domenica, Maggio 9, 2021

David Grubbs – The Plain Where The Palace Stood

 The Plain Where The Palace Stood delinea lo stato dell’arte per quanto riguarda David Grubbs oggi. All’interno del disco è infatti possibile ritrovare le due anime musicali che David porta avanti dall’inizio della sua carriera solista (dopo quella epica con Squirrel Bait, Bitch Magnet, Bastro e Gastr Del Sol): quella più legata alla forma canzone, al folk elettrico cantautorale, e quella invece più sperimentale, in cui gioca con spazio e tempo a dare una sua personale visione di quello che potrebbe essere definito sbrigativamente post-rock. E lo stato dell’arte viene fatto anche per quanto riguarda le collaborazioni: in una buona metà dei brani sono infatti presenti Stefano Pilia, noto per la militanza nei rinati Massimo Volume oltre che in band dell’underground italico come i 3/4HadBeenEliminated e gli In Zaire, e Andrea Belfi, anch’egli alfiere della sperimentazione italiana con Rosolina Mar, Squarcicatrici e molti altri, personaggi con cui Grubbs già nel 2010 fece uscire un album, Onrushing Cloud. Ai due si unisce anche, quando c’è bisogno di un po’ di elettronica, un altro italiano, Attila Faravelli. L’album è dunque sicuramente interessante, anche se aggiunge poco al discorso elaborato da Grubbs negli ultimi trent’anni, impresa che però ammettiamo essere ardua. Particolarmente degni di nota sono gli esperimenti sonici di First Salutation, Second Salutation e Third Salutation, brani posti a spezzare in tre parti e a chiudere l’album creando atmosfere traballanti e a tratti inquietanti, con Grubbs e Pilia a far duellare le loro chitarre nei primi due brani, mentre nel terzo episodio, che va avanti per oltre sette minuti, si entra in mondi sonori colmi di tensione, rumori di fondo e basse frequenze. Molto valido e suggestivo è anche A View Of The Mesa, che come si può intuire dal titolo disegna scenari desertici e morriconiani (con ancora Pilia a dire la sua). Ma non sono da disdegnare nemmeno i momenti più cantautorali, ad esempio I Started To Live When My Barber Died, dove l’elettrica e la voce di Grubbs costruiscono un mondo desolato ed aspro, cosa che accade con buoni risultati anche in The Hesitation Waltz

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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