lunedì, Settembre 28, 2020

Jocelyn Pulsar – Aiuole spartitraffico coltivate a grano (Garrincha, 2012)

Peccato per il modo di cantare, davvero. Perché Francesco Pizzinelli è esattamente il tipo di cantautore che piace a me: melodie orecchiabili e testi malinconici e delicati. Nostalgico delle partite di calcio degli anni ’80 (‘Me lo ricordo’), di quando si faceva sega a scuola (‘Vale, Stefy, Cri’) o si uccidevano le formichine a Gabicce Mare (‘Cartoline’), dei vecchi film di Bud Spencer (‘La soggettiva del frigo’) ma più di tutto dispiaciuto dalla scomparsa dei cantautori con gli occhiali (ascoltatevi la ghost track, pezzo migliore dell’album). Racconti un po’ naive di un Italia che ancora poteva (e può) regalare qualche sorriso, forse a causa degli occhi di bambino attraverso cui veniva guardata, sicuramente perché non era ancora stata corrotta del tutto dalla televisione, dalla adorazione del proprio corpo e dalle nuovissime tecnologie. C’è uno schierarsi sempre dalla parte degli ultimi e degli incompresi, spesso in prima persona come in ‘Inevitabilmente, naturalmente, il Cesena perde’ e ‘Lasciami con stile’ (geniale il ritornello: “Io mi meritavo di più/Mi meritavo il tailleur”), senza fare ricorso ad una retorica politica precostituita, ma attraverso richiami quotidiani. Così vicini e così toccanti da permettere una totale immedesimazione. Ovviamente ci sono delle cadute di tono, come ‘25000 anni fa’, e comunque abbastanza simpatiche da non abbassare il giudizio complessivo sull’album. La parte strettamente compositiva, divertente e coinvolgente, non spicca per originalità, è più che altro un contorno alla centralità della parola, uno slittamento voluto che quindi non pesa negativamente nell’economia complessiva dell’album. Al di la di questo, fra le note si possono scoprire piccole perle come il Sax di Elia Dalla Casa e gli spagnoleggianti arpeggi di chitarra su ‘Fagocitato’, il violino di Nicola Manzan o la tromba di Luca De Marchi. E, se non fosse già noto a tutti, si possono spendere anche alcune parole su come siano curati i Packaging e le grafiche dei prodotti Garrincha o di quanto mi piacciano le illustrazioni di Giulia Sagramola. C’è però un’ombra che si allunga su questo prodotto, ovvero la voce di Francesco (simile per certi versi a quella di Jovanotti, ma non è questo il difetto) che spesso risulta sgraziata e calante a fine strofa mettendo a dura prova l’ascoltatore. Un vero peccato.

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tracklist

25000 anni fa | Cartoline | La soggettiva del frigo | Vale, Stefi, Cry | Me lo ricordo | Lasciami con stile | Inevitabilmente, naturalmente, il Cesena perde | Sono tre giorni che piove | Domani non vengo | Fagocitato

Jocelyn Pulsar su myspace

Scritto e suonato da Francesco Pizzinelli con l’aiuto di Francesco Brini (batteria), Matteo Romagnoli (cori su 01, 02, 06, 07, 08, 09, mani su 03,06,08, percussioni su 05), Nicola Manzan (violino su 01), Elia Dalla Casa (sax baritono su 03,04,05,07,10), Luca De Marchi (tromba su 07) Renzo Picchi (pianoforte su 04) e Mattia Barro (cori su 02) | Prodotto e registrato da Matteo Costa Romagnoli tra il Donkey Studio di Medicina (BO) e lo Spectrum Studio di Bologna | Masterizzato da Francesco Brini presso lo Spectrum [/box]Studio di Bologna.

Emanuele Lanosa
Emanuele Lanosa
Emanuele (detto Lello), 25 anni, ha terminato nel 2009 gli studi universitari, concludendo la sua carriera accademica con una laurea alla Statale di Milano in filosofia teoretica su Charles Taylor. Coltiva interessi quali basket, cinema, letteratura e ovviamente musica.

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