venerdì, Ottobre 22, 2021

Solaris – Podio e l’arte animata di Chiara Chemi aka The DollMaker

Podio, realizzato da Chiara Chemi per gli ottimi Solaris è uno dei video più belli del 2020. Ne parliamo insieme all'autrice

Il videoclip di Podio dei Solaris è uno dei più belli in assoluto del 2020. Non è stato inserito nella nostra top 10 dedicata ai video italiani e in quella destinata ai lavori d’animazione, per una svista.
Si fa presto a rimediare. Chiara Chemi, autrice della clip e artista che è già stata ospite di indie-eye videoclip, di fatto inaugurando il format video Showreel dedicato a chi realizza video musicali, è una delle artiste più importanti e proteiformi del panorama italiano. Grafica, animazione, live action e ibridazioni coraggiose caratterizzano il suo lavoro. L’abbiamo nuovamente interpellata per raccontarci il suo metodo e il lavoro con i Solaris, ottima band nata tra Cesena e Mercatino Conca con due album all’attivo, l’ultimo dei quali intitolato “Un Paese di Musichette Mentre Fuori c’è la Morte” è stato pubblicato lo scorso giugno per Bronson Recordings e registrato/mixato dal grande Martin Bisi (Sonic Youth, Swans, John Zorn, Bill Laswell, Unsane, Boredoms).

La collaborazione con Solaris mi ha sorpreso molto. Prima di tutto per la scelta , senza compromessi, di lavorare con una band ostica ed estrema, tra le migliori emerse in Italia negli ultimi anni. Ci racconti la tua interazione con loro e come avete lavorato in fase di pre-produzione?

La collaborazione con i Solaris nasce da lontano. Quando, appena arrivata a Bologna, strinsi amicizia con Alan, il batterista (che è anche un videomaker), le musiche dei Solaris erano in fase embrionale, ma già preannunciavano una deflagrazione sonora ed emotiva, uno squarcio nell’underground alternativo per mezzo di sound e testi assolutamente genuini, la cui sostanza riusciva comunque a non sgretolarsi, rispetto a quella ingenuità che attraversa il modus operandi di molte band estreme. I Solaris decostruiscono per ricostruire con elegante ferocia. Nemmeno io riesco ad abbandonare totalmente il Bello quando creando mi perdo nella crudeltà del sentire.
Il primo brano ascoltato fu Specchio: una catarsi immediata. L’immaginario, il dark, l’ermetismo poetico dei testi, il vigore emotivo e i sound tipico di un genere musicale che fa pulsare le mie vene e mi ha infuso suggestioni anche a livello subliminale.
È una di quelle collaborazioni basate su una fatale simbiosi e assoluta fiducia; per questo i ragazzi mi lasciano sempre libertà assoluta, fortuna che in realtà ho sempre avuto con tutti gli artisti finora; nel caso dei Solaris però c’è una totale assenza di indicazioni anche sul medium, su atmosfere e sulle specifiche tecniche. Forse anche perché proveniamo dalle stesse sottoculture e quindi l’intesa è congenita.

L’animazione, qui mi sembra più spinta ed estrema rispetto alle cose che hai fatto. Mantieni intatta la tua tecnica quasi subliminale in termini di approccio al montaggio, ma mi sembra che la plasticità di movimento e l’espressività del tratto siano più complete e complesse, che cosa ne pensi?

La breve durata del brano e il primo periodo di quarantena durante il 2020 mi hanno permesso di lavorare con più dedizione sulla parte artigianale delle animazioni, mentre per lavori precedenti avevo spesso elaborato soluzioni stilistiche per questioni tecniche, è il punto forte dell’indie.
Non è la prima volta che uso un approccio “qualitativo” nell’animazione; in questo settore nasco proprio come Key Animator e animator. L’animazione può essere incredibilmente metafisica e allo stesso tempo paradossalmente distante dalla finzione: ciò che rappresenti nella messa in scena non esiste al di là della simulazione, è l’ontologia stessa; i personaggi non recitano, nascono esattamente come li rappresenti.
Amo curare la fluidità dei movimenti e l’espressività, entrambi elementi che questo medium può esprimere in maniera esasperata, disumana, quindi oltre gli involucri della fisicità di un corpo reale, che non sono aggirabili, è più vicina all’essenza, alla Verità, anche se estrema. E Podio è un brano borderline con un videoclip borderline.
Talvolta però uno stile più grezzo può accordarsi meglio alle atmosfere.
Nel caso di Podio, ritengo che il contrasto tra la naturalezza di alcuni movimenti e la bestialità apparente e motoria di alcune fisicità, sia icastico nel contesto della mia perenne ricerca del Perturbante. Ad ogni modo, per ogni tipo di video e animazione elaboro, prima impulsivamente e poi razionalmente, una tecnica precisa per esprimere con la massima intensità le atmosfere interiorizzate. Inoltre, lavorare sempre nella stessa maniera sarebbe noioso.

