Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Nei due anni con la Decca, dal 1965 al 1967, gli Small Faces crebbero tantissimo, inserendo nel loro suono elementi più hard e psichedelici, senza dimenticare però le origini rhythm'n'blues. Un box di cinque dischi raccoglie oggi tutte le registrazioni di quel biennio, aiutandoci a ricostruire la veloce evoluzione della band 

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Solitamente questi super-box con tanti CD, super-libretto e chi più ne ha più ne metta sono dedicati agli amanti terminali delle band, quelli che sentono dentro  l’imperativo categorico di avere tutte le registrazioni del loro gruppo preferito per carpirne i segreti e verificare affinità e differenze tra diverse versioni della stessa canzone. Se siete amanti degli Small Faces sarete quindi più che felici quando vi capiterà tra le mani questo nuovo box, The Decca Years, che raccoglie in cinque CD tutto quello che la band inglese registrò nei due anni di contratto con la storica etichetta, dal 1965 al 1967, vale a dire agli albori della storia del gruppo, prima del passaggio alla Immediate.

Se invece non siete super-amanti di Steve Marriott, Ronnie Lane e soci ma vi piace l’idea di capire come si evolve una band nei suoi anni di formazione, siete comunque capitati nel posto giusto. La gran mole di registrazioni e il breve lasso di tempo coperto dal box costituiscono infatti una sorta di cronaca in tempo reale di quanto accaduto ai giovani inglesi nel primo biennio come Small Faces. Ed è una cronaca ricca di scatti in avanti e di cambiamenti: basta sentire il primo CD, Greatest Hits, per capirlo, passando da numeri validi ma sicuramente acerbi come What’Cha Gonna Do About It e It’s Too Late, dove si sente forte il legame con la British Invasion e il soul-rock di Solomon Burke, ad altri molto più elaborati e personali, all’insegna della psichedelia allora nascente e di una maggior asprezza, come My Mind’s Eye, probabilmente il primo brano capolavoro del gruppo, frutto anche delle prime esperienze con sostanze lisergiche, oppure I Can’t Make It, in grado di rivaleggiare con i coevi Who.

La questione può poi essere approfondita ascoltando per intero sui CD 2 e 3 i due primi LP, Small Faces e From The Beginning, anche se quest’ultimo è in realtà una compilation, fatta uscire al momento della rottura del contratto con l’etichetta, che riprende le hit del primo album e una serie di brani, tra cui una bella cover di Runaway di Del Shannon e la già citata My Mind’s Eye, che possono solo far intuire come sarebbe stato un secondo album targato Decca.

Se si vuole scendere ancor più in profondità ci sono poi i CD 4 e 5, che contengono il primo rarità ed outtakes e l’altro le BBC Sessions. È quest’ultimo in particolare ad aggiungere tasselli al quadro evolutivo già intuito dalle registrazioni in studio, facendo capire, al netto delle registrazioni non sempre ottimali dopo tutti questi anni, che anche dal punto di vista live Marriott e compagni stavano diventando sempre più coesi e diretti verso mondi sonori più strutturati e hard, che avrebbero poi trovato pieno compimento dopo il passaggio alla Immediate. Ma come si suol dire questa è un’altra storia, quindi per ora godiamoci questi primi due anni di musica che non sono pochi per gruppi come gli Small Faces.

Small Faces
The Decca Years (1965-1967)

Universal - Decca, 2015 | rock, rhythm'n'blues
CREDITS:

Disc 1 - Greatest Hits | Disc 2 - Small Faces | Disc 3 - From The Beginning | Disc 4 - Rarities and Outtake | Disc 5 - BBC Sessions

 

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.