Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Un personaggio di argilla e alluminio. Un video interamente girato in stop motion. Il brano dei Violent Scenes si intitola "Nope Face" e viene veicolato dal promo diretto da Antonio Stea un incubo sulla solitudine dell'uomo, tra metafisica dechirichiana e persistenza della materia. In anteprima esclusiva su indie-eye videoclip 

Di

«Ogni volta in cui ho pensato fosse solo una stronzata la vita, come un maiale sono tornato al mio ruolo, alla mia anima, al mio cuore spezzato»


(Nope Face, Violent Scenes)

Violent Scenes – Nope Face – Il video di Antonio Stea in anteprima su indie-eye

Nella solitudine di “Lavorare stanca” espressa da Cesare Pavese e nelle piazze metafisiche dipinte da Giorgio De Chirico è racchiusa l’impossibilità della fuga

L’impossibilità dell’estasi irraggiungibile senza l’accettazione della condizione umana.

L’uomo non può essere albero. L’uomo è succubo della propria natura.

L’uomo deve soffrire come uomo, amare come uomo, crescere come uomo, sbagliare come uomo. Dopo la morte egli sarà semplicemente un uomo morto. Nella foresta del videoclip di Antonio Stea, c’è un albero che ci aspetta (Violent Scenes)

Nope Face è un videoclip girato interamente in stop motion. Per la realizzazione del video mi sono occupato innanzitutto della costruzione del personaggio, utilizzando filo di alluminio per il corpo e argilla per la testa

Una volta costruito il personaggio, ho iniziato ad immaginare l’ambientazione in cui doveva svolgersi la storia. La traccia parla di un uomo chiuso dentro se stesso, stanco della sua vita e del mondo che lo circonda. Sa che non è il suo posto. Lo vediamo chiuso in una stanza tra divano, letto e lavoro al computer. Ho realizzato l’interno con vari materiali ma per lo più cartone. Il senso di chiuderlo all’interno di una stanza nella prima parte della traccia rappresenta la sua apatia e la sua mancata reazione alle emozioni. È tormentato! Ma gli è concessa la possibilità di evadere, di varcare quella porta che gli darà l’occasione di scoprire la sua vera natura. La seconda parte è interamente girata di notte all’interno di una foresta

Quello che vediamo è l’ombra, lo spirito del nostro personaggio, vagare e cercare il contatto con l’esterno, diventare un tutt’uno con un albero, il suo albero. Il tutto è stato autoprodotto e girato con materiali di recupero e di scarto. L’illuminazione è creata con piccoli led usati come luci a parete nella stanza e con i fari dell’auto nella foresta. Quello che ne risulta è una rappresentazione del contesto alienante di cui ci circondiamo ogni giorno. Spero che ognuno di noi riesca a trovare il proprio albero, la personale via d’uscita. (Antonio Stea, videomaker)

Antonio Stea su Indie-eye

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