Quali tecniche e strumenti hai utilizzato?

Come per tutte le mie precedenti animazioni 2D, ho realizzato tutto in animazione tradizionale: disegno e colore, scanner ed eventuale pulizia fotogramma, montaggio frame by frame su Premiere.
Il processo materico della pittura, il contatto con l’inchiostro, la possibilità di percepire fisicamente lo strumento, traslando direttamente le immagini mentali, viscerali, su carta e poi in video; il tratto grezzo come il sentimento fermentato che esplode fuori controllo. Il rapporto così carnale con il mezzo e l’idea implica inevitabilmente una comunicazione emotiva senza filtri e mezzi termini, poiché nella fase creativa lo stesso corpo risponde senza intermediari all’impulso, alla passione.
Penso sia anche per questo che alcune mie animazioni risultino molto “dark”, quasi “angoscianti”. Ci sono meno filtri tra animatore, band e il pubblico. Il montaggio per me è sempre una fase di nuove ispirazioni, in cui trasformo la mia idea iniziale in quella che nel frattempo è maturata nel mio inconscio; in questo caso ho giocato di effetti ottenuti da frame e scomposizione delle clip, esattamente come se le animazioni fossero materiale girato.

Mi sembra che il mondo del fumetto, le graphic novel e un pizzico di giappone siano al centro dei tuoi interessi creativi. Mi sbaglio?

Il mio percorso è partito dal fumetto: a 16 anni a Napoli, durante il Comicon, vinsi un concorso per illustratori. Un’editor della Panini, Elena Zanzi, volle restare in contatto con me; lei è stata una figura importantissima nella mia prima formazione, sotto tanti punti di vista. Ma al fumetto mancava il sonoro e il mio amore per la musica era troppo intenso. Ad ogni modo, continuo ad essere molto interessata al fumetto underground, in particolare a nuovi autori come Spugna, Genchi e praticamente tutti quelli editi da Hollow Press. A Bologna ho interagito con tantissimi giovani geniali che esponevano le proprie opere nei centri sociali. Sebbene non la identifichi come una delle mie influenze principali, sono stata incuriosita anche dalla sperimentazione del Sol Levante, in particolare nell’ambito dell’animazione, soprattutto in virtù della presenza di target onnicomprensivi e di una magistralità artigianale. Sono stata affascinata dall’originalità e complessità di artisti d’avanguardia come Kunihiko Ikuhara, Chiaki J. Konaka, Ryūtarō Nakamura, Satoshi Kon. Più che il mondo di anime e manga in sé però, trovo stimolante e presente in maniera subliminale nel mio immaginario, la cultura di Internet intessuta intorno all’universo “otaku”; quella dei vocaloid, della sperimentazione visuale, narrativa e sonora senza limiti e censure, spesso spinta verso i confini più remoti di immaginari poco proponibili nel mainstream per audacità creativa ed emozionale. Il parossismo della repressione emotiva, sessuale, sociale, un punk sintetico, ribellione gridata da voci artificiali di avatar carini.
La mia poetica è l’opposto, poiché è un aborto della censura virtuale e reale; pertanto, condividendone il rifiuto dei limiti, è un “analogo-negativo” della cultura otaku sul web.
Quest’ultima rappresenta un mondo dalla natura molto interessante, una vera e propria scena; forse l’unica effettiva sopravvissuta, o comunque la più longeva tra le moderne, che ha anticipato l’unica modalità di genesi e sviluppo delle odierne culture audiovisive underground, o meglio, under-layer, post- 2020. Culture più effimere, non per questo meno stimolanti; un inarrestabile ciclo di nascita e rinascita di idee, creatività fluida. È un discorso molto ampio di cui assorbo e rielaboro allusivamente diversi elementi, inclusi quelli relativi all’alterazione del concetto di femminilità e neo-femminismo, dei mostri-monstra, fetish, l’indagine personale sul nesso tra web layer, partizione informatica e substrati della coscienza.

Mi interessa molto in tutti i tuoi video e in particolare in questo, il lavoro che fai sul colore. I tuoi sono lavori che tendono a forme di monocromatismo o bicromatismo molto forti. Il colore c’è sempre anche quando tendi ad azzerarlo ed esplode sempre privilegiando alcune dominanti (il viola, il rosso), Ci racconti da dove viene questo tuo interesse selettivo per i colori?

