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Meno Guccini più Rettore! come a dire: meno cantautorato isolazionista e ripiegato su se stesso e più creativa follia. Di un talento come quello di Rettore ci sarebbe ancora bisogno. Riscopriamola attraverso questo lungo approfondimento, da Brivido Divino a Lamette 

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Rettore è un’icona, è una ribelle, è una “pazza”, come lei spesso si definisce e si è definita. In una recente intervista rilasciata in occasione del suo concerto ad Effetto Venezia, Livorno del 27 luglio 2017 ha dichiarato: “Il mio tour si chiama On Rage. Nella rabbia c’è anche la passione, c’è rivoluzione. Senza rabbia non c’è passione, non c’è cambiamento. Se non c’è l’amore non c’è niente. Se in questo difficile momento non crediamo di andare avanti non ce la faremo mai. Io ci credo e sono una pazza e i pazzi dicono la verità”.

Se pazzo è sinonimo di chi vuol rompere le regole Rettore sicuramente pazza lo è, e il suo linguaggio non sembra essere cambiato dalle interviste che rilasciava tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80. Rettore continua a sognare e a far sognare chi l’ha vissuta nel pieno del suo successo, continua ad essere provocatoria come lo era un tempo, e adesso ancora di più con i suoi 62 anni, fisico asciutto e atletico e i soliti abiti succinti.

Rettore è invecchiata? Ad un occhio non avvezzo potrebbe sembrare eccessiva e quasi trash, ma la sua immagine è ancora provocatoria, legata ad un approccio visionario, nostalgico, semplice e degno di una sognatrice; il sogno è quello dei patinati anni 80 che l’hanno generata.

Rettore si sente ancora rock, non le importa se gli anni sono passati ed è diventata definitivamente quel personaggio che per decenni ha interpretato con le sue canzoni. Osa ancora, mantenendo un livello altissimo di credibilità. 

Rettore è stata per la generazione post 68 un’artista di rottura, alla stregua di quello che negli anni 80 è stata Madonna sul piano internazionale. Ironica, sensuale, sopra le righe, ha portato nella musica italiana innovazioni stilistiche ed estetiche, è riuscita a provocare con brani al limite dell’osceno ma con un’eleganza che la salvava sempre dal kitsch.

Rettore è stata la protagonista della televisione a colori, mezzo che ha saputo sfruttare al massimo giocando con schegge di estetica punk, costumi desunti dalla cultura teatrale e il dancefloor della disco music.

È diventata un punto di riferimento per tutta quella scena trasgressiva dei tardi anni 70 costituita da giovani che cercavano affannosamente qualcosa di nuovo da vivere e ascoltare, una legittimazione del proprio se, senza alcuna vergogna, lontani dalle lotte politiche del decennio precedente e più curiosi di sondare l’interiorità e la sfera dei sentimenti privati, in un momento dove la liberazione dai tabù sessuali aveva creato una specie di seconda summer of love che arrivava dall’estero ma che voleva trovare i suoi punti di riferimento nel contesto artistico italiano.

Rettore dal 1975 al 1978 (Rettore official youtube channel)

La prima Rettore era molto lontana da come l’avremmo conosciuta: cresciuta artisticamente nell’entourage di Lucio Dalla si presentava come una cantautrice molto seria, vestita o in nero o bianco con abiti che nascondevano il fisico, cantava pezzi impegnati politicamente e socialmente dallo stile folk-rock, come Carmela, brano con cui salì sul palco dell’Ariston nel 1977. “Ero grassa e sguaiata, sembravo un’orfanella a quei tempi” diceva spesso nelle interviste. Rettore così non funzionava, non piaceva e passava inosservata.

Nel 1978 l’artista passò dalla Produttori Associati alla Ariston e in questo anno cambiò anche la sua immagine e la sua musica: nel programma televisivo Secondo Me di Antenna Tre (rete televisiva lombarda dove divenne ospite fissa) si esibì in una nuova veste, dimagrita, più credibile e in linea con lo spirito ribelle di quella ragazzina che a 13 anni scappava dal collegio per seguire il beat e andare a vedere i concerti degli Stones.

Rettore ad Antennatre (1979)

Da seria cantautrice diventò una provocatrice con abiti sgargianti, succinti e glitter, caschetto biondo cotonato (come una specie di caricatura rock della Carrà) e stivali di vernice rossa, tutti elementi che ammiccavano alla scena disco più disinibita.

