lunedì, Settembre 21, 2020

Marco Parente – La Riproduzione Dei Fiori

Sarà un caso, sarà pensato, fatto sta che la combinazione tra il nome dell’etichetta Woland, e la prima traccia del nuovo lavoro di Marco Parente, Il Diavolaccio, riporta subito alla mente il romanzo di Bulgakov, Il Maestro e Margherita. Perciò se è vero che nel libro Woland, alias il diavolo, vuole costantemente il male e opera costantemente il bene, forse il Diavolaccio di cui ci racconta Parente, più che manipolare l’anima dell’uomo la redime anche attraverso la sofferenza. Il diavolo, nella tradizione, è una figura di deviazione; distoglie dalla retta via, distorce la realtà delle cose, inganna con false promesse, compromette l’anima. Ma il diavolo è anche colui che si oppone, il simbolo delle contraddizioni e, forse, la rappresentazione per sommi capi dell’essere umano, nei suoi dilemmi e tensioni. Chiuso questo innesto letterario, veniamo a La Riproduzione Dei Fiori undici stami di calibrata armonia in cui si congiungono per addizione i suoni di chitarra, archi e voce. Riprendendo l’omonimo spettacolo della stagione teatrale 2008-2009, apre il disco Il Diavolaccio, accoppiata vincente di chitarra e voce, giri armonici cadenzati e regolari che rendono la canzone un dolce ninna nanna. Al testo viene affidato il compito di descrivere il tema della tentazione e del rovesciamento delle logiche comuni del quieto e ben vivere. A seguire La Riproduzione Dei Fiori che contiene una sorta di principio epicureo scandito dal calembour “Fatti il bene e fotti il male/ Perché vivere bene ti fa bene”. Suoni cristallini quasi liquidi che incorniciano la breve ballata. Di cipiglio differente è C’era Una Stessa Volta, con la quale s’avvia il lato più rock e a tratti folk del disco; la batteria si fa imperiosa e trascina la traccia in cui si avverte l’impronta del Bob Dylan di Hurricane. Viene poi La Grande Vacanza, canzone cantata per primi secondi a cappella, poi in modalità acustica chiudendosi infine con un inatteso stile elettronico dai suoni distorti delle chitarre. Di sapore jazz è L’omino Patologico, seconda citazione – seppure indiretta – della demonologia presente nel disco; la voce di Parente si increspa sul finire per lasciare quindi spazio ad un inconfondibile coretto di “uh-uh” che strizza l’occhio a Simpathy For The Devil dei Rolling Stones. Si conclude con Dare e Avere quest’album dalla doppia anima, melodica e rock, che ben si sarebbe incisa sulla superficie rugosa di un vinile. A differenza dei due Neve Ridens, la cui rapida uscita rispondeva alla prolificazione musicale di Parente, La Riproduzione Dei Fiori è un album di contenimento, come fanno intuire sia minutaggio sia il numero dei brani, dove la selezione è stata dettata per prima cosa dalla qualità piuttosto che dalla quantità. L’album procede a zig zag, con continui colpi di coda, citazioni latenti, cambi di genere che si fondono senza compromettere l’originalità dell’insieme. Un lavoro ricco e impreziosito da uno stuolo di musicisti: Asso Stefana, che condivide le chitarre insieme allo stesso Marco Parente, Andrea Allulli al piano e alle tastiere, Andrea Angelucci al basso, Emanuele Maniscalco alla batteria, e dalla partecipazione per gli arrangiamenti di Robert Kirby (collaboratore di Nick Drake e Elvis Costello), scomparso prima della conclusione della produzione dell’album.

Marco Parente su Myspace

Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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