giovedì, Ottobre 1, 2020

Chris Garneau – El radio – (Absolutely Kosher – 2009)

garneau_el_radioLa scrittura fragile di Chris Garneau non perde la sua forza evocativa, ma El radio aggiunge delle notevoli sfumature all’universo sonoro del songwriter Newyorchese. Non si tratta solamente di una complessità maggiore dell’impianto sonoro, sicuramente più ricco, ma anche di una scelta che abbandona quella retorica della disperazione che rappresentava il rischio maggiore di Music for tourists anche e soprattutto per un uso della voce che non sfruttava a pieno le notevoli capacità di Chris; Garneau stavolta si muove tra malinconia e grottesco con una sicurezza compositiva maggiore, creando momenti di tensione strumentale che non lavorano semplicemente per addizione sullo scheletro piano/voce/archi quanto sul rapporto davvero “drammatico” tra pieni e vuoti. Antony, Buckley figlio, Wainwright, Elliott Smith, non ci sembravavano appropriati prima, se non per suggestioni episodiche, lo sono ancora meno nella raccolta di canzoni che costituiscono El Radio, fatto di quella levità che fa pensare all’equilibrio difficile che attraversa l’ultimo lavoro di Essie Jain, strano vaudeville dell’anima che trasforma la fragilità del suono in un improvviso e impercettibile crescendo di elementi. Questi due estremi aprono e chiudono l’album, il drone orchestrale della splendida The Leaving Song, e il piano lontanissimo di Black Hawk waltz, quasi a racchiudere l’universo apparentemente semplice di un piccolo Harry Nilsson capace di giocare a dadi con la musica senza lasciarsi risucchiare da una bellezza di maniera. Dirty Night Clowns, il brano che apparentemente più si avvicina ad un modello riconoscibile, senza dire qual’è usa gli elementi in gioco per costruire una scrittura fratta, emozionale, barocca [con un equilibrio quasi seicentesco, non nell’accezione di superficie che spesso si affida al termine]  e minimale che si contrappone al lento incedere di Raw And Awake, un tragico crescendo acustico che entra ed esce con forza dai confini di un chamber pop privo di formule anguste. A metà tra perfezione strutturale [No More Pirates, Over and Over, la già citata Dirty Night Clowns], l’immagine di un ricordo sfocato [Cats and kids, les lucioles en re mineur], gioco [Fireflies] e malinconia old style [la bellisima Things She said], El radio è un deciso passo avanti nella produzione di Chris Garneau.

Chris Garneau su myspace

Roberto Ragionieri
Contatta Roberto Ragionieri per e-mail: roberto.ragionieri@gmail.com Roberto Ragionieri è fermo ai '90. Altro non è dato sapere/// Roberto Ragionieri su Facebook

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