Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Di ritorno dal prestigioso Popkomm, i Bresciani Jules Not Jude intervistati da indie-eye 

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Parlando invece del vostro sviluppo, avete iniziato in due e ora vi presentate sul palco in quattro, per giunta con un nuovo membro alla batteria. Ci fate una retrospettiva sul vostro percorso?

Mirza: I Jules Not Jude nascono alla fine del 2007; io e Simone ci siamo incontrati e in quell’occasione Simone mi ha proposto di suonare delle canzoni da cui è nato poi Clouds Of Fish, il nostro primo Ep che abbiamo registrato praticamente da soli. Registrandolo ci siamo accorti che chitarra e voce da soli non sono sufficienti quindi abbiamo chiamato Massimiliano Tonolini (batterista Annie Hall ndr).

Simone: Massimiliano ha partecipato per la registrazione delle parti di batteria. Per il basso abbiamo chiamato Mauro Parolini che è entrato a far parte fin da subito della band. Sapevamo che Massimiliano non sarebbe rimasto, perciò abbiamo chiesto a Marzia Savoldi di essere parte integrante della band e suonare live. Da lì ci siamo presentati come una quartetto e siamo usciti con All Apples Are Red… Except For Those Which Are Not Red.

E per quanto riguarda l’ingresso di Daniel Pasotti come nuovo batterista?

  Simone: A novembre 2010 è iniziato il tour e a fine dicembre Marzia ci ha comunicato di non essere più intenzionata a suonare con noi. Nel frattempo Daniel era stato svincolato dal progetto Edipo, perciò gli abbiamo chiesto di suonare con noi. Dopo alcune date, siamo andati a Londra a girare il video e abbiamo registrato dei pezzi presso il Britannia Row Studios, ovvero dove i Pink Floyd hanno fatto The Wall. Da questa registrazione è nato un Ep multimediale, Wonderful Mr. Fox, nel quale ci sono i due pezzi e due video.

In generale le descrizioni dei vostri album mettono in evidenza e segnalano l’atmosfera sognante e onirica che emanano. Vi ritrovate con questo tratto?

Daniel: Quando sono entrato nei Jules Not Jude, ho scoperto che la batteria si poteva suonare in un altro modo, per lo meno a parere mio, specialmente per quanto riguarda l’impatto sonoro dei live. I questo momento i Jules Not Jude stanno passando da un universo sognante, leggero e sbarazzino, ad un universo colorato con tinte che vanno dal nero al bianco, meno trasognato più “bastardo”, se vuoi.

Simone: Effettivamente c’è un approccio con un po’ più di carattere, sia nelle composizioni sia nei tipi di testo che stiamo scegliendo di cantare. Il cambio di batterista, per quanto possa sembrare solo il cambio di un elemento, in realtà rappresenta una sezione molto importante; Daniel non rappresenta un apporto puramente strumentale, ma unisce anche una parte tematica che è  importante. I pezzi vengono studiati in quattro, ed ognuno ha la possibilità di dare più carattere all’insieme, di conseguenza le canzoni diventano più taglienti. L’immagine bucolica di cui si parla è anche dovuta al fatto che si riferisce ai primi lavori che, forse, non avevano ancora un progetto strutturato ma piuttosto in via di formazione. Oggi vogliamo creare qualcosa che ci appartenga e rappresenti, una sorta di “mondo Jules Not Jude”.

 

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Giulia Bertuzzi

Giulia Bertuzzi

Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.