Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

La Freaksville Record compie dieci anni di attività. Il tocco francofono dell'etichetta Belga tiene alto il vessillo di un suono che vedeva in Plastic Bertrand, e Lio alfieri di un artigianato ormai scomparso, ma c'è spazio anche per lo psych pop, per il punk, per Laetitia Sadier e April March, e persino per Sabino Orsini e il suo progetto sulle radici del crimine calabrese. Indispensabile 

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La Freaksville Record è un’etichetta indipendente francofona di stanza in Belgio dedita ad un pop di matrice DIY e con un approccio “familistico”, sia per gli imprestiti e scambi tra le band presenti nel roster, ma anche per le contaminazioni tra un manipolo di artisti, produttori, illustratori, parolieri e poeti quasi tutti provenienti dalle fiandre.

Quello che rende unico il suono dell’etichetta è principalmente l’apporto produttivo di Miam Monster Man (il nome vero è un altro, Benjamin Schoos) la mente che tiene in piedi il progetto e che a partire dal 2006 comincia a diffonderlo grazie al sostegno di social network come My Space, veicolando in dieci anni una miscela musicale unica che approda fino in Cina.

La musica Freaksville quindi si basa sostanzialmente sulla contaminazione di elementi eterogenei tra cui alcuni suoni del french pop, incursioni anglofone, la tradizione dei cantautori francesi ma anche quella del krautrock tedesco, alcuni elementi di blues deviato, il garage rock tendente al noise e ovviamente il pop elettronico, genoma tipico della cultura musicale francese dalla fine degli anni settanta fino ad oggi.

French touch quindi ma con un’accezione completamente diversa rispetto a quello a cui siamo abituati; ci voleva una raccolta essenziale come Underground French Pop: The Sound of Freaksville 2006-2016 per ricordarci dieci anni di gloriosa attività e una produzione ricchissima. La compilation contiene più di quaranta tracce che spaziano tra i generi citati sopra.

Si comincia con Alex Rossi e Frédéric Lo, fortemente influenzati da Serge Gainsbourg, ma con una cronometria molto più contemporanea ed “elettronica”, nonostante la batteria analogica e i fiati sullo sfondo che regolano i battiti della “canzone più triste del mondo“, questo il senso del titolo nella traduzione italiana.

È un inizio sorprendente che già contiene una parte di quello che ascolteremo più avanti. April March & Acquaserge sono già un classico con quel mix tra psych pop e tocco francese, qualcosa che si connette alla ricerca degli Stereolab da una prospettiva più sghemba e disimpegnata, ma anche al pop rivisto da Jim O’Rourke.

April March & Acquaserge -Black Bars

Lo stesso Benjamin Schoos collabora proprio con Laetitia Sadier nei due bellissimi brani a loro nome contenuti nella raccolta e sempre il fondatore dell’etichetta, quando è da solo, gioca anche lui con Gainsbourg e con il pop di Liò, commerciale e decadente allo stesso tempo; ancora lui con il moniker di Miam Monster Man insieme a The Loved Drones, con l’acceleratore sul garage dei sessanta e la memoria che va al grande Jacques Dutronc

Benjamin Schoos Ft. Laetitia Sadier – Je ne vois que vous

Non manca lo stile lounge con i suoni vicini a quelli di “Nuovelle Vague”, Double Françoise è una proposta da riscoprire, con molto brasile da rielaborare, bossa nova ed elettronica in stile Air e Deodato.

Double Françoise – Les French chanteuses

Assolutamente incredibile il repertorio di Sabino Orsini, chansonier di origini italiane di cui si è parlato pochissimo dalle nostre parti, che con il suo Chroniques Calabraises si è ispirato al paese natale, San Luca, culla storica della ‘ndrangheta. Un progetto di ricerca che è stato definito a ragione “Scorsesiano”, per il suo valore documentale e che con gli elementi della musica popolare racconta suoni e gesta di un intero universo tra radici e crimine. Di questo progetto antropologico la raccolta include una traccia bellissima come L’aspromonte, cantata in francese ed italiano.

Sabino Orsini, l’aspromonte – il video ufficiale

Straordinaria Mademoiselle Nineteen con il suo twee pop che strizza l’occhio agli stati uniti e non ha niente da invidiare alla recente ascesa di songstress come Gemma Ray.

Mademoiselle Nineteen – Quelle importance

E a proposito di femme fatale c’è anche spazio per una delle ultime produzioni della grande e seminale Lio, si proprio lei, quella degli amori solitari dentro una villa triste, quella della masturbazione per il prime time televisivo, quella di banane e ciliegie; i brani che la vedono coinvolta nella raccolta sono condivisi insieme ai Phantom, molto più tesi rispetto al passato, con una vena punk rock divertentissima che ci consente di ciondolare divertiti come accadeva quando il belga Plastic Bertrand impazziva nelle classifiche francofone e non solo.

Phantom Ft. Lio – Je Ne Veux Que Ton Bien

aa.vv.
Underground French Pop: The Sound of Freaksville 2006-2016

Freaksville, 2016 | pop, punk, garage, french touch
CREDITS:

Tracklist

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.