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Prosegue lo speciale dedicato a + Tost Che Niente Festival con un'intervista ad un fluviale e incontenibile Appino, voce, chitarra e autore negli Zen Circus 

Luglio 24th, 2009
Andate tutti affanculo, una conversazione con Appino degli Zen Circus

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Prosegue lo speciale dedicato a + Tost Che Niente Festival con un’intervista ad un fluviale e incontenibile Appino, voce, chitarra e autore negli Zen Circus; i contenuti legati al festival forlivese, vi ricordiamo,  si leggono da questa parte. Appino si è esibito con il suo spirito da busker sul palco del + Tost Che Niente Festival regalando una performance adrenalinica e molto divertente. Lo stesso spirito ha animato la sua intervista, in cui ci ha spiegato in maniera molto diretta un po’ di cose sulla musica della sua band, ma non solo. Senza troppi filtri e censure ci ha raccontato il suo paese reale; le Foto Sono di Francesca Pontiggia cosi come il foto-set del concerto di Appino che si consulta da questa parte.

Qui a Forlì sei in solitaria, senza il resto della band. Come sarà quindi il concerto? Come farai a non far sentire la mancanza dei tuoi compagni di band?

E’ impossibile! Si sentirà la mancanza dei compari però, quando ancora suonavo con una vecchia formazione degli Zen, con cui avevamo fatto anche un demo autoprodotto, sono andato a vivere in Olanda. Tra i vari mestieri che ho fatto ci fu anche il busker; suonavo con una grancassina, un charleston e le prime canzoni del disco fatto con gli Zen sono nate così. Da lì si è mantenuta la voglia di rifarlo ogni tanto. Poi, specie ultimamente, cerchiamo di mantenere con gli Zen un cachet abbastanza fisso, così che in alcuni posti, dove non ci sono abbastanza soldi, non potremmo suonare; però è una cosa che non ci piace, così ho avuto l’onore di rifare concerti da solo, con i pezzi degli Zen nella versione uguale a come li scrivo io. Alla fine le canzoni le scrivo sempre io, chitarra acustica e voce, poi le rimaneggiamo tutti assieme. Quelle che faccio qui sono in versione “svaccata”, suono i pedali, mi diverto e arrotondo. Io sono uno zingaro, non riesco a stare a casa.

Il vostro prossimo disco, che uscirà in autunno, si chiamerà “Andate tutti affanculo”, chiarissimo e senza possibilità di fraintendimenti. Come mai la scelta di essere così diretti fin dal titolo? Puoi darci qualche anticipazione su come sarà l’album?

I titoli dei dischi degli Zen li prendiamo tutti dal furgone, ovvero in ogni tour precedente capita qualcosa che ci fa pensare “figata”; così è successo per Villa Inferno, così questa volta. A Cosenza, durante una sbornia, una delle ultime perché gli altri, non io, hanno smesso di bere, è venuto fuori di chiamare il disco “Andate tutti affanculo” e ora ci tocca farlo. Stessa cosa per la barba, è venuto fuori in furgone che dovevamo fare le foto per il disco con la barba e le faremo così. Sono tutte puttanate, però noi ci teniamo abbastanza. Ci sembra anche il caso perché è il primo disco in italiano e ci faceva ridere l’idea. Anche perché è sì un disco diretto, ma non più di tanto, nel senso che è un disco abbastanza poetico secondo me, oltre che incazzato. Poi ci piaceva l’idea di giocare con l’ironia; oltretutto pensavamo che non ce l’avrebbero mai fatto chiamare così, invece i risvolti discografici sono stati molteplici e nessuno ci vuol cambiare il titolo. Anzi, addirittura avremo delle copertine e delle esclusive a settembre, a prescindere dalla musica, solo per il titolo. In realtà è un disco normalissimo degli Zen, se non fosse che è cantato tutto in italiano. Io lo volevo fare già da un po’, con gli altri se ne parlava, sono venute fuori delle canzoni che piacevano a tutti, ci sono un po’ di ospiti ganzi, facciamo un duetto con Nada, se tutto va bene c’è Paolo Villaggio, poi Davide Toffolo, Giorgio Canali. Secondo me è un bel disco, fondamentalmente sono gli Zen in italiano, senza grossi cambiamenti, quindi ci può stare. Poi ci rompevano tutti i coglioni con l’italiano da ormai 6-7 anni, ancor di più dopo che abbiamo fatto “Vent’anni”, “Vana gloria” e “Figlio di puttana”. In realtà hanno avuto il culo che mi son venute le canzoni in italiano, altrimenti a spregio avremmo voluto farlo in polacco; almeno lo chiamiamo “Andate tutti affanculo”, come a dire “avete vinto voi, ma…”

 

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Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.