domenica, Settembre 27, 2020

Spiritsongs – Live at Masada: tra spirito e terra, la straordinaria avventura di un Quartetto non convenzionale

Se si fanno i nomi di Shanir Blumenkranz e di Brian Marsella non si può non pensare a Banquet of the Spirits, l’album di Cyro Baptista dove il bassista Newyorchese e il tastierista nato a Philadelpia hanno estensivamente collaborato per poi formare stabilmente un combo con lo stesso nome. Spiritsongs è in modo elettivo collegato a quella esperienza ed è un quartetto che oltre ai due talentuosi musicisti aggrega gli ottimi Alberto Na Turra e Sergio Quagliarella, il primo chitarrista milanese che ha collaborato con musicisti come Roy Paci-Corleone, Mamud Band, Giovanni Venosta, Kabikoff, Piepaolo Capovilla e titolare del progetto Turbogolfer, mentre il secondo è un batterista napoletano attivo dalla seconda metà degli anni novanta e con una pletora di collaborazioni nel curriculum, tra cui citiamo quelle con Massimo Cordovani (Black Mitago), Carlo D’Angiò, MrBobcat, Ray Heffernan, oltre ad alcuni incroci artistici con lo stesso Alberto Na Turra.

Spiritsongs viene registrato dal vivo al Masada Club di Milano il 10 novembre del 2015 e pubblicato nel 2016 da Setola di Maiale, la gloriosa etichetta italiana specializzata in “musiche non convenzionali” dal lontano 1993.

La forma improvvisativa è quindi quella che informa quasi tutti i brani della tracklist con un approccio che tende alla frantumazione ritmica, ma che rispetto all’ambito a cui si riferisce, quello del Jazzcore Zorniano (Naked City, Painkiller e ovviamente tutta la prima esperienza ZU, inclusa la meteora Black Engine) complica l’ordito dilatando maggiormente i brani e amalgamando la furia convulsa ed elettrica con un approccio che guarda di volta in volta al Miles Davis elettrico, ma sopratutto al John Coltrane mistico, quello di album come “Om”, dove l’esperienza free-form si arricchisce di elementi non propriamente legati alla tradizione Jazz, inserendo elementi etnici e forme tribali che fanno pensare ad un vero e proprio rito di passaggio sciamanico.

Live at Masada è in questo senso un album che assimila quella lezione senza replicarla in termini sonori, ma solo attitudinali, mantenendo quindi una relazione molto vitale e originale con la materia da plasmare durante il viaggio improvvisativo.

Si prenda un brano come Tip of the Sword, dove l’esperienza di Shanir Blumenkranz con l’Oud, lo strumento cordofono della tradizione arabo-persiana con cui il noto bassista si cimenta da anni, apre nuovi orizzonti sonori anche per la chitarra di Na Turra e le pelli leggermente percosse da Quagliarella, delineando il percorso di un travelogue visionario tra deserto e cielo, mentre il piano di Brian Marsella gioca con le scale della tradizione orientale creando delle suggestive derive ascensionali. Viene in mente un esperimento altrettanto libero, come il country mediorientale di Bill Laswell in uno dei suoi album più belli, Hear no evil.

Lo stesso approccio, attraverso continui cambi di polarità e prospettiva, è rintracciabile in brani come The One Who Roars, dove Na Turra ingaggia una battaglia elettrica dalla qualità astrale con l’organo di Marsella, recuperando certo hard rock più libero degli anni settanta, senza abdicare a quelle delimitazioni che lo renderebbero riconoscibile, oppure la bellissima Fortune’s Fortune, dove la maggiore concisione ritmica vicino ad alcune suggestioni latin, non frena assolutamente la libertà creativa di questo straordinario quartetto, animato da una relazione mai riconciliata e quindi sempre viva, tra spirito e terra.

Spiritsongs – Blumenkranz – Turra – Marsella – Quagliarella – Teaser

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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