Per me suono colore, e nello specifico musica e colore, sono inscindibili. Le tinte, le macchie di colore, sia nei miei lavori pittorici sia in video, sono frutto di sinestesie, dunque collegate a quel processo di creazione purista che, in una prima fase, prevede una liberazione quasi aprioristica delle immagini sul mezzo. Nelle fasi successive vado a sottrarre e abbinare i colori visualizzati e creare il simbolismo cromatico per quel video o dipinto, quindi il labirinto figurativo e semiotico in cui nascondere verità e interpretazioni, come in un codice binario. Anche le ombre, il buio assoluto, sono colore, parte integrante del quadro e del senso: le immagini e le figure emergono solo in parte dalla propria oscurità, ansanti, sofferenti, come se fossero un unicum con le tenebre e non riuscissero a staccarsi da se stessi. Né chi vive nel video né chi vive il video è in grado di scorgere completamente chi lo popola e la sua narrazione. L’impossibilità di cognizione, l’estraniamento, il Perturbante.

Utilizzi una tecnica quasi “strobo” per creare l’effetto movimento. ovvero un mix di luce e ombra, fotogramma nero e fotogramma “pieno”, che mi fa pensare a certe interferenze lynchiane. Quello che trovo molto bello è che tu lo utilizzi per creare un’illusione di movimento nel campo dell’animazione quindi in qualche modo sostituendo l’effetto realistico che spesso vediamo con l’applicazione del rotoscopio, con un metodo che sostanzialmente si basa sulla sottrazione. Ci racconti come mai e cosa ti interessa di questa ricerca specifica sul movimento?

L’effetto strobo fa parte del metodo cognitivo-dualistico del contesto cromatico.
L’idea era quella di accentuare l’estraniamento creando una sorta di semi-realismo pittorico tramite mere macchie di inchiostro, come immagini nel sangue e un montaggio pseudo-analogico, insolito in animazione. A pensarci ora, il richiamo immediato può effettivamente essere lynchiano, per via di certi episodi di Twin Peaks); ma ho voluto reinterpretare sul mezzo animato una tecnica delle produzioni “live-action” dai toni ferali e spesso usata nel mondo metal; penso a Enter Sandman dei Metallica, tra i miei videoclip preferiti di sempre.

Cosa ti piace così tanto del videoclip come forma espressiva?

Ho esplorato ogni forma di creatività con cui sia entrata in contatto, ma il videoclip è quella che soddisfa pienamente la mia ricerca sinestetica e il mio amore per la musica, con cui le sinestesie sono pure e totali. Se l’arte non è una mutazione della Verità, ma la sua fondazione, la musica può essere forse considerata l’espressione più pura e proba dell’estro e dell’esistenza, il mezzo più diretto nella ricerca ontologica delle verità emotive dei singoli e del proprio tempo e quindi del Perturbante, che è l’essenza. Musica come unico mezzo universale, il più potente e il più elegante, per i greci, l’emblema dell’Arte. Valorizzarne la carica semantica e sensibile tramite immagini è un processo di massimo stimolo intellettuale ed emotivo. Per me qualunque altra ispirazione narrativa o visuale è originata da un input musicale, al punto da creare ad hoc sonorità che mi accompagnino nello sviluppo di un’intuizione.

Ci racconti la narrazione di podio, in relazione o in contrasto alle liriche dei Solaris?

Le liriche dei Solaris sono delle poesie ermetiche, ma tanto pregne di sentimento, di se stessi, da essere al contempo dirette e laceranti, sincere. Di norma evito la letteralità nell’interpretare i testi, ma creo sempre qualche simbolo ad essi ispirato, mimetizzandolo poi nel tessuto figurativo.

Progetti futuri?

Al momento lavoro full-time come videomaker, ma porto avanti diversi progetti: sto ultimando una graphic novel e ne sto elaborando un’altra che testimoni l’ambiente punk e bohéme bolognese, che tanto mi manca, coinvolgendo altri giovani artisti della rossa.
Sono in fase di valutazione per una proposta di pubblicazione di una raccolta di mie poesie e sono ovviamente sempre attiva sul campo dei videoclip.
Ma soprattutto, ho l’onore e l’immensa gioia di far parte della famiglia di Rocker TV, la nuova tv dedicata al rock con sede nel milanese, nata dalla mente e dalla passione di Mario Riso che, con gli altri ragazzi della big family, mi ha regalato una nuova luce all’interno di una città che mi sembrava troppo lontana dal mio mondo. Ci sono già diversi format attivi, con presentatori e ospiti come Danny Metal, Nyva Zarbano, Vera Spadini, i Punkreas, Cristina Scabbia.
Con Mario ho anche collaborato come visual artist, ho curato il lyrics video per il suo nuovo singolo, “Stai con me

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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