giovedì, Luglio 7, 2022

Langhorne Slim & The Law – The Way We Move (Ramseur Records, 2013)

Fare le cose con semplicità, senza tanti orpelli ed abbellimenti pretenziosi. Cogliere l’essenza della popular music, musica semplice per gente semplice (che non vuol dire stupida, attenzione). L’ex bambino prodigio Langhorne Slim sa perfettamente quello che vuole e sa come ottenerlo: una strumentazione quasi interamente acustica, una band rodata con cui ha un feeling epidermico (David Moore, Jeff Ratner e Malachi Delorenzo, per l’occasione ribattezzati The Law) e con la quale sprigiona energia e voglia di far muovere deretani, sin dall’iniziale tripletta The Way We Move – Bad LuckFire che ricorda i Violent Femmes  all’arrembaggio con la sciabola tra i denti. La miscela è quella dei precedenti dischi: blues, country, gospel, folk (pre war, post war…vabbè) e bluegrass, tanto per non farci mancare nulla. La musica della tradizione americana che nelle mani del nostro si trasforma in qualcosa di tremendamente catchy e contagioso. Il merito principale di Langhorne Slim è proprio questo: essere accessibile senza risultare plastificato e “finto” – al contrario di molta roba che gira adesso, periodo in cui le bands folk vanno parecchio di moda: basti pensare a quella canzoncina dei Luminers che ci fanno ascoltare praticamente dappertutto –  mantenendo quella giusta dose di sporcizia (nei suoni, nelle atmosfere, in un certo mood cowpunk) e di rurale sapidità. Si possono quindi anche scomodare nomi importanti e “scomodi”, come il Bob Dylan che Slim ricorda per quella voce nasale e un pochino roca e sgraziata, ma comunque efficace. Il bilanciamento tra brani  movimentati ed episodi più riflessivi (Salvation, Someday, Song For Sid, in cui si avverte un pathos espressivo a tratti persino inedito) fanno di The Way We Move il capitolo più riuscito (insieme a When The Sun’s Gone Down) della discografia del giovane Langhorne. E poi quando si scrivono inni alla gioia come il bluegrass risveglia cadaveri di Found My Heart o il motivetto da fischiare nelle giornate più buie di Wild Soul, cosa si vuole di più da un disco?
Uscita col botto, da avere assolutamente.

Denis Prinzio
Denis Prinzio
Denis Prinzio è bassista di numerose band underground ora in congedo temporaneo, scribacchino di cose musicali per sincera passione, la sua missione è scoprire artisti che lo facciano star bene.

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