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Wallis Bird è un concentrato di energia e ottimismo sia sul palco, sia in ciò che dice. La foto-intervista  

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Foto di Francesca Pontiggia

Il concerto di Wallis Bird è stato uno dei più divertenti dei tre giorni del Rock En Seine. La cantante irlandese sul palco è un concentrato di energia e ottimismo; le stesse caratteristiche si ritrovano in ciò che ci ha detto al termine del suo show parigino.

Iniziamo parlando del tuo concerto di oggi, qui al Rock En Seine. Come è andata? Ti piace l’atmosfera del festival?

Mi piace il festival, mi piace molto anche la line up di oggi. Il concerto è andato bene, per me era una data molto importante, anche perché è una delle prime volte che suono in Francia, finora ho suonato qui solo tre volte. Quindi devi lavorare sulla folla e farla tua, amo le sfide di questo tipo.

Quali sono le differenze quando suoni a un festival, rispetto alle date nei club?

Solitamente ai festival la gran parte del pubblico non è il tuo pubblico, quindi devi conquistarlo, perché non puoi perdere l’opportunità di suonare e farti apprezzare da così tanta gente. Al contrario, nei club, davanti alla “tua” gente, sei più a tuo agio, anche se corri il rischio di rilassarti troppo. Per questo lavoro costantemente sui miei concerti, cerco di migliorarli e di renderli sempre diversi.

Ho notato oggi che sul palco utilizzi molto l’ironia e trovate divertenti. Qual è il ruolo dell’ironia nella tua musica e anche nella tua vita ?

Sai, la vita è sempre e comunque ironica. Non possiamo fare piani, perché non hai veri punti fermi nel futuro, tutto può cambiare nel giro di un secondo. Quindi mi piace vedere il lato divertente di ogni cosa, magari anche con un po’ di humour nero. Penso che sia importante per le persone non prendersi troppo sul serio nella loro vita, inoltre mi diverte tantissimo ciò che faccio: viaggio per il mondo, ho cibo e drink gratis, mi pagano, non tantissimo ma abbastanza per l’affitto, incontro artisti fantastici e gente fantastica. Questa è la mia vita, mi diverto tantissimo, quindi non riesco a essere troppo seria.

Il tuo ultimo album, New Boots, è molto interessante, perché non può essere legato a un singolo genere. Ci sono canzoni rock-blues seguite da altre folk, con inserti di ogni tipo, dal soul, al funk, al reggae. Come hai trovato l’equilibrio tra queste diverse influenze?

Ho semplicemente fatto ciò che mi sentivo. Ci sono così tanti stili differenti nella musica e io ne apprezzo davvero molti. Mi piace ascoltare nuovi artisti e in più, viaggiando molto, vengo a contatto con culture, anche musicali, differenti. Il mondo alla fine è piccolo, ma anche molto intricato; io prendo tutto quello che riesco dalla musica che mi piace. Ascolto il mondo attorno a me, mi faccio attraversare dai suoi suoni e poi cerco di suonarlo e di cantarlo onestamente.

In questo periodo cosa ascolti, dal punto di vista non solo musicale?

Sai, sto crescendo. Col tempo ho imparato ad ascoltare di più la gente; per esempio parlando con persone senza casa, sconvolti di vario tipo, preti, freak religiosi vieni a contatto con esperienze incredibili. Cerco di ascoltare tutti, di assimilare un po’ di tutto. Pur non volendo sembrare un’hippie o qualcosa del genere, mi sento molto in sintonia con il mondo e con me stessa. Dal punto di vista musicale, in questi giorni sto girando molti festival, quindi sto prendendo molti cd dai gruppi che incontro nelle varie date.

 

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Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.