Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

"Cosa resta, cosa permane nel ricordo degli amori di tutta una vita quando essa va a concludere il proprio cammino vivente?" Guido Celli chiude la trilogia "Broken Branches/ Our love disasters" con il video di "The Deepest Sea" realizzato per la musica di Livio Lombardo aka Saint Huck. Nel video, il "qui e ora" dei dispositivi mobili diventa qui e ieri, qui per sempre, qui e mai più. Presentiamo il video e un approfondimento in anteprima lancio su Indie-eye Videoclip 

Di

“The Deepest Sea” racconta un’altra declinazione dell’abbandono.

Un abbandono agito, questa volta, al fine di tagliare via i rami secchi, quei “broken branches” che danno il titolo all’album. “Finally I can see the wall falls down”: mura che cadono a simboleggiare lo sgretolarsi di qualcosa di stabile, di legami apparentemente solidi. E l’Io che lascia andare le cose, gli amori passati, senza fermarli, ma osservando dalla finestra la scia dei loro passi. Mentre il sole si tinge di malinconia ed erotismo (Livio Lombardo aka Saint Huck)

The Deepest Sea
from broken branches, released November 20, 2015 via Viceversa Records
Livio Lombardo: Vocals, Electric Guitars, Acoustic Guitar
Carlo H. Natoli: Bass Guitar, Synth
Sebastiano Cataudo: Drums
Vincent Migliorisi: Mandola

Dopo Hidden Words e Reef, la trilogia che Guido Celli ha diretto per Saint Huck, presentata in anteprima su indie-eye, si chiude con il bel video di “The Deepest Sea”. La cornice espressiva ha un titolo, “Broken Branches/ Our love disasters” ed è un percorso sulle tracce dell’Amore, che parte dalla musica di Livio Lombardo, ma che in qualche modo la utilizza liberamente per creare un oggetto autonomo che supera la dimensione circoscritta del videoclip come veicolo di promozione.

Quanto spazio ogni sprazzo, quanta simmetria e quanta dismisura fra gli sprazzi d’amore in visione? (Guido Celli)

Della rottura di questi argini, parliamo dal 2007, ovvero da quando la testata ha cominciato ad accogliere sistematicamente la presenza di videoclip, ma dalla prospettiva di chi li realizza, li crea, li inventa. Il lavoro di Guido Celli rientra perfettamente tra quelle forme che sono confluite negli ultimi anni nello spazio del videoclip, nato già come sistema ibrido: Videoarte,  performing arts, mondo visual e un richiamo frequente all’immaginario cinematografico, soprattutto quello della tradizione sperimentale.  Mondi notturni, paesaggi nascosti, tutto ciò che l’occhio non vede, attiva altre fenomenologie nel cinema “ridotto” di Guido Celli, tanto che l’uso del fedele Huawei P8 Lite e tutta la tecnologia smart di consumo comune, si avvicina alla prossimità dei mezzi documentali rispetto al soggetto, come accadeva per l’8mm nel cinema sperimentale statunitense. In “The Deepest Sea” la memoria diventa connaturata alle imperfezioni del mezzo, alle dipendenze non lineari delle sinapsi, ad un “qui e ora” dei dispositivi mobili che al contrario diventa qui e ieri, qui per sempre, qui e mai più.

Mi piace pensare a questo video come alla risposta di una domanda di questo genere – Ci ha detto Celli – cosa resta, cosa permane nel ricordo degli amori di tutta una vita quando essa va a concludere il proprio cammino vivente? In pochi minuti, negli occhi del cervello un rutilare, un affollamento di sprazzi di materia visiva con la forma dei volti, degli specifici e dei gesti di una buona parte degli amori vissuti in dare e avere nel corso di sé. E allora ho pensato: quanto spazio ogni sprazzo, quanta simmetria e quanta dismisura fra gli sprazzi d’amore in visione? Mi sono risposto che ogni amore lascia il suo scavo nella memoria dell’innamorato, ogni volta differente. Mi pare ovvio, credo lo sia, in effetti: ovvio e semplice. Visivamente l’ho risolta così: un affaccio frenetico di volti e ricordi all’interno del resoconto emotivo, volutamente impari e dispari: amori che si prendono spazi più grandi e amori che se ne prendono di brevissimi, amori che tornano spesso o una sola altra volta, amori in battere e amori in levare, amori a a morsa e amori a strappo, amori a tenere e amori a lasciare e così via”