Ma Rettore era luce ed ombra, c’era un lato scuro nella sua produzione che con il tempo l’avrebbe resa assolutamente unica nel suo genere. “Eroe” è il singolo che mostra questo cambiamento: è rock, è punk, è ancora anni 70, ha qualcosa della psichedelia dei Pink Floyd, ma il testo è caustico e allo stesso tempo intimista, con una scrittura fresca, ironica che invita a riflettere sui propri limiti e sulle proprie sconfitte.

Sicuramente un brano innovativo rispetto al passato, parla direttamente a quella generazione di giovani stanchi delle proposte cantautorali, proprio quella che scriverà sulle porte dei bagni “meno Guccini più Rettore”.

Brivido Divino, il terzo album dell’artista, uscito nel 1979, trasforma Donatella in Miss Rettore con le sue luci strobo e i suoi lati oscuri, storie parafiliache, racconti amorosi disfunzionali. Rettore, insieme al suo compagno Claudio Rego, che si occupava degli arrangiamenti, portò nella scena musicale italiana un nuovo modo di vestire e provocare al femminile e nuovi suoni tra punk, disco e prog-rock; più ambizioso rispetto allo stile popolare della Carrà, diverso da quello più teatrale di Renato Zero, ma anche dall’androginia gelida di Patty Pravo. Seduzione, malizia e schizofrenia sono gli ingredienti principali, qualità spesso innescate da testi al limite del nonsense, con una scrittura musicale di altissima qualità.

I testi di Rettore furono spesso criticati come superficiali ed eccessivi perché mettevano in luce tematiche tabù con una declinazione sfacciata e dissacrante. Il suo modo di raccontare il divismo era del tutto innovativo, descritto come un’ossessione protesa verso il perfezionamento e come una maschera di protezione (Brivido). La prospettiva di analisi dei sentimenti più naturali muta radicalmente, trasformando gradualmente l’amore in una specie di rituale voodoo con la descrizione accennata dei ruoli bdsm, master, slave e situazioni autodistruttive (come si evince da Salvami e L’Aquila nera), sicuramente influenzate dall’estetica di Siouxsie and the Banshees e da tutta quella scena post-punk inglese dei tardi anni 70 che confluì nel New Romantic. Brivido Divino ancora conteneva brani che rimandavano musicalmente alla prima Rettore come per esempio “Il mimo” (che descrive la condizione di sofferenza saturnina in cui versano gli artisti), ma ormai il cambiamento era avvenuto.

Fu infatti il funk-disco di Splendido Splendente, altro singolo estratto dallo stesso album, che lanciò l’artista nelle classifiche pop. Testo forte, contro la chirurgia estetica che con toni ironici e dissacranti criticava la bellezza omologata con un linguaggio personalissimo, ai limiti dell’immaginazione horror, patinato ma dal gusto sarcastico e che caratterizzerà tutta la produzione successiva dell’artista. Rettore era diventata una muta-forma, come i serpenti cambiava la sua pelle (“la mia pelle è trasparente come un uovo di serpente”) ed era l’unica ragazza veramente rock, spettacolarizzata, ma con canzoni dal contenuto forte, diretto e critico. Anche più rock e sexy di quella Loredana Bertè che nel 1979 cantava Dedicato sculettando in una tutina aderente blu e imbracciando una chitarra acustica. Rettore era rock e New Romantic insieme, contenuto ed estetica fusi perfettamente.

Rettore – Diva – live alla Televisione Svizzera Italiana (1981)

Se si guardano con attenzione le trasmissioni televisive a cui partecipò in quegli anni, come “Strano ma vero” con Ric e Gian, “Domenica In”, “Chewingum” di Cecchetto, l’artista sfruttò al meglio le esibizioni televisive come trampolino di lancio del suo personaggio, e dal 1979 iniziò ad essere accompagnata da un corpo di ballo, cambiando look continuamente e ammiccando anche all’immaginario drag del momento.

Rettore a “Strano ma vero” (1982)

Si era creata un’immagine che sembrava quasi non avere una sessualità definita dimostrando di aver interpretato personalmente non solo la lezione di Bowie, Japan e Amanda Lear, ma anche un sentimento importante e collettivo che desiderava dissolvere tutti i precedenti confini identitari.

