martedì, Settembre 29, 2020

CSS – La Liberaciòn (V2, 2011)

Cansei De Ser Sexy, che tradotto in italiano vorrebbe dire “stanca di essere sexy”. Questo è il nome della band electro-pop brasiliana nome che, come loro stessi dicono, è stato ispirato da una dichiarazione rilasciata da Beyoncé che la band al tempo trovò così balzana da tradurla in portoghese e farne il nome del gruppo. Cinque membri che si sono alternati negli anni; tre chitarre, basso, tastiere, armonica e batteria. Dichiaratamente e apertamente pop i CSS non si stancano di confermare l’inclinazione verso suoni glamour e di tendenza interpretando alla perfezione quello che è lo stilema più gettonato del momento alias la contaminazione fra creatività e operazione di marketing aggressivo. Dopo l’album del 2008, Donkey, la formazione esce ora con La Liberaciòn album edito per V2 e che che può annoverare la collaborazione dei newyorkesi Ratatat e Bobbie Gillespie (frontman dei Primal Scream). Bacino d’ispirazione per la registrazione dell’album è stata la location di San Paolo, un vero e proprio ritorno al grembo materno che ha donato ai CSS la tranquillità e la serenità tale per produrre il disco. Sarà questa ritrovata spensieratezza che, forse, ha condizionato la scelta del titolo del disco, che suona come una sorta di invito ad oltrepassare regole, obblighi, costrizioni e a prendere libero possesso delle decisioni o dello spazio, come del resto l’artwork suggerisce. Gli ingredienti sono pressapoco i medesimi nonostante i cambi della line-up abbiano conferito alle tracce una restituzione meno analogica e debitrice all’elettronica. Un disco molto stagionale, brioso, fresco e marittimo. Undici tracce dal minutaggio contenuto, ricche di ritornelli che restano facilmente in testa e ritmi marcati. La ripetizione quasi ossessiva di I Love You, traccia d’apertura, si stoppa a metà della canzone lasciando lo spazio a melodie che richiamano l’ultimo lavoro degli Architecture in Helsinki. Le influenze marittime e balneari si fanno sentire anche in Hits Me Like A Rock e in Echo Of Love, dove le percussioni dirigono l’intero andamento della traccia. La formula si mantiene costante per la prima metà del disco. A spezzare l’andamento dell’album è la title track, unica traccia cantata interamente in lingua e non in inglese; l’elettronica si fa da parte lasciando all’incrocio di chitarre l’intera scena melodica. Da La Liberaciòn in poi, il ritmo dell’album cambia oscillando fra ritmi a martello, La Liberaciòn e Ruby Eyes, e pezzi armonici addolciti dal piano come nel caso di Partners In Crime. L’album si discosta dal lavoro del 2008, soprattutto per la commistione di generi in gioco e per la presenza non così predominante della parte elettronica. Su questo versante, non sono presenti ne La Liberaciòn tracce al pari del successo del 2005, Alala Alala, e in generale manca la presenza di un vero e proprio pezzo low-fi, ma i CSS riconfermano la propria bravura nel lavorare con la materia pop.

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Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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