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Raffaella Destefano, Luca Urbani e Nicodemo: tre artisti in tour insieme, tra condivisione di emozioni e ottima musica. L'intervista  

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[Le Foto dell’intervista sono di  Stefano Trezzi]

Già per tutto dicembre e fino a febbraio tre importanti nomi della musica indipendente italiana, dagli anni Novanta a oggi, stanno girando l’Italia, condividendo la loro musica, le loro canzoni e le loro emozioni. Raffaella Destefano (ex Madreblu), Luca Urbani (già nei Soerba) e Nicodemo (il suo recente In due corpi è stato recensito da questa parte su Indie-eye) sono Lui, Lei, L’Altro. Li abbiamo incontrati prima di uno di questi concerti, al Tambourine di Seregno, per capire un po’ com’è nato questo progetto e avere qualche anticipazione sul loro futuro. Ecco cosa ci hanno detto.

Prima domanda abbastanza scontata: come è nata la voglia di suonare insieme?

R: Tutta colpa di Nicola!
N: Sì, è così. I ragazzi hanno partecipato al mio ultimo disco e da lì è nato tutto, in sostanza. Feci una telefonata a Luca e gli chiesi cosa ne pensasse
L: Io ovviamente dissi di no.
N: Esatto, anche Raffaella disse di no, io pure dissi di no, i nostri no si sono annullati diventando un sì.
R: in effetti è nato così, Nicola ci ha coinvolto nel suo disco e pian piano ci ha attirato nella sua ragnatela.
N: l’idea era quella di proporre sei brani tratti dai nostri repertori, però con l’intento di suonarli insieme. Quindi non è uno spettacolo “tripartito”, è un unico polverone, speriamo un bel polverone.
R: sì, perché l’essenza dei brani viene fuori comunque, al di là del fatto di avere delle personalità molto differenti tra noi. Però poi i brani di Nicola suonano in un modo, i miei in un altro, quelli di Luca suonano meno, però… Scherzo, naturalmente. È divertente, perché io, e anche Luca, siamo un po’ pensionati, siamo in giro da tanto, quindi alla fine anche risuonare i brani che ti porti dietro da dieci anni e più potrebbe essere noioso così come potrebbe essere una sfida. In questo caso è stato molto piacevole perché un brano come Gli Angeli, per quanto mi riguarda, che ha veramente più di dieci anni, cantato e suonato con loro mi piace davvero, non mi fa dire “Ancora devo suonare questa roba…”

Avete appena detto di avere delle personalità differenti, anche musicalmente. C’è però una caratteristica che pensate di condividere? O magari qualche ascolto che condividete?

R: secondo me ci accomuna qualcosa a livello emotivo. Io credo che sia quello. Col passare degli anni ti domandi che tipo di musica ti piace, quale ascolti e quale invece ti è proprio lontana. Io ascolto musica molto differente da quella che fanno sia Nicola che Luca, però con loro c’è sempre qualcosa che fa scattare l’interruttore su “On” e quindi l’unica risposta che mi viene è proprio l’emotività e le sensazioni che condividiamo.
L: infatti io non mi sono mai chiesto cosa ascoltano Raffaella e Nicola. Quindi non ci siamo fatti domande.
R: in realtà sono dei preconcetti che non ci siamo voluti mettere, perché sappiamo di arrivare da tre situazioni completamente differenti, però abbiamo deciso di resettare tutto e di vedere che cosa saltava fuori mettendo insieme le nostre idee, anche grazie ai tre musicisti che ci accompagnano e che completano il suono.
N: sì, sono la macchina, sono i propulsori di questo progetto. Sono Alessandro De Marino al clarinetto e ai synth; Gaetano Maiorano chitarra nonché costola del mio progetto; Fabio Fax Gatti alla batteria. I ragazzi ci stanno accompagnando in questa avventura, che tra l’altro si sta rivelando molto più semplice di quanto pensassi. Tutto si è creato in modo molto spontaneo; il risultato è quello che conta: stiamo bene insieme, è una specie di gita ogni volta che ci incontriamo.
L: in pratica noi ci stiamo divertendo, loro tre molto meno…
N: è uno spettacolo lungo. Sono 6 canzoni a testa, come dicevamo prima, e credo che siamo riusciti a mantenere abbastanza fedelmente il senso che ognuno di noi aveva donato alle proprie canzoni; io non ho vissuto grandi sconvolgimenti o lotte interiori quando ho visto i ragazzi condividere le mie cose. Quindi forse è questa la risposta opportuna. Vorrei che fossero con me anche quando suono come Nicodemo.
L: addirittura per un mio brano mi sono fatto dare gli accordi giusti da Nicola, perché lo facevo in un’altra versione…
R: perché noi punks non abbiamo idea di quello che facciamo!
N: come si sarà capito, noi ci divertiamo tanto e speriamo che per il pubblico sia lo stesso; offriamo uno spettacolo variegato, pur con un’omogeneità di fondo che siamo riusciti a dare a quanto proponiamo; non viviamo in modo passivo lo spettacolo, suono le mie canzoni come suono le loro. Poi li ho già invitati a lavorare sul mio disco, quindi c’è una stima che è precedente a questa avventura.
R: poi ovviamente se noi non avessimo accettato Nicola avrebbe cancellato le tracce dal disco…
N: non è vero, anzi colgo l’occasione per ringraziarli ulteriormente.
R: in realtà è strano, perché io non amo molto fare collaborazioni. Mi è capitato nel corso della mia attività di trovare persone che volevano collaborare con me, però, onestamente, spesso non mi trovavo in linea, non riuscivo a trovare un punto in comune. Dicevo di no, non perché mi sentissi superiore o altro, ma perché non riuscivo a trovare un vero motivo per farlo. Per fare queste cose deve esserci un motivo, anche piccolo, ma almeno uno. Prima che Nicola mi mandasse il brano infatti avevo già messo le mani avanti, ma quando l’ho ascoltato ho sentito che si poteva fare, che mi sarebbe venuto naturale farlo.
N: invece Luca è stato un caso particolare, perché è stato l’unico, tra tutti i collaboratori dell’album, a regalarmi una canzone. (continua a pagina 2…)

 

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Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.