venerdì, Settembre 17, 2021

King Of The Opera – Nothing Outstanding (Trovarobato/Sfera cubica, 2012)

Quale migliore evento se non il Primavera Sound Festival (indiscusso Sabbah dell’indie europeo) poteva essere scelto per officiare il rito battesimale di una neonata band? La domanda è retorica, e la risposta è ovvia. Ed così che sotto i migliori auspici Alberto Mariotti smette i panni di Samuel Katarro, interessante ma acerbo progetto musicale, per dare i natali ai King Of The Opera. Due progetti differenti la cui discontinuità si colloca non a livello di line-up, dato che i musicisti che accompagnano Alberto sono sempre i soliti (il polistrumentista Wassilij Kropoktin e il percussionista Simone Vassallo), quanto a livello sonoro e musicale. Il percorso evolutivo iniziato con Beach Party (del 2008) non si è mai arrestato, c’è stato un continuo progresso, ed ogni tour, ogni nuovo album o bootleg hanno segnato un passo avanti. Ora però è tutto diverso, gli ultimi accenni blues rimasti sono stati definitivamente eliminati, per lasciare spazio ad un indole maggiormente rock, comunque contaminata da una psichedelia acida e da un pop molto sperimentale. I vari fronzoli ed orpelli che appesantivano le canzoni degli album precedenti sono tutti scomparsi, ottenendo così un suono più pulito ed ‘a fuoco’, ma non per questo più convenzionale. E seppure io continui a preferire i momenti più melodici (come la ballata beatlesiana ‘The Halfduck Misery’ o l’indie-pop dalle venature lisergiche di ‘Fabriciborio’) comunque tutte le derive strumentali (se siete dei fan del genere andate ad ascoltarvi ‘Pure Ash Dream’: 8 minuti di delirio elettroacustico) hanno una loro perfetta collocazione all’interno del lavoro rendendo il tutto omogeneo e ben amalgamato. Le atmosfere più dure e oscure come in ‘Heart of Town’ (che mi ricorda molto i CSI di ‘In Quiete’ come arrangiamenti) si contrappongono perfettamente a divagazioni all’apparenza più leggere e spensierate come ‘GD’ e ‘Worried About’ (influenzate dall’indie-folk canadese/seattleiano). Un ottimo prodotto da ascoltare con le orecchie e con il cervello, frutto di un modo di agire purtroppo ancora raro nel panorama musicale italiano (indipendente e non). Frutto di una ricerca personale ed originale che evita le derive autoreferenziali ed onanistiche e che allo stesso tempo resiste alla tentazione di sguazzare nel trendy e nel nazional popolare. Una strategia vincente (nonché profondamente autentica) che passo, passo potrà dare risultati insperati.

 

Emanuele Lanosa
Emanuele (detto Lello), 25 anni, ha terminato nel 2009 gli studi universitari, concludendo la sua carriera accademica con una laurea alla Statale di Milano in filosofia teoretica su Charles Taylor. Coltiva interessi quali basket, cinema, letteratura e ovviamente musica.

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