domenica, Giugno 23, 2024

Giovanni Lindo Ferretti, in concerto a cuor contento @ Auditorium Flog, Firenze, 12/05/2011

Giovanni Lindo Ferretti sfugge tutt'ora ad ogni possibile categorizzazione, a lui, del resto, sembra non importare molto di cosa pensa la gente, si affida a canzoni potenti e visionarie, mistiche e nevrotiche, trasudanti storia, significato, vita. A cuor Contento, la recensione del concerto di Federico Fragasso...

Stando a quel che si dice, la mia generazione è sopravvissuta al declino delle ideologie. Tale condizione rende il rapporto con il reale meno scontato ma anche più difficoltoso, dal momento che include ben pochi punti di riferimento. Quando questo vuoto esistenziale non viene riempito da qualunquismo o demenza, del resto, può rivelarsi un notevole strumento di libertà. Nel bene o nel male non siamo più nella condizione di giudicare tutto attraverso la lente delle categorie politiche, e la relazione con la sfera dell’espressione artistica indubbiamente ne guadagna. Tanto per dirne una, il rischio di riproporre episodi avvilenti come il processo a De Gregori o le dicerie sul presunto fascismo di Battisti si riduce in maniera considerevole. Sono questi i pensieri che mi frullano in testa mentre osservo il pubblico dell’Auditorium Flog: la maggior parte delle persone presenti in sala sono abbastanza giovani da aver conosciuto i CCCP Fedeli alla Linea solo attraverso testimonianze indirette. E, a giudicare dallo scroscio di applausi che accoglie l’entrata in scena di Giovanni Lindo Ferretti, a nessuno frega un beato cazzo se il nostro vota Lega, venera la Madonna, crede nella Fatina dei Denti o attende fiducioso l’arrivo del Grande Cocomero. Stasera conta solo la musica, e nessuno potrà mai sottrarre al salmodiante di Cerreto il merito di aver contribuito ad alcune tra le migliori canzoni scritte in Italia negli ultimi trent’anni. Canzoni potenti e visionarie, mistiche e nevrotiche, trasudanti storia, significato, vita. Canzoni che – senza nulla togliere al contributo fondamentale di Zamboni, Maroccolo, Canali, Magnelli – traggono forza soprattutto dall’allucinata poetica di Ferretti. Sul palco Giovanni Lindo è una figura intimidatoria, nonostante l’apparente fragilità. Della tipica rock star sembra non possedere nulla: con le mani in tasca ondeggia la testa al ritmo della musica, mantenendo incollati al terreno gli occhi incavati ed ombrosi. Sorride di rado, lievemente imbarazzato, e non dice una parola. Solo una volta, di fronte alle pressanti richieste di uno spettatore, rompe il silenzio: “mi sono riproposto di non proferire verbo… poi finisce che dico un sacco di cazzate”. A parere di chi scrive, quest’uomo sfugge tutt’ora ad ogni possibile categorizzazione. A lui, del resto, sembra non importare molto di cosa pensa la gente. Quel che ha da dire lo affida ai testi delle canzoni, come di consueto rielaborati alla luce della realtà attuale. Così la parte più edonista di Narko’$ diventa “Stupefacente, stanotte vado in rete, mi metto a navigare, vedo di rimorchiare”, mentre Radio Kabul si dilata fino a comprendere stralci di Papaveri e Papere (!). Gli arrangiamenti minimalisti di Ezio Bonicelli e Luca A. Rossi, entrambi ex componenti degli Ustmamò, si rivelano perfettamente in linea con la natura rigorosa delle composizioni: quando serve una batteria elettronica scandisce il tempo, altrove rimangono solo chitarra, violino e qualche linea di basso. Scorrono in sequenza brani storici, estratti dal repertorio di CCCP, CSI, PGR, Co.Dex. Annarella, Del Mondo, Unità di Produzione, A Tratti emozionano la platea, M’importa ‘na sega la carica fin quasi a stimolare il pogo. Ogni frase, scelta con cura, sembra una dichiarazione d’intenti: “Conforme a chi?/Conforme a cosa?/Conforme a quale strana posa?”, “Non fare di me un idolo, lo brucerò/se divento un megafono, m’incepperò”, “Non so dei vostri buoni propositi perché non mi riguardano”. Parole scritte a partire dalla metà degli anni ’80, eppure funzionali a quel che Giovanni Lindo potrebbe sostenere ancora oggi. Una conferma, qualora fosse stata necessaria, che il Ferretti del 2011 è sostanzialmente lo stesso del 1984, fedele come sempre ad una linea che lui stesso ha tracciato. In chiusura, durante una tiratissima Per Me Lo So, Giovanni canna del tutto i tempi di attacco e canta sfasato per la totalità del pezzo. Una dinamica dilettantesca che si ripete da trent’anni a questa parte. “’Fanculo a qualsiasi tecnica, quel che mi interessa è l’anima del musicista e non la qualità dello strumento”. Deo Agimus Gratia, Amen.

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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