martedì, Dicembre 1, 2020

Steve, going underground. Il ritorno di Steve Barron: Il video di “You” per Field Trip To The Moon

La storia di Steve Barron è quella dell’evoluzione industriale del video musicale. Tra i primi a testimoniare il pieno e compiuto passaggio dai promo video ad un formato concepito per le televisioni tematiche, vive l’esplosione della nuova era catodica nella sua fase pionieristica, tra l’emergere dei primi video narrativi e le ibridazioni di linguaggi eterogenei, sopratutto nella fusione live action/animazione. 
Dopo aver lavorato come assistente operatore sui set di film come Superman (Richard Donner), A bridge Too Far (Richard Attenborough), The Duellist (Ridley Scott), a partire dal 1979 comincia a dirigere promo video per artisti come Jam, Human League, Adam & The Ants, Eddy Grant, ispirando e anticipando alcune tipologie visive che caratterizzeranno i palinsesti di MTV. 
Già con video come Antmusic per Adam & The Ants e Love Action per Human League, Barron espande lo spazio della performance e lo compromette con aperture oniriche, passaggi da un universo finzionale all’altro, ridefinendo i confini dell’arena televisiva dedicata alla promozione musicale, sempre ancorata alla centralità del performer come riduzione in studio dell’esperienza live.
Tutti i video più significativi di Barron arrivano a cascata poco dopo il lancio ufficiale di MTV nell’agosto del 1981.
Il noir di Don’t you want me,  pretesto per una metavisione che contrappone due diverse realtà dove i musicisti si muovono in uno spazio interstiziale o diventano agenti di una trasformazione, individua un elemento ricorrente in molte clip del regista irlandese, insieme alla riflessione sui confini stessi dell’immagine televisiva. 
Oltre la rilettura di numerosi generi cinematografici, Barron offre spesso uno spaccato quasi documentaristico della suburbia, restituita con colori lividi oppure ridisegnata da una prospettiva più astratta come nel seminale Billy Jean per Michael Jackson, piccola sinfonia visiva che coinvolge una rappresentazione sintetica della strada, associando il movimento della danza alla mutazione dei colori, l’intermittenza delle luci al neon, nel tentativo di recuperare quel rapporto “originario” tra suono, colore, immagine e movimento che attraversa tutta la storia delle immagini preposte alla promozione della musica
Barron gioca con il formato televisivo, seziona lo schermo, lo ricostruisce attraverso i movimenti di Michael Jackson, illumina visualmente la musica e per quanto oggi possa sembrare ingenuo e acquisito, il suo contributo non è assolutamente inferiore a quello degli autori che si affacciano in questo contesto dalla finestra cinematografica (Landis, Scorsese, per citare quelli che hanno collaborato con Jackson). 

Ma è la relazione tra la superficie e quello che viene nascosto dalla stessa ad animare lo spirito creativo del nostro. La seconda versione di Take on Me per gli a-ha, quella realizzata in rotoscoping, il video di Money for nothing per i Dire Straits girato un mese dopo, quello di Underground per David Bowie, mettono in relazione due mondi con il tramite dell’animazione, raccontando quasi sempre, a di là delle differenze tecniche, la mutazione dell’immagine in un momento di passaggio epocale, la stessa che in anni appena precedenti aveva interessato cineasti come Joe Dante e Robert Zemeckis. 

Più del recupero o del rapporto binario con l’animazione allora, è la rimediazione e l’inizio della fine del dispositivo TV al centro dei video di Barron. Il fan animato che entra dentro lo schermo dove i Dire Straits suonano live, la discesa di Bowie agli inferi, la graphic novel che sfonda lo schermo nel noto video realizzato per gli a-ha disvelano altre possibilità rispetto ai media tradizionali, ma anche il computer di Electric Dreams, piccola fantasia cibernetica con l’involucro della commedia romantica, diretta da Barron nel 1984, anno epocale non solo per le celebrazioni “Orwelliane”, ma per l’introduzione dei personal computer nelle case degli utenti comuni, cornici che ne aprono altre, esfoliando una dimensione inedita, interattiva, come nel gesto “rivoluzionario” che distrugge lo schermo passivo nel bellissimo spot girato da Ridley Scott per la Apple.
Barron ha continuato a sperimentare con le rimediazioni anche nei decenni successivi, basta pensare al duetto tra Natalie Cole e l’ologramma del padre in Unforgettable del 1991.
Tra i novanta e il nuovo decennio le sue clip diventano sempre più rare e includono una sorta di reboot di Take on Me per il video di Butterfly, Butterfly realizzato sempre per gli a-ha nel 2010, dove alcuni elementi di quel video storico vengono recuperati certamente nella forma dell’omaggio, ma anche per attivare una strana relazione tra i segni della street art e le motion graphics, in un nuovo passaggio tra sketches animation e arte digitale.

Steve Barron è appena tornato dopo anni di assenza per quanto riguarda la produzione di videoclip, periodo nel quale ha continuato a dedicarsi al cinema e sopratutto alle produzioni televisive.
Il video realizzato per Field Trip To The Moon è un prodotto low budget molto semplice e che teneramente recupera le ossessioni di una stagione lontana rendendole più dirette e solo apparentemente meno stratificate.
Un mondo nascosto dietro l’altro, i segni della street art, la scissione identitaria, le maschere e le mitologie della società liquida che procedono verso il vuoto.
Alla fine troviamo una performance, Going underground.

Field Trip To The Moon – il video di you – Dir: Steve Barron

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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