Rettore riuscì a farsi riconoscere anche per l’originalità con cui presentava l’aspetto dei suoi dischi. Brivido Divino infatti uscì dagli schemi del packaging tradizionale destinato agli LP: la prima edizione era costituita da un vinile rosso con una copertina apribile sagomata sulla forma di un triangolo che lasciava intravedere il disco. I colori della copertina erano sgargianti, dal viola al giallo e il lettering ricordava le scritte al neon dei night club. Rettore compariva vestita di bianco, il colore dei camici medici, il colore della perfezione che nel suo contesto criticava la bellezza posticcia delle star, sempre alla ricerca dell’ennesimo ritocco che le rende tutte uguali, uomini e donne, come alieni senza sesso.

Con Magnifico Delirio del 1980, altro disco dal titolo esuberante come il successivo Estasi Clamorosa, Rettore diventò sostanzialmente l’immagine del sesso e della sensualità graffiante, un vero e proprio idolo della cultura camp, capace di definirsi attraverso un sarcasmo omosessuale di rara indolenza. La copertina ritrae la cantautrice in primo piano catturata durante un ruggito con dentatura da serpente; sopra l’LP era allegata una copertina staccabile a forma di grata o se si vuole di gabbia disponibile in diversi colori (giallo, rosso e verde), come a simboleggiare lo spirito di una pericolosa leonessa in gabbia, o meglio “una leonessa in cattività” come diceva nell’omonimo pezzo. Donna ribelle contro le omologazioni della società, completamente fuori dai ruoli precostituiti da lei rifiutati attraverso queste metamorfosi animali; come a dire che solo lottando e tirando fuori canini di serpente, unghie di leonessa e ali di pipistrello, si poteva dare il meglio di se, come gli animali selvatici fuori dalle gabbie.  

 

Con questo disco iniziarono a fioccare le critiche per l’eccessiva oscenità dei testi; brani come Kobra, Benvenuto e Gaio vennero censurati e provvisoriamente modificati. Si parlava di dipendenza sessuale, descritta nei minimi particolari in Benvenuto (allusione all’orgasmo maschile “Benvenuto negli occhi e nelle mani , fra le vesti, in gola e nel palato, sulla pancia, nel sangue”); androginia e omosessualità in Gaio, l’esibizione dell’indole più camp di Rettore; di passioni amorose folli e fragilità psicologiche depressive in Delirio; di cleptomania in Le mani, una vera e propria apologia morbosa della malattia psichiatrica. Rettore era sicuramente uno spirito tormentato, tra buio e luce, una personalità sdoppiata tra il suo io e il suo personaggio, come spiega bene Donatella, brano contenuto in Estasi Clamorosa che già anticipa con dark humor la tematica del suicidio in seguito trattata trattata con Kamikaze Rock ‘n’ Roll suicide (1982): “Donatella c’è stata, ma non chiederlo a me, s’è strippata, suonata, s’è impiccata sul bidet”. Ed è proprio questo ultimo album che rende Rettore ancora più forte. Dedicato al suicidio e all’omosessualità femminile (Garage), incentrato quasi interamente sull’immaginario giapponese che stava dilagando (Rettore fu una delle prime però a farne un oggetto mainstream), il disco riusciva a rendere pop e frivolo, scanzonato e grottesco un tema delicatissimo e dalle tinte scure.

La cantante veste ora i panni di un guerriero samurai dedito all’onore che combatte una guerra contro se stessa e contro i suoi detrattori, contro il mondo dello show business che è come un campo di battaglia dove sopravvivono i più forti. Ma dopo tutto se si arriva all’esaurimento, dice Rettore, è sempre bene prendere una lametta e tagliarsi le vene, e compiacersi in un modo grottesco e horror della poltiglia di sangue provocata da un gesto autolesionistico. Per non piangere Rettore reagisce sempre con il dark humor, combatte sempre contro il bigottismo così da risultare sempre avanti per il suo tempo e per la cultura popolare. Spesso incompresa, veniva definita banalmente trash. Eppure Rettore ha saputo osare e ha saputo parlare a chi aveva bisogno di riconoscersi in lei per amarsi e accettarsi.
Anche oggi verrebbe da dire “meno Guccini e più Rettore!

 

Virginia Villo Monteverdi

Virginia Villo Monteverdi

Laureata in Storia dell’Arte medievale e seriamente dipendente dalla musica Virginia è una pisana mezzosangue nata nel 1990. Iniziata dal padre ai classici rock ha dedicato la sua adolescenza a conoscere la storia della musica. Suona e canta in un gruppo, ama fare video, foto e ricerche artistiche e ogni tanto cura delle mostre d’arte contemporanea.