domenica, Settembre 27, 2020

Prophets & Kings – s/t (autoprodotto, 2011)

Solo con il tempo ci si accorge che, a volte, il caso non è da considerarsi tale. O segue una linea precisa, dettata da un’entità (da Dio al Flying Spaghetti Monster c’è l’imbarazzo della scelta), oppure è talmente imprevedibile che riesce a conseguire un filo logico delle cose. Ebbene, questo disco senza titolo dei Prophets & Kings sembra capitare a fagiolo per completare il percorso musicale delle ultime recensioni che ho curato. Sembrerà insolito, ma esiste un trait d’union tra questi ragazzi di Chattanooga, Diva, Glasser, Rubik prima e dopo e un’altra formazione degna di nota,MGMT. Cosa li tiene insieme? L’uso serrato dell’elettronica per i primi tre oggetti di studio; una struttura melodica articolata, quasi prog, sognante e trascendentale; la melodia vocale portata in primo piano, perno della canzone stessa in molteplici casi. Si potrebbe parlare di filone musicale, non tenuto insieme dalla provenienza geografica ma piuttosto dalle atmosfere, dal modo di concepire l’unità canzone, con un inizio ben definito ma con un finale libero, inimmaginabile. Entrando nel particolare di questo disco d’esordio, sentiamo come i Crystal Castles abbiano pesantemente influito nella costruzione del sound caratteristico, assieme ad altri gruppi vicini ai P&K come Kid Infinity. Gli MGMT intervengono nel dare la struttura melodica, propria di un’altra epoca, all’incirca il 1967, ma c’è da considerare che qui tutto è synthetico e saturato (ad esempio Nadya potrebbe essere stata pensata dagli ABBA e suonata dai Jesus and Mary Chain). Ci si allontana dal passato nel momento in cui sentiamo ballad come Misery Haunts, dove con semplicità si accostano archi romantici a una base ritmica elettronica e distorta, soppiantando finalmente il ruolo della chitarra acustica e le atmosfere classiche e classicistiche. In Eunuch addirittura potremmo parlare di epic metal senza metal, con una svolta hardcore techno inaudita. C’è dell’estro in questi ragazzi, e dato che ci sono delle convergenze da molte parti del mondo verso questo nuovo connubio prog-electro, chissà che questo genere non si definisca a pieno ed emerga nel mainstream, com’è stato per il dubstep negli ultimi anni.

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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