giovedì, Dicembre 1, 2022

Steve Reid & Kieran Hebden – 21/09/2007

kieran_hebden__steve_reid.jpgLa serata inizia presto a La Maroquinerie, uno dei luoghi musicali di Parigi più assidui e frequentati. L’aperitivo è offerto dai Limousine, trio bretone raffinato e potente, protagonisti di una performance di quaranta minuti in bilico tra atmosfere malinconiche ed esplosioni sature di distorsione e riverberi à la Mogwai. Di seguito annoiano i teutonici del Tied Tickled Trio ormai persi lungo una deriva electro-dub che nei momenti migliori riesce a essere semplicemente noiosa. Del resto i non molto numerosi presenti sono venuti tutti per Kieran Hebden e Steve Reid, coppia artistica che al terzo album ha smesso il suo abito iniziale da side-project di Four Tet per assumere un’identità molto forte, audace e precisa. Qui gli estremi non si toccano ma vengono centrifugati e fusi per essere restituiti in forma magmatica: il vecchio e il giovane, la tradizione e la tecnologia, l’origine e l’escaton. Se glielo avessero detto quando aveva diciassette (17!) anni – e già si trovava a registrare la sua prima batteria con Martha & The Vandellas – che un giorno si sarebbe trovato a percuotere i suoi tamburi di fronte a uno spilungone dai capelli arruffati intento ad armeggiare con improbabili e luminescenti aggeggi elettronici, Steve Reid probabilmente si sarebbe fatto una risata provando a immaginare quel lontano futuro sembrato uscito direttamente da un romanzo di fantascienza di serie b. Eppure quel futuro è adesso ed è passato per Parigi, dove Kieran Hebden e Steve Reid si sono fronteggiati (letteralmente) per oltre un’ora improvvisando su brani di un genere che non riesco a definire in altro modo se non “techno-jazz”. Le virgolette hanno il loro peso ed è bene specificare che l’etichetta in questo caso non vuole rendere l’idea di un suono che sta a metà strada tra il jazz e la techno ma che è tutt’e due immediatamente e allo stesso tempo. Se fate fatica ad immaginare qualcosa del genere, forse vi aiuterà una breve descrizione della dinamica dello spettacolo (in tutti i sensi): Steve Reid accenna un ritmo, Kieran lancia un campione (che può essere indifferentemente un flauto, un arpeggio di chitarra o delle percussioni elettroniche) a cui l’anziano batterista risponde aumentando progressivamente il ritmo o cambiando repentinamente il tempo; costretto a inseguire, il giovane inglese rilancia modificando in tempo reale i suoi synth e i suoi ritmi. Ciò che si produce è tutto un gioco di incastri e inseguimenti fatto di sorrisi, sguardi di intesa, motti di apprezzamento e aperte risate. La gioia di chi suona si riflette nell’entusiasmo di chi ascolta e dopo tanti dischi e troppo tempo posso constatare che sì, in effetti, si può suonare qualcosa di mai sentito prima. Ultra-terreni.

Gigi Mutarelli
Gigi Mutarelli
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