Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

18 Febbraio 2009
Intervista a DM Stith

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Abbiamo intervistato DM Stith In occasione del debutto su Asthmatic Kitty Records con Heavy Ghost, il suo primo Full lenght 

Di

(foto di Francesca Pontiggia)

Dm Stith sito ufficiale
Dm Stith su myspace
La pagina di Dm Stith su Asthmatic Kitty
Il video di Pity Dance di DM Stith

Heavy Ghost è il debutto full lenght per David Stith ovvero DM Stith, uno degli acquisti più recenti per Asthmatic Kitty Records, di cui abbiamo parlato recentemente scrivendo a proposito del suo primo Ep intitolato “curtain speech”. Heavy Ghost conferma le aspettative, Stith ci consegna una raccolta di brani fortemente visionari, sempre in bilico tra estasi e oscurità, sfiorando reminiscenze gospel e un’ossessione per il ritmo apparentemente contrastata da un notevole talento per l’orchestrazione, elementi che sembrano provenire da un insieme ricchissimo di influenze. Mixato da Rafter Roberts e realizzato con il supporto di Shara Worden, Heavy Ghosts è un album assolutamente personale e per certi versi sorprendente. Invece di recensirlo, abbiamo incontrato DM Stith a Milano e gli abbiamo fatto alcune domande sulla sua musica e sulla realizzazione di Heavy Gost, in uscita a Marzo…

Prima ancora di parlare del tuo debutto full length, che troviamo molto bello e ricco, vorrei tu raccontassi ai lettori di IE il tuo percorso musicale considerando anche la quantità di brani ancora inediti che sono presenti sul tuo sito ufficiale…

Vengo da una famiglia che ha vissuto in mezzo alla musica; mio nonno era il preside della facoltà di musica alla Cornell University e un direttore d’orchestra; anche mio padre è un direttore, mentre mia madre suona il piano e le mie sorelle cantano. Quando ero piccolo ho preso lezioni di piano, tromba e chitarra, ma non ho intrapreso la carriera musicale, unico nella mia famiglia. Forse ho abbandonato perché di solito ci esibivamo tutti in chiesa, poiché la mia famiglia è molto religiosa, e io odiavo questa cosa. Crescendo mi sono interessato alla visual art e alla scrittura e le ho scelte come modo per esprimermi, pur continuando ad ascoltare e ad interessarmi di musica. Ho continuato per la mia strada artistica, arrivando ad insegnare scultura al college, cosa che faccio ancora. Poi, 5 anni fa, mi sono trasferito a New York e ho incontrato Shara Worden; grazie a lei mi sono sentito a mio agio nel proporre la mia musica, iniziando il percorso che mi ha portato fino ad Heavy Ghost. Per quanto riguarda il materiale presente sul mio sito, si tratta più che altro di esperimenti, registrati col mio computer negli scorsi anni. Invece la scelta di fare un disco è più recente, ciò che appare sull’Ep “Curtain Speech” e su “Heavy Ghost” è stato scritto nel periodo tra dicembre 2007 e giugno 2008.

Come sei arrivato ad Asthmatic Kitty?

E’ stato grazie a Shara Worden. L’ho incontrata la prima settimana dopo essere arrivato a New York. Era amica del mio coinquilino; l’ho conosciuta in salotto, non sapevo fosse una musicista e lei non sapeva nulla di me; poi mi ha fatto conoscere i Clogs e altri personaggi della scena musicale della città. Ho iniziato a collaborare con lei come visual artist, creando l’artwork per “Bring Me The Workhorse” e “A Thousand Shark’s Teeth”; in questo modo sono entrato in contatto con Sufjan Stevens, Michael Kaufmann e il resto dell’etichetta.

Nella tua musica sono presenti molte influenze, ma in un certo senso le forme predominanti sembrano tutte derivazioni dello spirito e dell’anima, penso al gospel, al blues, alla musica brasiliana…

Tra i miei generi musicali preferiti ci sono quelli appena elencati, specialmente quelli che tramite la voce riescono a metterci in contatto con il nostro spirito. Per esempio mi piacciono Nina Simone, Caetano Veloso, Violeta Parra; sono gli autori che cerco di emulare maggiormente, ma non solo. Infatti ascolto anche molta musica classica.

Come è intervenuto Rafter Roberts sui brani che compongono Heavy Ghost?
Gli ho portato le canzoni registrate e finite e lui le ha mixate. E’ stato un grande, un amico. Ho lavorato con lui due settimane durante le quali mentre lui mixava io passavo anche 8 ore al giorno a lavorare sulle canzoni in un altro studio.

 

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Michele Faggi | Fabio Pozzi | Francesca Pontiggia

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