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Il giorno dopo la sua applauditissima esibizione al Frequenze Disturbate abbiamo partecipato alla breve conferenza stampa che Shara Worden ha tenuto prima di lasciare l’Italia. 

Agosto 20th, 2008
Intervista a My Brightest Diamond

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Il giorno dopo la sua applauditissima apparizione solista sul palco di Frequenze Disturbate a Urbino abbiamo partecipato alla breve conferenza stampa che Shara Worden ha tenuto prima di lasciare l’Italia per delle date in Nord America. Abbiamo avuto modo di apprezzare la sua simpatia e disponibilità, nell’attesa di rivederla in concerto a Milano il 29 settembre, stavolta accompagnata da un quartetto d’archi. [Foto di Francesca Pontiggia; per il foto set completo del concerto di My brightest Diamond del 9 agosto 2008 al Frequenze Disturbate di Urbino, è necessario cliccare qui!! ]

Possiamo definire il tuo concerto di ieri una “performance vocale”?

Penso di sì. Ho iniziato tanti anni fa e ho speso davvero molto tempo nell’elaborare gli arrangiamenti vedendoli come un mezzo importante per il songwriting, mentre in una performance da sola questi vengono sostituiti dalla voce, che assume molta più importanza.

Quando hai scoperto la tua voce?

Fin da bambina; i miei genitori e i miei nonni erano musicisti, quindi ho iniziato a cantare e interessarmi di musica fin da una giovanissima età.

Pensi che la musica possa essere un mezzo per agire sulle coscienze, riguardo a argomenti correlabili alla politica?

Sicuramente penso che la musica possa aumentare la nostra consapevolezza in molti modi; ci sono molti esempi, a partire da Bob Dylan che ha usato la sua arte per trasmettere messaggi, fino a Thom Yorke, che nei suoi dischi esprime la sua preoccupazione per l’ambiente investigando sulla nostra relazione con la natura.

Parliamo degli Stati Uniti. Sta accadendo qualcosa di interessante lì?

Sono molto eccitata da quello che sta succedendo a New York. Ci sono molti artisti, per esempio Annie Clark con cui ho duettato ieri, Joan As Police Woman che ho visto venerdì in Germania o Antony & The Johnsons, che conosco, che formano una scena musicale davvero molto interessante.

Che tipo di attenzione dai alla scena musicale europea? Pensi che la scena americana sia lontana rispetto ad essa?

No, non lo penso. Per esempio la mia nuova band preferita sono i tedeschi Einsturzende Neubauten, non riesco a smettere di ascoltare i loro dischi. Inoltre sono molto influenzata da musicisti britannici, da Peter Gabriel ai Radiohead. Anche se alcuni dicono che sono sopravvalutati io li adoro. D’altronde se mi piace qualcosa o qualcuno mi ci dedico completamente. Penso che dobbiamo portare gente verso la nostra scena, perché voglio avere una lunga vita come musicista. Per anni non abbiamo capito cosa stesse accadendo nel rock’n’roll, si puntava all’essere cool e sexy, ma credo che si debba cercare molto di più, e infatti amo gruppi che nella musica cercano qualcosa in più.

Altre band europee che ti piacciono?

Amo PJ Harvey; un’altra band che adoro sono i The Knife, e naturalmente i Portishead.

Con quali artisti ti piacerebbe collaborare?

Nei miei sogni ci sarebbe Morten Harket degli A-ha, ho avuto una cotta per lui per molto tempo.

In un mondo ideale, a chi vorresti suonare di supporto?

Tom Waits

E chi vorresti avere di supporto?

Nel tour che farò questo autunno ci sarà Clare and The Reasons, una mia cara amica di Brooklyn. Lei suona con accompagnamento di archi, come me, così faremo delle serate insieme.

Quali sono i 3 dischi più importanti della tua vita?

Oggi direi Nina Simone “Live In Concert”, “Grace” di Jeff Buckley e “Purple Rain” di Prince.

Qual è il motivo della crisi della musica? Il file sharing o gli errori delle case discografiche?

Io sono un artista indipendente perché voglio avere libertà di sperimentare; comunque gran parte delle band che adoro sono su major e in qualche modo sono riuscite a trovare una via per fare quello che vogliono fare senza imposizioni, quindi non credo che le major facciano poi così tanto male alla creatività. Per quanto riguarda il file-sharing penso che sia meraviglioso perché ti porta a scoprire musica di ogni genere, ma come artista tutto quello che ho è il mio lavoro, quindi oltre un certo limite diventa sicuramente dannoso.

Hai dei progetti futuri?

Ho appena finito di registrare un brano per una compilation di tributo ai Soft Cell, una cover di “Tainted Love”.

Come è stato il concerto di ieri sera qui a Urbino?

Ieri è stato molto emozionante, specialmente quando ho suonato con Annie Clark, una grande amica e un’ottima musicista; in generale suonare in una location del genere è stato bellissimo, alzavo lo sguardo e restavo a bocca aperta per la bellezza del luogo.

Qualcosa riguardo ai tuoi 2 dischi: la composizione dei brani ha avuto luogo più o meno nello stesso periodo, ma ci sono differenze sia negli arrangiamenti, sia nei testi. A cosa sono dovute queste differenze?

Le canzoni di “A Thousand Shark’s Teeth” sono state scritte lungo un periodo di 6 anni e ho lavorato sugli arrangiamenti praticamente dal 2004 fino all’autunno dello scorso anno. La mia intenzione finale era di sperimentare nel songwriting, inserendo elementi della chanson francese, oppure da compositori classici come Debussy e Ravel.

Perché hai scelto Berlino per una parte della registrazione del disco?

Semplicemente perché il mio batterista viveva lì. Ho amato molto la città, ho trovato davvero un clima interessante, vivace.

Hai in programma un album di remix anche per “A Thousand Shark’s Teeth”? Come sarà?

Sì, è in programma. 3 diversi artisti remixeranno alcune canzoni, sarà una bella compilation.

Su una compilation della Stereogum dedicata ai Radiohead è apparsa la tua cover di “Lucky”? Perché la scelta è caduta su quella canzone e come è stato registrarla?

Ovviamente amo “Ok Computer”. Ho accettato subito appena mi è giunta la proposta; poi è stato molto difficile registrare un brano che era già stato reso in maniera perfetta nella versione originale.

 

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.