Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Paolo Saporiti è molto soddisfatto del suo nuovo lavoro con i Todo Modo, il progetto che condivide insieme a Xabier Iriondo e Giorgio Prette. Crudo, asprissimo e spigoloso, "Prega per me" evidenzia il suo stato d'animo, capace di raccontare cose scomode e anche brutte. Un desiderio: superare e andare oltre il "fantasma" degli Afterhours. L'intervista 

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Tornano più ispidi e taglienti che mai i Todo Modo, affrontando temi scomodi. Paolo Saporiti, Xabier Iriondo e Giorgio Prette hanno appena pubblicato “Prega Per me“, uscito a fine marzo per Goodfellas Records ad un anno di distanza dall’esordio, riguardo al quale avevamo parlato con Paolo Saporiti. Anticipato dal brano Prendi a Calci i tuoi dolori,  l’album parla di immigrazione e di altri temi che ci attraversano dolorosamente, con quello sguardo acutizzato sull’individuo: “È una preghiera laica, un grido” hanno avuto modo di raccontare i Todo Modo, elevato attraverso i confini di un’esperienza musicale che come ci ha detto Saporiti in questa nuova conversazione, va oltre il fantasma degli Afterhours, per definire la creatività di una delle formazioni più interessanti e innovative del nostro paese.

(la foto dell’articolo è di Anna Paola Martin

Nel 2015 avete pubblicato l’omonimo album Todo Modo, cosa è cambiato con Prega per me?

Per prima cosa è cambiata l’intenzione di base; il primo disco era un progetto legato all’urgenza, con tutti i pregi e difetti che scrivere in stato d’urgenza porta: grande vantaggio emotivo ma poca coerenza. Il passaggio fondamentale in “Prega per me” è la consapevolezza nata dall’aver suonato insieme per anno. La frequentazione reciproca ci ha consentito di maturare una maggiore intesa.

E a livello di scrittura?

Ovviamente nel lasso di tempo c’è l’uomo che cresce e che procede con i suoi passaggi mentali e i suoi ragionamenti. Questo entra nella scrittura e per quanto mi riguarda è stato fondamentale cogliere i mutamenti che sono avvenuti attorno a me. E non parlo solo di vita privata ma anche di situazioni più globali. Penso agli attentati, agli sconvolgimenti mondiali. Da una riflessione sull’immigrazione, ad esempio, è nata la canzone Clandestino.

Ascoltando il disco sembra che i suoni siano più definiti rispetto al primo album…

Dal punto di vista sonoro abbiamo precisato le nostre caratteristiche puntando molto sulla pedaliera dei bassi, sull’ossature legata al mondo canzone rinforzata dalla mia chitarra acustica, sui modi lavorare con pattern di batteria da cui originano le improvvisazioni di chitarra. A differenza da Todo Modo, non ci sono brani nati dalla jam del gruppo, ognuno ha creato un suo spartito in modo autonomo. Diciamo che abbiamo trovato una sinergia come gruppo mantenendo l’individualità nella composizione.

Todo Modo, clandestino – il video ufficiale realizzato con una 5d Markll e con la regia di Marco Brindasso.

Una cosa bella e una cosa brutta di questi primi anni passati insieme

Più che una cosa brutta ti riporto un desiderio reale e concreto. Sarebbe bello se questo gruppo potesse vivere più libero dal fantasma e dalla reale presenza degli Afterhours ne guadagnerebbero tutti per questione di tempi, intenzione e partecipazione. I vantaggi sono sicuramente il linguaggio condiviso di Giorgio e Xabier, io ci ho messo di più ad entrare in relazione con questa cosa. Sarebbe bello andare oltre gli Afterhours.

Siete alle prime fasi del nuovo tour, come stanno andando le cose?

Queste prime date stanno andando bene, le mie sensazioni sono positive. La nuova modalità di scrivere e di comporre mi permette di spingere di più anche durante i live. Prima le composizioni erano meno aggressive e invece al mondo Todo Modo serve qualcosa con più mordente. In alcuni momenti riconosco degli scollamenti dal primo disco e questo mi rende felice perché è la prova concreta di un’evoluzione.

A livello di ascolti e contaminazioni esterne c’è qualcosa che ha influenzato il tuo modo di scrivere?

Per quanto riguarda gli ascolti ho cercato di spostare la scrittura verso il mondo hip hop. Per me è stato uno sforzo immane ascoltare il genere cantato in italiano e in inglese. Ascoltare un tipo di musica che non fa parte del mio vissuto, come ad esempio i Death Grips (N.d.r. Leggi anche “Senza tetto né legge: la bruciante parabola dei Death Grips“, lo scandaloso approfondimento di Federico Fragasso)  ha funzionato, mi ha costretto ad uscire dai miei schemi. Questi ascolti sono serviti come ispirazione, seppur alla lontana. Attualmente ascolto musica classica in questo momento e leggo molto, soprattutto saggi e credo che questo si riveda nella scrittura. Cerco di non avere freni e di parlare di tutto, anche di cose scomode o brutte. Non apprezzo il modo di stare disimpegnato rispetto alla propria esistenza.

Avete in cantiere qualche collaborazione?

Per ora non ci abbiamo pensato, Todo Modo è un progetto nuovo che ha bisogno di conoscersi prima di allargarsi a terzi. Un trio è un formato che ha delle falle, non può coprire tutte le frequenze e le possibilità. Però si fa! E lo stimolo è proprio quello.

C’è un pezzo a cui sei particolarmente affezionato del nuovo album?

Mi piace molto per La ballata di Rouen è un brano completamente fuori dai nostri schemi, la scrittura stessa ha in parte a che fare col teatro. Stessa cosa vale per Passaggio a livello, un’improvvisazione rubata da Xabier a delle donne russe passando da una chiesa. Anche Clandestino, brano scritto chitarra e voce, vestito come è stato vestito assume una realtà e un sentire completamente diversi. E questo non capita con tutti i brani e con tutti gli arrangiamenti. Insomma, è un disco che mi piace parecchio, è un lavoro che mi soddisfa.

Prosegue il tour dei Todo Modo, ecco le prossime date:

  • 12 maggio Eremo Club di Molfetta (Bari)
  • 13 maggio Vinyl Live Music Club di Lamezia Terme (Cz)
  • 18 maggio Le Mura di Roma

 

 

Giulia Bertuzzi

Giulia Bertuzzi

Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.