mondo a Vetriano con un ospite d’eccezione, Brunori Sas. Cantarono insieme Monna Lisa di Ivan Graziani. A questo punto Nic confessa: «non sapevo chi fosse Ivan Graziani prima dell’incontro con Brunori, l’idea è stata sua, mentre lui invece lo vidi in concerto quando ancora vivevo a Berlino. Molti anni fa, un mio amico italiano mi invitò a vedere il suo concerto, sono andato e ho sentito Dario per la prima volta. Sono diventato un fan immediatamente e quando sono venuto a vivere in Italia la prima persona che ho contattato e con cui volevo lavorare era proprio lui. Siamo diventati amici subito. Sto parlando di cinque anni fa, prima che diventasse così famoso, aveva un furgone di merda che non funzionava mai».

Gli confido che l’ha conosciuto prima di me (N.d.r. noi ancora prima, leggi l’intervista a Brunori SAS del 2010) e gli chiedo cosa pensi della musica italiana. «Certo che ascolto la musica italiana, assolutamente, ma mi piace tutta la musica, sono ossessionato dalla musica in generale» per poi sottolineare «posso dire che pur essendo australiano le mie origini sono europee, sono metà scozzese e metà italiano e mio papà ascoltava spesso Lucio Battisti ma non solo, quindi credo ci sia sempre stata nella mia vita».

Dopo essersi trasferito sul lago di Como con la sua famiglia ha sentito il bisogno di integrarsi, di assorbire e conoscere la cultura del paese che lo ospita e anche contribuire come ha fatto lavorando alla colonna sonora del film uscito al Festival di Venezia lo scorso anno, La Profezia dell’Armadillo. Gli domando com’è stato scrivere un brano per un film e se si è trovato in qualche modo a disagio a fare qualcosa a cui non era abituato, ma ogni volta che tiro in ballo le colonne sonore sbaglio qualcosa però fortunatamente Nic Cester soprassiede. «Ho già avuto un po’ di esperienza in questo campo. Qualche anno fa avevo scritto Hold On che faceva parte della colonna sonora di Spiderman 2 di Sam Raimi», poi ridendo mi racconta «ho un cugino che si occupa di musica per film, ho lavorato con lui per qualche anno. È una persona seria, si occupa di soundtrack ad alti livelli, ad esempio per le serie tv di Hbo. Per me non era una richiesta strana, proveniente da un mondo estraneo o scomodo, e devo dire che è stato un divertimento perché il film mi è piaciuto molto».

Nic Cester – I Know The Monster – canzone inedita contenuta nella colonna sonora de “La profezia dell’armadillo”

Nic Cester incide “I Know the Monster” dopo un’estate passata sui palchi tra i Jet e il suo progetto solista con la Milano Elettrica. Il brano è stato scritto apposta per “La profezia dell’armadillo” l’adattamento cinematografico della graphic novel di Zerocalcare diretto da Emanuele Scaringi e prodotto da Fandango. Uscito nelle sale lo scorso settembre è stato seguito a ruota dalla colonna sonora del film, pubblicata in digitale dalla storica CAM Records, adesso parte del gruppo Sugar. “I Know the monster” è scritta da Cester insieme a Giorgio Giampà e il video racconta le fasi del loro lavoro in studio.

«Giorgio Giampà, con cui ho collaborato e che ha scritto quasi tutta la musica per il film, è venuto da me già con un’idea e così abbiamo lavorato insieme su quella». Al fine, forse di concedermi un po’ di felicità, dice «Io adoro Piero Umiliani (che ha composto 150 colonne sonore tra cui quella dei Soliti ignoti) che ha creato musiche per molti film italiani, ecco, lui lo avevo in mente quando scrivevo». Pensavo già a un’altra domanda, quando è venuto fuori il nome di Zerocalcare

«Dopo aver visto il film, sottotitolato perché sennò non avrei capito niente, ho letto un paio di fumetti e li ho trovati molto interessanti, mi ha sorpreso che i fumetti italiani siano così, c’è una maggiore profondità, almeno in quelli che ho letto di Zerocalcare, c’è un messaggio politico forte».

A questo punto abbiamo chiuso il cerchio e siamo tornati all’inizio, a quella domanda che mi aveva bruciato dicendomi di essere pronto per una nuova fase.

«È il momento, ho una gran voglia di scrivere, dopo due anni di tour concentrandomi solo su Sugar Rush, ho bisogno di fare qualcosa di diverso, di cambiare aria. Ho iniziato a scrivere nuovi brani per i Jet. Quest’anno sono tornato in Australia un paio di volte, ognuna delle quali ho rivisto i ragazzi della band, i due che vivono ancora lì e mio fratello. Ci sono stati anche un paio di concerti (dei Jet), siamo uniti da una lunga amicizia che ha continuato a crescere e ci siamo ritrovati, ci siamo sentiti nuovamente come quando eravamo più giovani, teenager. E ora che ho vissuto diversi anni da solista l’idea di tornare a suonare con i miei vecchi amici inizia a farsi interessante. Sono curioso di capire cosa potremmo riuscire a fare insieme dopo tutti questi anni di distanza».

Solo in quel momento ho realizzato davvero di parlare con il frontman dei Jet e il cantante di Are you Gonna Be My Girl, la canzone che mi faceva impazzire al liceo. Abbiamo concordato su molte cose, tranne che su i polizieschi, ma di certo su come si cambia, su come la curiosità che ci consuma ci fa cambiare pelle e ci obbliga a prendere sempre strade diverse. Come dice lui «la musica è spesso il vento del cambiamento» e almeno da parte mia non vedo l’ora di capire dove ci condurrà la voce di Nic Cester.

 

Francesca Fazioli

Francesca Fazioli

Laureata nelle discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. Dopo una tesi sul teatro, sul cinema mai discussa e sull'ascolto per la conclusione del Master ho capito che la curiosità è diventata confusione. Adoro i concerti, la Signora del Venerdì e i libri di Jonathan Franzen.