Smoke Fairies – Through low and trees ( V2 Records, 2010 )

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Che Jack White, leader dei White Stripes, avesse “l’orecchio” lungo si sapeva. La sua ultima illuminazione difatti, si chiama Smoke Fairies. Un duo tutto al femminile targato Regno Unito. Pare che durante un esibizione in Canada, le due “fate di fumo”, Katherine Bramire e Jessica Davies, abbiano incantato l’ecclettico White così tanto da volerle a Nashville per registrare un singolo, Gastown, e produrlo per la sua etichetta la Third Man Records. Ma questo appartiene alla storia, ora le due ragazze si affacciano nella discografia che conta pubblicando sotto la V2 records Through low and trees. L’album si presenta sotto forma di un folk etereo e delicato, impreziosito dalle voci quasi celestiali delle due ragazze. Se ci si dovesse fermare ad un giudizio esclusivamente vocale e metrico il rimando è sicuramente celtico con stacchi sovrapponibili in pieno con la voce ammaliante di Loreena McKennitt nei tempi d’oro, ma il duo si distanzia quanto basta grazie ad una chitarra che, per mezzo di sostanziali fraseggi, ci ricorda le atmosfere country blueseggianti che tanto piacciono ai “cowboys” (Jack White compreso) dei giorni nostri. Undici pezzi dal sentore autunnale, ne è la conferma l’open track Summer fades, in cui i colori e i profumi dell’autunno sono l’inizio di un nuovo vissuto dove, arpeggi cadenzati e puntuali, fanno da spettatori all’incredibile armonia che entrambe le voci candidamente dettano. Sicuramente interessante il contrasto che troviamo in Devil in my mind, pezzo più introspettivo e blues dell’album, dove il riff, looppato alla Depeche Mode in Dream on, si scontra con la leggerezza vocale che trascina in una dimensione difficilmente etichettabile. Nel corso di Through low and trees è facile scorgere le principali fonti d’ispirazione delle ragazze inglesi, Crosby, Stills & Nash, Grateful Dead e Jefferson Airplanes, questi ultimi si ascoltano fortemente in Hotel room, mentre il brano Strange moon rising sembra uscire dal cilindro di Pj Harvey. La conclusione del capitolo è affidato alla struggente After the rain dove emerge la necessità di fuggire da situazioni opprimenti, sognando così acutamente da scordarsi la persona con cui stai dormendo, “I don’t even know /who is sleeping/ in my bed”. Un album dannatamente pregno di atmosfere, certamente cupe, ma, come già detto, in pieno conflitto con la sensazione di estrema libertà che si avverte ascoltando unicamente le voci delle due “fate”. Una scommessa difficile questa delle Smoke Fairies, che propongono un personalissimo timbro sonoro senza riferimenti chiarissimi, un lavoro che farà gola a chi è alla ricerca di forti contrasti  musicali.

Paolo Pavone
Paolo Pavone
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