Il video è interpretato da Anna Bellia. Le altre attrici principali sono Miriam Raciti (protagonista di Hidden Words, il primo capitolo della trilogia), Charlene Celli, Irene Mannelli, Charlene Giurato, Alessandra Rigano, Azzurra Sottosanti, Maria Bianca Giurato, Nina Vaananen, Teresa Vaniglia e Laura Fava. L’inquadratura iniziale vede l’unico personaggio maschile, impersonato da Arash Irandoust. Lo vediamo mentre “immerge le mani in un lago – ci ha detto Celli – come a rompere la pelle d’acqua del proprio animo in modo da aprirlo all’onda dei ricordi, all’increspatura della propria ultima memoria, dando, secondo la mia visione, l’idea che tutto ciò che viene in seguito è il frutto del suo emotivo

The Deepest Sea – Il testo

Finally I can see the wall fall down
Disintegrate quickly and crashing to the ground

Sun turns blue
While the little whales drown
I look out the window
The wake of your walk

 

Guido Celli Notizie Biografiche

Guido Celli è un poeta e nasce a Roma nel 1979, da padre romano e madre americana.
Nella vita precedente a quella di ora è stato: pugile, buttafuori, pulitore, facchino, manovale e magazziniere. Ora, per campare, prova a fare l’artista.
Lascia alle sue spalle tre oramai antichi ricoveri psichiatrici e molti momenti difficili. Ma ce l’ha fatta, è sopravvissuto ed è qui.
Ha avuto l’onore e il privilegio di collaborare artisticamente in varie forme e ruoli con Flavio, Giurato Joe Lally (Fugazi), Arash Irandoust, Sara D’Uva, Pi Greco, Fumisterie, Isola Gay Posse, Emanuele Caputo Curandero, Daniele Aristarco, Giulia Tripoti, Luca Guidi, Saint Huck, Cian Donnelly, Emanuele Poki, Alessandro Stefanelli, Umberto Petrocelli, Lapingra, Elisa Abela, Alessandro Grasso, Vincenzo Drago, Marco Bartolomucci.
Ha scritto 28 poemi, pubblicato poco. La rivista di Milano “L’almanacco de La Terra Trema” lo ha preso a ben volere e in ogni suo numero ospita le sue poesie più recenti.
Ha prodotto artisticamente gli ultimi due dischi di Flavio Giurato.
E’ la voce e la poesia del gruppo electro-noise spokenword Cor:unedo.
E’ regista di videoclip.

Guido Celli – Bibliografia

2019: il poemetto “Desiderio.Excerpta” (Sartoria Editoriale, Catania)
2019: il poema “Era solo un ragazzo” (Sensibili alle foglie, Roma)
2009: la prosa poetica “pragerleben” con Daniele Aristarco (EditoriViktor, Anguillara)
2008: il poema “Tutte le cose con frutta” (Edizioni Nuova Cultura, Roma)
2004: il racconto “Un raggranellarsi al sole non più d’un quarto d’ora, superata la mezza” nel libro antologico “Il tuffatore” (No Reply, Milano)

Guido Celli Videografia

(Videoclip)

2019: “The deepest sea” di Saint Huck
2018: “Somewhere” dei Silent Carnival
2018: “Soundcheck” di Flavio Giurato
2018: “Reef” di Saint Huck
2018: “Hidden words” di Saint Huck
2018: “Italia Italia” di Flavio Giurato
2017: “L’ipocrisia” di Flavio Giurato

Guido Celli Discografia

+++come Guido Celli
2018: “Il volo che il cielo compie in cielo” (Entry Edizioni Musicali)
+++come Cor:unedo
2018: “Panormus Ex Machina” (Entry Edizioni Musicali)
2018: “FALSASCIENZA” (Entry Edizioni Musicali)
2018: “Amore Tritolo Vita!” (Entry Edizioni Musicali)
2018: “AGOSTODANESE/AGOSTOFRANCESE” (Entry Edizioni Musicali)
2014: “La vita familiare, il bestiame, le arti domestiche” (Cor:unedo) (Galleria Non Illuminata Records, Catania)
+++come Pi Greco
1999: “Tonal request live” (LUDD)
+++con Flavio Giurato
2017: produttore artistico del disco “Le promesse del mondo” (Entry Edizioni Musicali)
2015: preproduttore artistico del disco “La scomparsa di Majorana” (Entry Edizioni Musicali)

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.