sabato, Settembre 26, 2020

Thee Oh Sees – Carrion Crawler/The Dream (In The Red Records, 2011)

Ok, bisognerebbe cominciare a dare a Cesare quel che è di Cesare, affermando con forza che la In The Red Records attualmente è l’etichetta da conoscere per capire dove “va” il rock underground americano in questo momento. Bum! Sterile agiografia esercitata da un malato di suoni sporchi e garage, con la nostalgia per un’epoca – i Sixties, ma anche i Fifties – che non ha vissuto? Tendenza a non avere una percezione onnicomprensiva di tutte le produzioni musicali che mensilmente vengono licenziate, con la tendenza quindi a fare di tutta una nicchia un fascio? Probabile, ma lasciatemi finire. Non parliamo di me, parliamo di te: si, proprio te che stai leggendo. Se lo fai perché già conosci ed apprezzi il gruppo, saprai sicuramente che questo è il terzo disco in poco meno di un anno e mezzo; che i due precedenti erano più che buoni, ma che la brillantezza di quest’ultimo li supera entrambi (se quest’ultima cosa non la sai perché giustamente non l’hai ancora ascoltato, te la dico io). Saprai quindi che Thee Oh Sees sono un gruppo caldo, arso dal sacro fuoco della creazione, e che è ingiusto relegarli nel tuo/nostro “best kept secret”. Saprai, e qui vengo al punto, che possono esser considerati uno dei gruppi di punta della In The Red. Ora: una label che vanta nel suo roster gente come Oh Sees, Mark Sultan, Fresh & Onlys, Demon’s Claws, Black Lips (non più, ma vabbè), Jon Spencer Blues Explosion (anche questi non più), Dirtbombs, Cheap Time, Davila 666, King Khan, è o non è un faro per chi desidera comprendere l’evoluzione del rock’n’roll primordiale, quello che da Elvis a Bo Diddley si è via via passato il testimone di artista in artista, assumendo sempre varie e diversificate forme – leggi generi, ovvero: garage, punk blues, rockabilly, ecc… – sino ad arrivare ai giorni nostri sempre vivo, viscerale ed incompromesso, grazie ad un’opera di sostanziale ridefinizione ed attualizzazione della materia? Dunque, spero di aver adeguatamente perorato la mia causa. Tornando a te, caro lettore, ed ai nostri Oh Sees, quest’ultimo Carrion Crawler/The Dream, uscito sul finire del 2011, doveva originariamente essere messo in commercio sotto forma di due EP di 5 brani ciascuno: il buon John Dwyer ci ha ripensato, ed ecco qua l’ennesimo nuovo full lenght. Registrato in presa diretta, l’album suona sanguigno e crudo, scosso da una tensione ritmica notevole, merito anche del drummer aggiunto, Lars Finberg degli Intelligence. La band sembra aver completamente perso quell’indole pop – termine da prender con le molle quando si parla dei californiani – che veniva fuori dal precedente Castlemania e che in generale era nel suo dna, vedi i jingle jangle garagisti presenti in un album come Help. Questa nuova fatica indirizza invece il sound verso scorribande kraut al contempo lisergiche e muscolari: l’effetto è devastante, cosmico e autenticamente selvaggio. Detto questo, la botta psych-caterpillar sparata senza pietà alcuna non pregiudica minimamente la fruibilità genuinamente rock’n’roll: non ci si annoia mai, garantito. Impossible ed inutile citare un brano piuttosto che un altro:  Carrion Crawler/The Dream va ascoltato tutto d’un fiato nella sua interezza, in modo da coglierne la mirata equidistanza tra asperità sperimentali schiantate contro il muro da un’irruenza quasi punk e mirabile predisposizione a creare songs micidiali ed ipnotiche, psicotiche e quasi ballabili. Garage band atipica, la combricola di Dwyer suona abbastanza “arty” da non impedire di non avere una bella erezione gonfia pantaloni, facendo dell’imprevedibilità un vanto. A costo di ripetermi, poche bands possiedono oggi la sicurezza nei propri mezzi espressivi e la capacità di creare grandi dischi (dischi, non singole canzoni) unendo tradizione ed innovazione come nel caso di Oh Sees: gruppo da supportare, senza se e senza ma. Come l’intero catalogo ITR, non si era capito?

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The Oh Sees su myspace

John Dwyer: vocals, guitars
Brigid Dawson: keyboards, vocals
Petey Dammit: guitars
Mike Shoun: drums
Lars Finberg: drums, guitars, vocals

tracklist

Carrion crawler | Contraption/Soul desert | Robber barons |Chem-farmer | Opposition | The dream | Wrong idea | Crushed grass | Crack in your eye | Heavy doctor [/box]

Denis Prinzio
Denis Prinzio
Denis Prinzio è bassista di numerose band underground ora in congedo temporaneo, scribacchino di cose musicali per sincera passione, la sua missione è scoprire artisti che lo facciano star bene.

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