giovedì, Dicembre 2, 2021

Fabrizio Cammarata & The Second Grace – Rooms (Via Audio Records, 2011)

A distanza di quattro anni dal primo album, The Second Grace, esce l’ultimo lavoro di Fabrizio Cammarata & The Second Grace, dal titolo Rooms. L’album è stato registrato fra Sicilia, Portland e New York, e può vantare la produzione di JD Foster (già noto per Marc Ribot, Vinicio Capossela e Calexico).
Cosa c’è di nascosto nel suono di Rooms? Tanto per cominciare una cura estrema per il dettaglio, una certo attaccamento old style per ogni fase di produzione del disco e un atteggiamento “romantico” nei confronti la musica tout court. Tratti determinati e affatto scontati se si considerano la rapidità, nonché la facilità con la quale si può produrre un disco (attenzione, produrre, non diffondere o proporre). Con Rooms Fabrizio Cammarata & The Second Grace, sembra voler ribadire l’esatto contrario. La musica richiede tempo, tempo per farla, tempo per produrla e, parimenti, chiede che venga dedicato del tempo per il suo ascolto. In fondo sembra essere questo il messaggio velato fra le tracce, un elogio della lentezza in chiave musicale.
Tutti i brani sono cantanti in inglese e sono un melangè di influenze cantautoriali (dal citatissimo Dylan, passando per Drake) e acustiche dagli echi folk. Tuttavia se Cammarata si fosse fermato a ciò, Rooms sarebbe stato poco più di un tributo alla tradizione seventy. L’originalità è stata nel contaminare il tutto con innesti psichedelici, chitarre elettriche e unirle a suoni dai ritmi africani, accordature aperte e percussioni rubate alla world music. Alone & Alive così come Me And The Rain, sono ottimo esempio. Passando fra le stanze del disco, i cambi di umore di fanno frequenti. All I Know è una ballata dall’andamento sereno che contrasta con il tema del testo, il racconto di una mancanza, un’assenza non ancora superata, un disaccordo totale con l’esistente che forse troverà la propria accordatura, in Aprile, Maggio o forse in Giugno. Alone & Alive, tra i brani migliori del disco, è un brano emozionante, una storia vera o inventa che sia, che potrebbe trovare il suo scenario ideale sul ciglio di qualche strada polverosa, ai confini più spinti della città. Gli animi si quietano, si fanno trasognanti con Misery e la sua ritmica conciliante e rassicurante per abbandonarsi alla nostalgia cantata sulle note di Myriam. Con Mt. Pellegrino, Cammarata ci porta alla scoperta della Palermo segreta, della città dentro la città, nascosta alla vista dei più. Con le note dal sapore cubano e marittimo di High Lake Bay si chiude il disco, regalando circa quaranta minuti di magia e sogni. Rooms è un album evocativo, caldo, che trae indubbio beneficio da una precisa ricerca musicale e strumentale. Un album ricco di spunti, che si rivelano, timidamente, al proseguire degli ascolti.
Fabrizio Cammarata in rete

Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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