giovedì, Ottobre 1, 2020

Human Don’t Be Angry – Human Don’t Be Angry (Chemikal Underground, 2012)

Uomo, non essere arrabbiato: Malcolm Middleton non ha dato consigli di questo tipo a chi ancora rimpiange l’assenza del gruppo di provenienza, gli scozzesi Arab Strap, con cui si legava a Aidan Moffat, il L Pierre ormai indirizzato verso una felice carriera indipendente. Ha preferito assumere questo pseudonimo per intitolare questo disco a metà tra lo sfizio personale ed un concept album troppo difficile da esplicitare e quindi vagheggiato, come una sensazione che si respira nell’ascolto di queste melodie elettro-acustiche. Protagonista dei nove pezzi la chitarra elettrica, tessitrice di ricami minimali e angosciosi, qualche volta rieditando il post rock atmosferico quasi new age (After the Pleasuredome), oppure accompagnata da stratagemmi alla Radiohead di Ok Computer (le angosciose voci di H.D.B.A. Theme) ma legato sempre all’esperienza Arab Strap, tanto da poterla collegare con episodi come New Birds. Per legami con la forma canzone più classica si può citare Monologue: River, carica di pathos, oppure virare verso il lato più elettronico di 1985, costruita sulla base di due semplici campionamenti, uno degli episodi malinconici più speranzosi. Il legame di questi pezzi, che ha portato Middleton a siglarli sotto un nuovo pseudonimo, è da ricercarsi nella composizione, basi elettroniche e melodie di chitarra, ma anche nella dilatazione dei ritmi e nella strutturazione delle armonie, che avvicinano più al post rock che al pop rock. Niente di nuovo, mi si dirà, gli Arab Strap ci hanno costruito sopra la loro intera carriera, osando quello che i Blur per rispetto del loro nome e per background culturale (mancanza di tradizione folk, presenza forte dell’anima brit) non si sono mai sentiti di fare. Quello che differenzia questa esperienza è l’ansia e la tachicardia che provoca vivere oggi, in tutto il mondo occidentalizzato, e non nei sobborghi scozzesi. L’accennato concept poteva legarsi ai temi della modernità liquida ma, per mancanza di voglia o per piacere personale, così non è stato. Tutte le sonorità sono state studiate per ottenere quest’effetto senza troppo caos lirico, con coscienza delle proprie possibilità e delle proprie specialità. E questo ne fa un vanto e un motivo in più per assistere alla, per ora, unica sua data italiana.

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Malcolm Middleton in rete

The Missing Plutonium | H.D.B.A. Theme | First Person Singular, Present Tense | After the Pleasuredome | Monologue: River | Jaded | 1985 | Asklipiio | Getting Better (at Feeling Like Shit) [/box]

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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