giovedì, Luglio 7, 2022

Valentina Gravili – Arriviamo Tardi Ovunque (Carbon Cook Records, 2013)

Nuova tappa per Valentina Gravili, l’artista di Brindisi che con Arriviamo Tardi Ovunque, rompe il silenzio che aveva riempito i due anni dalla pubblicazione di La Balena nel Tamigi.
Un album che traduce in suono e in melodia la calura mediterranea, ritmato e denso di prestiti alla tradizione musicale della penisola con richiami resi quanto mai vividi dall’uso di tamburi e strumenti a fiato. Un folk che si lascia volentieri contaminare dalla musica popolare della tradizione italiana e dalla world music. Ottima l’apertura con Il Finimondo, una tammuriata energetica sopra cui si allunga come un’ombra la voce di Valentina Gravili. Lei, e il suo timbro così pulito, naturale in tutta l’estensione lontano, fortunatamente, da tutta quella schiera di voci femminili che si fregiano di un prestampato accademismo. Tutt’altro, la voce della Gravili è salda e linda, piacevole anche quando lascia trasparire chiari segnali fonetici della propria terra. A seguire Arriviamo tardi ovunque e il suo incedere dai prestiti blues, quasi anacronistico se lo si confronta con la quotidianità degli oggetti citati, fra i quali spicca tra tutti l’interminabile, per ampiezza e costruzione, Salerno – Reggio Calabria. Si prosegue con Pare che fuori pioverà, pezzo dal testo ipnotico, dove la ripetizione della strofa è veramente un’arma efficace per rendere la banalità di certi comunicati stampa, di certe prese d’atto e parafrasi dell’ovvio. Frasi didascaliche che potrebbero strozzare le belle e buone intenzioni di ammaliare il mondo, così come sono descritte nel testo. L’album prosegue fino a giungere alla Saggezza è roba per giovani, brano che può vantare stupendi ripescaggi al prog italiano, molto affine ai PFM di Impressioni di Settembre, e dove risulta chiaro che l’accostamento che più si confà alla Gravili, non è tanto alla Nada Malanima, cui spesso è stata paragonata, quanto all’espressività di Angela Baraldi. Le è propria la  stessa femminile carnalità e il carisma poetico quasi meriniano. A chiudere la sequenza dei nove pezzi è Domenica Mattina in cui si riflette chiara la regia di Max Baldassarre, specialmente per la ricerca degli arrangiamenti e l’architettura della struttura generale.
Arriviamo tardi ovunque è un disco accattivante, più strutturato rispetto al precedente lavoro e, tuttavia, meno irrigidito dalla definizione del genere. Terzo atto che arriva in tempo.

 

Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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