domenica, Settembre 27, 2020

Dana Falconberry

dana_falconberry_1.jpgAbbiamo già parlato di Dana Falconberry all’interno dell’approfondimento dedicato alla musica di Red Hunter; gioverà tornarci sopra al solo scopo di diffondere la sua straordinaria capacità di elaborare un Songwriting complesso e potente attraverso un suono semplice e seduttivo; Dana Falconberry come Red Hunter non ha ancora una distribuzione europea, e se Indie-eye ha uno scopo, questo può essere rintracciato anche nella possibilità di dialogare non solo con chi, come noi, la musica si limita ad ascoltarla. Originaria del Michigan, Dana ha passato 18 anni della sua vita studiando balletto classico e danza contemporanea. Scopre la musica durante il suo soggiorno presso l’Hendrix College, in Arkansas e la scopre grazie ai traditional di derivazione Delta e soprattutto Ozarks (per i curiosi, da questo link è possibile ascoltare un breve speciale in real audio sulla musica dei monti Ozarks). Dopo due anni di full immersion in suoni e tradizioni, Dana si cimenta personalmente nella composizione, e appena conseguita una laurea in Economia legata alla distribuzione Musicale, comincia a suonare all’interno di pub, coffee shops, festival, competizioni. L’interesse di Dana per il songwriting è un’interesse anche squisitamente teorico, e nel 2003 fonda il Little Rock Songwriter; un circolo che si occupa di analizzaree le strategie musicali e i processi narrativi legati alla scrittura di canzoni. Nel 2004, insieme al chitarrista Mark Schantz, registra una manciata di brani presso i leggendari Sun Studios di Mephis; il risultato sono le 15 tracce di Ten Birds on one wire, il suo album di debutto pubblicato per la Cd Baby; due chitarre e in alcune tracce due voci che evocano i fantasmi di Sam Phillips, Bobby Gentry, Johnny Cash , Fred Neil. Nonostante l’appeal mainstream di queste prime composizioni, la capacità visionaria di Dana Falconberry non può certo condividere la stessa posizione di una qualsiasi Jenny Lewis; in questo senso, il suo talento e l’attitudine a sfalsare layers e texture narrative all’interno di una struttura traditional, trova fertile terreno di sperimentazione nell’esperienza Peter And The Wolf; un album visionario e allo stesso tempo scarno; capace di lavorare sull’epifania e la meraviglia grazie alla riconfigurazione dell’estetica lo-fi, troppo spesso legata alle posture della bassa definizione, o peggio ancora di un basso profilo di idee. Se la voce di Red Hunter è capace di resuscitare il demone di Tennesse Ernie Ford; quella di Dana Falconberry si assesta su un timbro nasale e infantile, che come nelle cose migliori di Cat Power, vaporizza e fonde il suo potenziale nel suono. Abbiamo già celebrato i fasti di Peter And The Wolf, questo duo che promuove la propria musica nei cimiteri e nelle autovetture abbandonate; di Dana Falconberry invece sono disponibili in rete alcune tracce recenti, probabilmente presagio positivo di una sua uscita solista; è possibile ascoltare il materiale presso la sua pagina personale su Myspace; Indie-eye vi consiglia il download di una splendida cover dei Beatles e di una traccia progressiva ed emozionale.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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