mercoledì, Giugno 23, 2021

Salvo Ruolo – Canciari patruni ‘un è l’bittà: la recensione

Dopo una serie di esperienze in varie band dell’underground siciliano (Noybas, Formelese, Wild Horses, Men In The Long Black Coat), Salvo Ruolo aveva debuttato come solista nel 2010 con Vivere Ci Stanca, buon disco che cercava incontri tra blues, scuola cantautorale e anima mediterranea, impreziosito dalla produzione di Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori.
In questo inizio di 2015 Salvo torna con la sua seconda opera, andando a scavare ancora di più nelle influenze citate poco fa, scegliendo di esprimersi in dialetto siciliano e di creare una sorta di blues mediterraneo e dolente, scarnificato ma pregno di sostanza e significato, non a caso facendosi aiutare da Cesare Basile, che ha affrontato lo stesso percorso nel suo Sette pietre per tenere il diavolo a bada e nel disco omonimo del 2013. Oltre a questo scavo “musicale”, Salvo ci offre anche un’esplorazione della storia italiana e della Sicilia, affrontando uno dei tanti temi rimossi e di cui pochi hanno il coraggio di parlare anche a distanza di un secolo e mezzo, cioè il Risorgimento visto dalla parte degli sconfitti, che non sono i Borbone ma le classi subalterne del Sud Italia e in particolare della Sicilia.
Per loro cambiare padrone non ha infatti significato libertà, come ci dice il titolo dell’album, e la dimostrazione è nelle storie raccontate dalle canzoni, ad esempio quella di Mariuzza Izzu, sedicenne stuprata da un intero plotone di soldati piemontesi e poi uccisa con un colpo di baionetta, o quella di A Buttana, che rifiutò l’aiuto economico da parte dei Borbone, sostenendo che la sua vita non apparteneva né a loro né ai Savoia, o ancora quella di Passannanti (Giovanni Passannante), che attentò alla vita di Umberto I e fu condannato a un vero e proprio supplizio fino alla morte.
Le storie sono raccontate con la giusta quantità di pathos e di rabbia, senza mai scadere in sloganistica o moralismo ma semplicemente esponendo la realtà, aiutate dal perfetto accompagnamento musicale, che fa uso di silenzi, dilatazioni e rumore nei momenti più adatti, come ad esempio nell’omaggio a Ignazio Buttitta e Rosa Balistreri nel breve brano che porta i loro nomi.
È un ottimo disco quindi questo Canciari patruni ‘un è l’bittà, sia dal punto di vista artistico che da quello politico, un’occasione per riflettere su un pezzo di storia nascosto e sulla verità che si nasconde dietro la consolante formula “Italiani brava gente”.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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