martedì, Settembre 22, 2020

Lali Puna – Our Inventions (Morr Music, 2010)

Per chi scrive l’essenza più profonda dei Lali Puna rimarrà sempre racchiusa nello splendido piano sequenza che apre Le Conseguenza dell’Amore. Una singola inquadratura con cui Sorrentino ha saputo cogliere perfettamente la raison d’être dell’ensemble di Monaco. Vale a dire, la capacità di provvedere ad un commento sonoro che accompagni i nostri pensieri, mentre ci muoviamo alla scoperta degli spazi intorno a noi. Non solo asettici centri commerciali, metropolitane o complessi architettonici futuristici – come molti potrebbero immaginare dato il background del gruppo – ma anche parchi e viali alberati in una fresca giornata di sole. Nella musica dei Lali Puna l’elemento immaginifico è da sempre presente, esplicito negli acquerelli lirici di Valerie Trebeljahr (“The bird in the trees, singing our mobile melodies, what a sweet sweet world”), oppure ammantato da una frase di tastiera, dalla voce lontana di un carillon. Atmosfere sognanti, ovattate, melodie malinconiche ma mai propriamente ombrose. Brani felpati che scelgono di non attirare l’attenzione, preferendo rimanere defilati sullo sfondo. Proprio per queste sue caratteristiche, il sound dei tedeschi possiede una straordinaria capacità di adattamento rispetto all’ambiente circostante o agli stati d’animo dell’ascoltatore. Non fa eccezione in questo senso l’ultimo Our Inventions, che arriva a sei anni dal predecessore Faking the Books. Non si avvertono significative novità dal punto di vista della composizione, sebbene le chitarre elettriche che avevano fatto capolino nell’ultimo album siano scomparse del tutto. Si tratta semmai di un ritorno alle origini: il modello di riferimento è infatti il sound prettamente elettronico che caratterizzava Scary World Theory. Direttamente da lì sembrano provenire la ninna nanna Rest Your Head (“Know you will sleep allright, rest your head and take a sit beside”), o la ambient screziata di glitch della finale Out There. Su coordinate simili si muovono anche brani come Safe Tomorrow o Future Tense dove però, accanto ai campionamenti e alle interferenze sonore, si avverte una maggiore attenzione verso le dinamiche ritmiche. Proprio questo sembra il retaggio più evidente di Faking the books, nonostante la totale assenza di strumenti suonati. Le percussioni rivestono un’importanza anche maggiore nella dance sospesa a mezz’aria di Remeber, o nei break-beat Everything is Always e Move On. Quest’ultimo – forse il brano migliore dell’intero disco – pone in evidenza l’abilità della Trebeljahr di procedere per metafore (“You’re just a small light, so useless under the sun, no one will recognize you shine”). La title track e Hostile to Me evocano invece il fantasma degli Young Marble Giants (incredibile la somiglianza tra le voci della Trebeljahr e di Alison Statton), a cui i Lali Puna sono sicuramente accostabili, data la comune propensione a confezionare piccole gemme pop d’atmosfera. Alcuni si sono interrogati su quale significato abbia oggi un album come questo, a fronte del mutato contesto storico. Ma simili speculazioni potrebbero dimostrarsi piuttosto sterili, distogliendo l’attenzione di chi ascolta dall’unico elemento che davvero riveste importanza, vale a dire la qualità della musica presa in esame. È pur vero che la scena musicale è cambiata rispetto a dieci anni fa, che la cosiddetta indietronica – termine odioso, come tutte le etichette – non è più una novità. Di conseguenza, è ovvio che Our Inventions non possa suonare innovativo come furono all’epoca Tricoder o Scary World Theory. Tuttavia dobbiamo considerare che il sound di cui si parla è stato forgiato dagli stessi Lali Puna, partendo praticamente da zero. Nonostante l’assenza di deviazioni rispetto al percorso consueto della band, il recente lavoro è un ottimo prodotto, che dimostra tanto mestiere quanta cura per i particolari. Appassionerà chi ha amato i suoi predecessori, ma potrebbe anche fornire un buon punto di partenza per i neofiti. Quel che conta è che i Lali Puna sono tornati, leggeri e freschi come una passeggiata lungo Kastanienallee a primavera.

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SHOWREEL

i più visti

VIDEOCLIP

Dirty Projectors, “Swing lo Magellan” in uscita a Luglio

Esce a luglio il nuovo album dei Dirty Projectors, anticipato dal video di Gun has no trigger

Clare and the Reasons, The Lake il nuovo stop-motion video tratto da KR-51

La Band di Brooklyn Clare and the Reasons ha appena pubblicato il video di 'The Lake

David Bowie – I Can’t Give Everything Away: il viaggio astrale di Jonathan Barnbrook

Le stelle di David Bowie e Jonathan Barnbrook. Il Lyric video di "I can't give everything away", traccia conclusiva di Blackstar

Miriam Bryant – Black Car: il videoclip sexy-noir di Oscar Sansom

Oscar Samson ama le superfici e le immagini d'atmosfera. Ecco il nuovo sexy-noir per la superstar svedese Miriam Bryant

Snow Patrol – il videoclip di “Soon” diretto da Brett Simon

Soon ovvero father and soon. Il nuovo video degli Snow Patrol diretto da Brett Simon è una commovente elegia famigliare che coinvolge il cantante della band Gary Lightbody e suo padre, colpito da demenza senile tre anni fa

INDIE-EYE SU YOUTUBE

TOP NEWS

IRuna – Fuori Tempo, il videoclip di Maurizio Montesi

Fuori Tempo, la contagiosa danza di IRuna per le strade di Roma nel bel video di Maurizio Montesi.

The Fall – Imperial Wax Solvent – il doppio vinile limitato esce ad ottobre

Imperial Wax Solvent è lo splendido album dei The Fall pubblicato nel 2008. Cherry Red lo ripubblica in doppio vinile, includendo la versione scartata dal mix conclusivo. Imperdibile

Iggy And The Stooges – “You think you’re bad, Man?” – Cinque live inediti. Il box da collezione

"You think you're bad, Man?" è il nuovo box da collezione con 5 cd che include cinque live inediti di Iggy and The Stooges del periodo "Raw Power"

Dj Gengis, Un’altra Brasca: il videoclip d’animazione di Racoon Studio

Racoon Studio realizza il nuovo video d'animazione per Dj Gengis

Bon Iver – AUATC, il videoclip di Aaron Anderson & Eric Timothy Carlson

Aaron Anderson & Eric Timothy Carlson, premiatissimi art director per Bon Iver, realizzano il nuovo video per AUATC a fini benefici.

ECONTENT AWARD 2015