lunedì, Settembre 28, 2020

Liars – sisterworld – (Mute 2010)

La recensione di Sisterworld completa lo speciale dedicato ai Liars e curato da Federico Fragasso; i numeri precedenti si leggono da questa parte:

Speciale Liars – Prima parte

Speciale Liars – Seconda Parte

Speciale Liars – Terza Parte

Speciale Liars – Quarta Parte

Dovranno passare più due anni prima che in rete appaia un misterioso sito all’indirizzo www.thesisterworld.com. È una trovata in puro stile Liars: pubblicizzare il nuovo album suscitando nel pubblico il maggior grado di curiosità possibile. Nessun indizio, nessuna anticipazione. Ad occupare lo spazio virtuale non troviamo che poche fotografie. Gli scatti immortalano i tre mentre si aggirano sperduti in spiagge e foreste deserte, vestiti come scolaretti stracciati. Un’immagine che sembra presa di peso dal Signore delle Mosche. I comunicati stampa chiariscono che Sisterworld sarà una riflessione sugli “spazi alternativi e sui sistemi di supporto underground che gli individui creano per poter sopravvivere in una città come Los Angeles”. Premessa curiosa, che getta sulla metropoli un velata patina di inquietudine. La porticina d’avorio che campeggia in copertina, del resto, sembra quasi citare le ossessioni visive di David Lynch: rimanda alla piccola scatola blu che cela i misteri dell’inconscio in Mulholland Drive.

A giudicare dal teaser gratuito Scissor, scaricabile on-line, un senso di minaccia aleggia realmente sui brani che costituiscono l’album di imminente pubblicazione. Una tetra melodia d’archi e tastiera fa da sfondo alla voce di Andrew, vicina come non mai a quella del collega australiano Nick Cave. Le parole, ordinate a comporre un testo insolitamente lineare, tratteggiano una vicenda di morte e resurrezione: “I found her with my scissor, this heart fell to the ground, I am supposed to save you now, but my hands are freaking out… I dragged her body to the parking lot, I tried to find her a saviour right there among the cars, just then I began to quiver, when I saw her looking out, She was aliiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiive….”. Sull’urlo prolungato del frontman batteria e chitarra irrompono a scatenare l’inferno, con un effetto sorpresa decisamente “orrorifico”.

La traccia che apre Sisterworld mette in luce alcune caratteristiche proprie dell’opera nel suo complesso. È evidente come il gruppo si ponga nuovamente l’obbiettivo di esplorare le infinite potenzialità della forma canzone. Nel complesso sarebbe eccessivo parlare di pop tout court, ma l’attenzione verso strutture musicali più definite è esplicita tanto quanto lo era stata nel disco precedente. Una composizione come Drip, dai tratti marcatamente sperimentali, costituisce l’eccezione in un contesto dove le dinamiche d’impatto sono preponderanti. Sotto questo aspetto risultano esemplari due bombe ad alto potenziale come Scarecrows on a killer slant, gorgo industriale di bass synth e chitarre distorte, e The Overachievers, versione Liars del beach-punk alla Ramones. Per la prima volta, dunque, il divario stilistico fra due lavori consecutivi non sembra così accentuato. Un ascolto approfondito, tuttavia, rivela le sostanziali differenze tra Sisterworld e il predecessore. Mentre Liars era stato registrato quasi in contemporanea al suo concepimento, il processo compositivo che ha portato al nuovo album si è sviluppato in un lasso di tempo più ampio. Ne risulta un affresco inquietante e misterioso, maggiormente in linea con il retaggio musicale della band. Le melodie crepuscolari alla base di Drum is not Dead vengono coniugate all’estro sperimentale di They were wrong… So we drowned e alla forza d’urto di Liars. Spesso i brani alternano passaggi atmosferici a repentine esplosioni di rumore, in una continua dinamica piano/forte che costituisce uno dei tratti distintivi dell’opera. Talvolta la sala di registrazione è trattata alla stregua di un vero e proprio strumento, con esiti inediti e sorprendenti. È il caso di No Barrier Fun, cupa cantilena dai toni gangsta che si struttura intorno ad un campione d’archi. I trucchi da studio entusiasmano i tre al punto tale da sfuggir loro di mano in qualche occasione: come spiegare altrimenti la presenza degli ottoni a sostegno del magniloquente riff di Goodnight Everything? Questo procedere per stratificazione si rivela invece efficacissimo su Proud Evolution, una litania a base di bassi pulsanti, percussioni tribali e synth cosmici che potrebbe ricordare i Radiohead in salsa dub. Stupisce per la sua semplice bellezza Too much, too much, gemma dream pop in cui i barrage di chitarra sposano celestiali tastiere 4AD, mentre la voce esprime tutta l’insospettabile vulnerabilità del gruppo. In definitiva, l’aggettivo che meglio potrebbe descrivere Sisterworld è “maturo”. L’album dimostra come i Liars – dopo tanto errare – abbiano finalmente trovato un idioma capace di rappresentarli. Non c’è volontà di sorprendere ad ogni costo. Piuttosto sembra evidente il desiderio di approfondire determinate intuizioni, mirando a costruire un percorso lineare. Che sia un primo segno di stabilizzazione? Tutto lascerebbe intendere di sì, anche se, considerando con chi abbiamo a che fare, non c’è da fidarsi troppo.

Sisterworld è stato pubblicato il 12 Marzo e sarà disponibile anche in versione de luxe. Questa comprenderà reinterpretazioni – remix o vere e proprie cover – di tutti i brani dell’album, ad opera di artisti del calibro di Thom Yorke, Alan Vega (Suicide), Kazu Makino (Blonde Readhead), Melvins, Tunde Adepimpe (TV on the Radio).

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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