mercoledì, Settembre 30, 2020

Elbow al Lucca Summer Festival 2019: la recensione del concerto

[Gli Elbow hanno suonato al Lucca Summer Festival il 12 Luglio, per il double bill condiviso con i New Order. Leggi la recensione del concerto dei New Order da questa parte]

Elbow, straordinari al Lucca Summer Festival, la recensione del concerto

Gli Elbow aprono il double bill del 12 luglio 2019 al Lucca Summer Festival prima del concerto dei New Order. Due show da un’ora e mezza ciascuno, entrambi nella posizione di headliner, accomunati dal paesaggio industriale di Manchester. Scelgono il rigore del bianco e nero per la loro esibizione, dall’impatto monocromatico del palco, fino all’outfit della band, passando per le riprese video diffuse dai due grandi schermi laterali.
Con la luce diurna ancora diffusa e una luna già visibile, Guy Garvey si rivolgerà spesso al satellite naturale della terra, con quell’estasi malinconica di chi subisce il fascino di uno scenario suggestivo come quello di Piazza Napoleone, mentre contempla gli influssi del pianeta che ci osserva. 
Appena tre giorni prima del concerto, dal twitter ufficiale della band, viene annunciato il titolo del nuovo album, a due anni di distanza da “Little Fictions”. Uscirà ad ottobre con il titolo di “Giants of All Sizes” e a Lucca è stato possibile ascoltarne una delle prime anticipazioni con “Empires“, splendido brano eseguito per la prima volta lo scorso 31 maggio durante lo show all’Heartland festival. Sostenuto dalle tastiere cupissime di Craig Potter, ha l’incedere narcolettico dei loro brani migliori ed è possibile ascoltarlo fugacemente durante una prova di registrazione diffusa dal profilo instagram ufficiale della band all’inizio di Maggio.

Gli Elbow Eseguono a Lucca “Empires” tratta dall’imminente “Giants of All Sizes”, ascolta il brano sul profilo ufficiale instagram

 

 
 
 
 
 
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Back in rehearsals. Oooh new song..

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Quello che colpisce durante i live degli Elbow è l’incredibile amalgama sonoro e la potenza d’impatto anche quando la scelta dei brani privilegia l’andamento più riflessivo e malinconico. Ad accentuare l’impatto orchestrale, le sorelle Rosie e Gita Langleydue coriste e multistrumentiste aggiunte alla band, che quando imbracciano i violini con un piglio straordinario, evidenziano le radici folk dei mancuniani, senza uscire dal raffinato artigianato pop che caratterizza le loro composizioni; vengono in mente i Dexys Midnight Runners di Kevin Rowland, con un’attitudine e un’anima ovviamente diverse, ma con la stessa capacità di alternare intimità alle violente esplosioni del cuore.
Il confine tra “spoken word” e melodia è tutta una questione di ritmo nel songwriting di Guy Garvey e compari, tanto che dal vivo questa scansione diventa miracolosa. “Fly Boy Blue/Lunette” è il dittico tratto da The Take Off and Landing of Everything con cui aprono lo show lucchese. Scritte dopo la separazione da Emma Unsworth, racchiudono il senso del viaggio e quello di una dimensione sociale legata al fumo e all’alcool. Scelta confidenziale che continua con l’epica trattenuta della splendida “The Bones of You“, scritta prima degli anni dieci per The Seldom Seen Kid e che coinvolge la folla in un crescendo di suoni e mani all’unisono. Magnificent (She Says), uno dei singoli da Little Fictions, è pura contemplazione, ma cresce con i nuovi arrangiamenti e i due violini esaltati da un suono tagliente che ne moltiplica la portata.
Per “Mirrorball” devono rinunciare a trasformare la platea in un dancefloor evocativo e malinconico, come accade sovente durante l’esecuzione del brano, perché il buio non è ancora completo in Piazza Napoleone, ma la suggestione è garantita da un’esecuzione emotiva e impeccabile di uno dei brani più ispirati della band. 

Garvey dialoga con il pubblico nonostante le grandi dimensioni della location, riuscendo a stabilire un contatto intimo, organizzando in sezioni platea e tribune numerate e dirigendo tutti i quanti in un gioco di cori che ha una qualità più comunitaria più che musicale: “Pensavo fossimo nella terra del belcanto”, dirà scherzosamente quando il primo tentativo di gestire la folla sarà al di sotto delle sue aspettative. Un modo per abbracciarci con affetto, prima di lanciare l’avvolgente “One Day Like this“, con gli arrangiamenti per violini di Rosie e Gita che offrono una nuova dinamica, più potente e incisiva, raccontandoci una volta di più quanto nei brani degli Elbow possano convivere diversi stati emotivi.

Del resto, “Grounds For Divorce“, triste anti-elegia della separazione, nonostante o forse proprio per le liriche sofferte, esplode violenta ed elettrica e chiude il concerto spazzando via la folla con il desiderio di bere ancora dallo stesso bicchiere.

La notte è completa.

 

Rachele Pollastrini
Rachele Pollastrini
Rachele Pollastrini è curatrice della sezione corti per il Lucca Film Festival. Scrive di Cinema e Musica

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