The Sons of Anarchy – A New Consciousness: l’atteso side project degli …a toys orchestra

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Una volta lessi che le ragioni della storia sono come dei fiumi carsici sotterranei che procedono in modo indifferente per il proprio corso, per poi emergere in superficie. Qualcosa del genere è successo anche per The Sons of Anarchy, al secolo Silverplated. Silverplated nasce nel 2003 come side project di Raffaele Benevento e Andrea Perillo, rispettivamente basso e batteria per gli …A Toys Orchestra (qui l’ultima intervista video realizzata da indie-eye). Dal 2003 ad oggi passano dieci anni, durante i quali il progetto viene messo in stand by; accantonato ma non per questo definito chiuso. Anticipato dall’uscita primaverile dell’EP Let Me Fall Apart, The Sons Of Anarchy presentano il primo ufficiale album di debutto dal titolo: A New Consciousness. Dieci tracce dall’animo bipolare dove convivono ruvidezza post punk e paranoia elettronica, slanci impetuosi e ballate umbratili. Una creatura irrequieta, capace di alternare allo schiumare del synth di Serpico e Time To Reflect, lo scacciapensieri di I Won’t Let Me Fall Apart, fino al garbato raccoglimento che trapela di Dead dove collaborano Beatrice Antolini al piano e Laura Loriga (qui l’intervista video ai Mimes of Wines) alla voce. Tante anime che scalpitano fino a spegnersi, sfumando progressivamente in una fine apocalittica (Shame).

Dietro i cambi melodici dell’album, si nasconde una naturale vocazione a seguire l’istinto, procedendo in assoluta libertà. E che questa si esprima come libertà compositiva o nell’esercizio quotidiano dell’attivare il senso critico, poco importa, visto che tutte queste sfumature rientrano nel senso della parola “anarchia”. Chi attirato dal nome del gruppo cercherà in A New Consciousness risvolti esplicitamente politici, si troverà deluso. La nuova coscienza di cui parlano non ha nulla a che vedere con una propaganda spiccia o un decalogo di luoghi comuni da facile giaculatoria, si tratta piuttosto di un augurio collettivo, un invito – e nemmeno troppo velato – a recuperare la capacità di giudizio, la sana arte del dubbio e l’esercizio del rispetto del prossimo. Forse si gioca in questo una prima rivoluzione.

Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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