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Sara Lov, in libera uscita dai Devics, è passata dall'Italia per far conoscere le canzoni del suo esordio solista "seasoned eyes were beaming". L'abbiamo incontrata dopo il suo emozionante concerto milanese, ultima data del mini-tour. 

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Sara Lov, in libera uscita dai Devics, è passata dall’Italia per far conoscere le canzoni del suo esordio solista “seasoned eyes were beaming”, recensito da questa parte su Indie-eye Network. L’abbiamo incontrata dopo il suo emozionante concerto milanese, ultima data del mini-tour. Ecco cosa ci ha raccontato.

Benvenuta su Indie-Eye. Abbiamo ascoltato il tuo esordio solista “seasoned eyes were beaming” e l’abbiamo trovato davvero interessante e molto bello. La prima cosa che abbiamo notato è l’evoluzione verso un songwriting sempre più maturo, in cui si può vedere la continuazione del percorso fatto coi Devics, che si era già in parte spostato verso canzoni con maggiori legami col folk e con influenze più varie. Sei d’accordo?

Sì, e lo considero un grande complimento, perché spero di maturare come songwriter. So che ho ancora molto da imparare e che posso migliorare; il mio impegno è in quella direzione.

Sullo sfondo rimane sempre il pop, nel senso più alto del termine. Ne possono essere esempi “Frankie” o “Just Beneath The Chords”, dove emergono orchestrazioni che possono fare pensare a Bacharach e alle sue gemme anni ’60. Cosa ne pensi?

Quando scrivo una canzone mi interessa molto dare spazio alla sensibilità pop e alla melodia. Tutta la musica che preferisco ascoltare segue il classico e preciso schema verse-chorus, con in primo piano la melodia; di conseguenza, quando scrivo qualcosa, mi viene naturale ricercare le stesse cose.

 

Restando in tema anni ’60, possiamo citare la cover di “Old Friends” di Simon & Garfunkel. Credo che tu sia riuscita a rendere in maniera personale un brano storico e difficile. Hai incontrato difficoltà o timori nel registrarlo?

No, penso che sia stata un po’ difficoltosa a causa dell’armonia. Ho dovuto cambiare la chiave della canzone per adattarla alla mia voce, con un gran lavoro in studio da parte di Zac Rae, il mio produttore. Non ero impaurita dalla canzone, anche se Zac mi diceva: “come puoi cantarla? È troppo difficile!”. La mia risposta era: “Non preoccuparti, ce la faccio!”. Alla fine il risultato mi ha più che soddisfatta.

Molto importanti sono i testi, in cui sono forti i riferimenti autobiografici. Già conoscevamo le tue ottime doti di cantante ed interprete. In questo caso sembrano emergere con ancor più forza. Cantare brani così legati al tuo vissuto ha aiutato a farti esprimere a livelli così alti?

Sì, anche se penso che non ci siano grandi differenze rispetto a come mi esprimevo prima. Ho sempre scritto ciò che pensavo e sentivo, sempre in modo personale. Quando ero più giovane utilizzavo di più le metafore, non esprimevo direttamente il mio pensiero. Ora, crescendo, punto meno sul “mistero” e riesco ad essere più diretta. (continua nella pagina successiva…)

 

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Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.