sabato, Gennaio 22, 2022

Mouse On Mars – WOW (Monkeytown Records, 2012)

Un tempo ogni nuova manifestazione della premiata ditta Toma & St.Werner veniva salutata come un evento ma va ammesso, malgrado non tutti saranno d’accordo, che dopo i fasti del sempre splendido Idiology, il duo non sia mai davvero riuscito ad appagare le aspettative ed anche in studio, abbia preferito adagiarsi su quella schizo-techno di loro stretta invenzione, contributo fondamentale alla musica elettronica offerto dai due, che ha cominciato a mostrare la corda già dal successivo Radical Connector. Saliti sull’alto scranno degli inventori di suono, hanno preferito la via della formula a scanso di rischi, con rari tentativi di svecchiamento, peraltro ampiamente deludenti (Varcharz), o con piccoli diversivi, simpatici, forse, ma nulla più (il progetto Von Sudenfed con Mark E.Smith).
La tecnica non è certo mai venuta meno: il taglia e cuci impazzito; la scomposizione sonora, per via di filtri e distorsioni; la resa espressionista dei ritmi ipercinetici, da Aphex Twin da luna park sintetico; le vocine da paperino e tutto il resto, dicono di una perizia alle macchine rarissima a cui, però, non corrisponde più da tempo la stessa dinamica in fase di scrittura; riuscendo persino a condurre un suono pirotecnico e multiforme, divertito e divertente, assolutamente unico, come il loro, sul pericoloso chinale della monotonia.
Venuto un po’ meno lo stimolo creativo l’arresto era inevitabile, tanto che dal succitato Varcharz, i Mouse On Mars hanno subito un arresto di ben cinque anni, protrattosi sino al recentissimo Parastrophics. Quest’ultimo, uscito giusto qualche mese fa, non è riuscito però a ridare freschezza alla sigla, risultando, piuttosto, come un’operazione di eccellente tempistica, apparendo come il tentativo di colmare quel vuoto che le contingenze storiche hanno lasciato tale, non permettendo il riaffacciarsi di una scena elettronica ugualmente capace di incidere sull’immaginario collettivo, come quella apparsa all’incrocio dei due secoli e, quindi, senza permettere un adeguato ricambio generazionale. Il ché, è un segno dei nostri miserrimi tempi ma sarebbe stato un problema relativo se non fosse una cocente delusione; cocente al punto tale da far supporre che dietro la repentina pubblicazione di quest’ultimo WOW, ci fosse il tentativo di rimediare ad un errore appena commesso. Ed invece, di Parastrophics, WOW non è che una costola, tanto da risultare quasi come una raccolta di outtakes di quello. E questo, sì, è un problema; tanto più che i due, hanno preferito impegnare gli ultimi tempi ad inventarsi un App interattivo per iPhone, permettendosi poi, anche, di adoperarlo all’interno del nuovo disco, a supporto di una concezione della musica molto moderna, molto libera, molto open source. E’ pur vero che il sottoscritto sia un anacronismo vivente, con un disinteresse pressoché assoluto per il gadget digitale (soprattutto se debitore di un marchio multimiliardario), ma che questo genere di iniziative sinora non abbiano mai creato nulla di veramente degno di attenzione, non è un’opinione: è un fatto (basti pensare alla, certo ben più estesa, operazione Biophilia di Björk. Già dimenticato? Appunto…). Infatti, il Wretchup, non aggiunge nulla a WOW che non sia una serie di ultrasuoni e latrati storti, come in casa Mouse On Mars si è sempre fatto e dei tre brani in cui è adoperato (DOG, VAX e CAN) c’è poco da dire che non sia da ripetere anche per tutte le altre tracce.
Cioè: i Mouse On Mars fanno i Mouse On Mars, tornando per riprendersi ciò che è loro a mani basse; producendosi in una serie di esercizi di stile, frenetici, nervosi e forzatamente simpatici. Ora con saltellanti e stordenti videogames (SOS, APE); ora allusivi verso una sorta di post-hip hop (la stessa VAX e PUN); ora in botta da megaraduno (HYM), ora da club acid o quasi (ACD). Tutto suona esattamente come si potrebbe prevedere; persino l’elemento fuorviante, il difetto voluto, il feedback ed il glitch, i titoli sibillini, risultano ampiamente risaputi, ben attesi. Tutto si conclude in fretta e lascia il vuoto dietro di sé e non più come portato di una musica che trova il suo picco concettuale nella fugacità del gesto, nell’immediatezza, nell’hic et nunc dell’atto propulsivo della fruizione attiva e della danza, ma come un pasto precotto, gradevole ma dai valori nutrizionali pari a zero. Perché WOW suona perfettamente, giacché la competenza dei due non si discute, ma non va oltre il suono puro e semplice; non ha brani veri e propri ed in più di un occasione, strano a dirsi per un lavoro simile, si rischia lo sbadiglio; anche se, certo, chi non li conoscesse già potrebbe esserne ugualmente affascinato e, certo, si trattasse di un esordio si griderebbe al miracolo.
Accettiamolo, i Mouse On Mars appartengono alla serie di artisti, iniziatori, che hanno già raggiunto il loro apice artistico, che hanno già scritto la loro pagina fondamentale e che ora lavorano il proprio stile vivendo del loro stesso status; lasciando da parte quel certo afflato sperimentale che ne caratterizzava le prime mosse ma trovando (forse anche giustamente) sempre un ambiente favorevole ed un pubblico osannante a prescindere ed è chiaro che continuare a chiedere la rivoluzione, a chi ha già apportato la sua firma, nel suo piccolo, tra le pagine della storia della musica popolare, sarebbe una grande ingenuità. Per adesso fingiamo di accontentarci dell’acronimo rovesciato di WOW ma far finta che i veri Mouse On Mars non furono altra cosa, sarebbe un errore.

Alessio Bosco
Alessio Bosco - Suona, studia storia dell'arte, scrive di musica e cinema.

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