giovedì, Ottobre 1, 2020

Chelsea Wolfe – The Grime and the glow (Pendu Sound, 2010)

The Grime and the glow è uscito lo scorso 28 dicembre per la Newyorchese Pendu Sound e in rete si trovano già alcuni assaggi di quello che potrebbe essere il terzo album di Chelsea Wolfe intitolato Russian Karaoke, tra cui la splendida Feral Love.

Ad un anno scarso dal suo debutto autoprodotto, Aποκάλυψις (Apocalypse), la songwriter californiana trova accoglienza nel luogo adatto per il suo post-folk visionario e ricco di suggestioni pagane accanto a progetti come Mater Suspiria vision e aTelecine, la band che coinvolge Sasha Grey e che il novembre scorso ha pubblicato il secondo lavoro.

Oltre alla produzione del suo ultimo LP, distribuito originariamente da Pendu in un numero limitato di copie vinile e interamente registrato con un Tascam 488, Chelsea ha partecipato al progetto Wild Eyes insieme a Ben Chisholm, pubblicando due mesi prima di The Grime and the Glow, Damir Doma un ep di tre tracce uscito per la AMdiscs che fonde in modo molto efficace le scorie industrial che fanno parte del suo sghembo folktelling in un contesto più elettronico e minimale descritto dal duo come Doom-pop ma molto più ricco di influenze, basta ascoltare la forza drammatica e orchestrale di una traccia come Off the witch per rendersi conto dell’abilità manipolatoria della coppia nel creare un suono di transizione tra elettronica, attacchi industriali, soundscapes, racconto pop immerso in un narrato drammatico e oscuro, una world music minimale e tetra come poteva essere quella neopagana di Scott Ayers, assolutamente attenta nel trovare una connessione tra linguaggio elettronico e violenza rituale.

La giovanissima Chelsea sembra guardare con molta attenzione a quelle esperienze, tirando giù con una vera e propria sassata in pieno volto tutta la nuova psichedelia americana, frutto (anche) di una sospetta revanche nostalgica, citando la parabola performativa e musicale di Vladimir Vysotsky come compagno di viaggio ideale tra i suoi favoriti e l’idea di un viaggio psichedelico senza uso di droghe, perchè la vera possessione non ne ha bisogno, facendo propria la filosofia di Pendu Sound che rivendica alcune idee fuori dall’approccio dei poseurs “hippy”, basta pensare ad una delle ultime produzioni della label americana, licenziata dal progetto Mater Suspiria Vision e intitolata Exorcism of the Hippies.

Un contesto che scatena una serie di connessioni molto stimolanti, la più superficiale delle quali è l’inserimento di alcune cover dei Burzum nel repertorio di Chelsea Wolfe, quasi a rivendicare un background che emerge comunque negli episodi più sferraglianti del suo racconto popolare ed oscuro; in questo senso The Grime and The glow è un album molto meno compatto di Aποκάλυψις,  mentre quella era una collezione di brani dalla potenza innodica, a metà tra i Sonic Youth di Bad Moon Rising e un folk che trascolorava quasi sempre nei recessi più oscuri della tradizione, la nuova uscita della Wolfe, in realtà incisa prima di Aποκάλυψις,  sembra sostenuta da un collante molto più precario, una pericolosa instabilità che lo pone decisamente una spanna sopra nel delineare uno stile personalissimo nel montaggio di brani che si abbandonano al potere evocativo della voce, vere e proprie immersioni psichiche a base di field recordings, relitti di musica tradizionale, replica di un mondo conosciuto che si trasforma nel suo riflesso perturbante.

The Grime and the Glow è molto più vicino al rapporto con le forme di energia che attraversano tutto il lavoro di sound design fatto da David Lynch, sia nelle strutture pop che in quelle più esplicitamente fuori formato; a conferma di questo, il controllo “totale” che la Wolfe esercita sulla sua musica, spesso creando un’immagine specifica, realizzando parte dei suoi video, montando quelli per i “Fractured Poems” di Jessalyn Wakefield o i video per Agent Ribbons (il bellissimo e naive Dada Girlfriend) e per altri progetti afferenti al suo mondo e alla sua cultura.

L’alternanza tra un folk ancestrale e apocalittico e la violenza elettrica di certo Doom è ancora il terreno dialettico entro cui si formano gli episodi di The Grime and the glow, ma se si escludono alcune tracce più compatte, come l’apertura di Advice & Vices, bellissimo esempio di minimal-doom ridotto ad un’economia di tipo pop, e il blues deviato di Noorus, con un attacco degno della Pj Harvey più scabrosa, i paesaggi sonori dell’album sono vere e proprie variazioni acusmatiche partorite da ambienti derealizzati dallo loro funzione sociale;  una dimensione che supera il ricorso decrepito e marcito all’alienazione come dimensione unica per inventarsi un simulacro sonoro (la depressione, la mancanza di serotonina, gli anni zero e stronzate del genere) e che ci permette di pensare ad un suono posseduto da una dimensione rituale e performativa separato completamente dalle forme del pensiero razionale.

A tracce potenti e solidissime come Cousins of the Anthichrist si antepongono come un riflesso episodi che sospendono il fiato come Fang, Halfsleeper, e l’incredibile versione di You are my sunshine (presente nella sola versione Itunes, come bonus track) recupero di quella capacità di biforcare il significato di un brano legato alla tradizione con la deriva del racconto vocale, esperienza simile ad alcuni brani di Parallelograms di Linda Perhacs, e che qui si serve della ripetizione ossessiva per uscire lentamente dal centro.

Eccentricità allora è forse la parola più vicina alla musica di Chelsea Wolfe, non nell’accezione di bizzaria, si intende, ma nella doppia lettura di un suono costruito per fratture, tagli improvvisi ( i falsi raccordi di Widow e quelli in coda alla già citata Advice & Vices) e nella  ricerca disperata di uno spazio altro, anche rispetto allo strapotere ideologico del folk Americano contemporaneo: “all the parts of me that lived inside are drowning in the sea of waking life they don’t know their colors don’t belong on the outside” (Chelsea Wolfe – Halfsleeper)

Chelsea Wolfe in rete

Chelsea Wolfe su myspace

Il blog di Chelsea Wolfe

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Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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