martedì, Settembre 22, 2020

Kiddycar / forget about

forgetabout.gifEsce a settembre la prima release su cd dei Kiddycar; esce dopo un esordio distribuito per i soli canali digitali, grazie alla notevole Seahorse Recordings e alla distribuzione Goodfellas. Forget about è una raccolta di 10 tracce possedute da un’anima crepuscolare, capace di scavare un solco profondo in quel folktelling astratto e senza territorio che avvicina il collettivo apolide-Aretino a quel pop d’autore fuori dai percorsi angusti di certe produzioni indipendenti. C’è un forte impatto di sintesi narrativa, ma è sviluppato attraverso una connessione diretta tra un brano e l’altro che è molto lontana da una trovata di tipo estetico. E’ la stessa dinamica della metamorfosi che mette in relazione un uso notturno e antico dell’elettronica con un dispiegarsi timbrico di strumenti elettrici, suonati come se fossero elementi di un racconto acustico; l’effetto, pur con delle scelte di tipo diverso, è molto simile all’approccio descrittivo di David Sylvian quando del folk, del blues o della lezione Can prende alcuni elementi e li desertifica. Il minimalismo tagliente di un brano come Small Things si sviluppa dalla chitarra disturbata e ripetuta di Stefano Santoni, tappeto per una cassa di lontana memoria Dance rallentata come se fosse il simulacro di un ritmo difficilmente ballabile e apre la strada alle armonie suggestive di Valentina Cidda che si abbandona ad un parlato ossessivo e ipnotico; quel kiddycar.jpgconfine tra pop e sperimentazione indicato da Gainsbourg viene ripreso in questo caso e in altri episodi nella percezione più intima e meno incline ad imitare il modello. The Dawn and The Fly prosegue nel tentativo di creare un territorio atmosferico con gli strumenti principali e affida le armonizzazioni più complesse ad un vibrafono e ai fiati veri e sintetici di Simon Chiappelli, sempre con quella tendenza a ri-suonare l’elettronica come se si trattasse di una session acustica, molto vicina ad alcune intuizioni che sono state di band come gli Hood nella loro produzione intermedia. Anche i brani in francese, che potrebbero semplicemente rappresentare un omaggio a modelli appena sfiorati, hanno una valenza del tutto allusiva e non si perdono in quel racconto pop che ha fatto di un certo recupero ben definito la marcatura di un margine destinato a ripetersi senza troppe impennate, Ame et peau per esempio è una delle tracce piu semplicemente liriche, sostenuta da una linea lieve di chitarra con tastiere-archi a sottolineare il potenziale seduttivo ed erotico della voce di Valentina. Il modo in cui Kiddycar sfiorano la scrittura mi sembra molto interessante in tempi di recuperi stagionali o decennali, in un momento in cui la retorica del suono indipendente, soprattutto italico, si assesta su una reverie sonora scarsamente creativa o ripete dei modelli ad effetto a caccia di collocazioni d’autore già determinate; la chiusa quasi da Jazz popolaresco di valentina_andrea.jpgTrust è un segno delle capacità del collettivo, abilità che si esprime attraverso molti livelli e molte strategie a tratti riconoscibili del pop anglosassone degli ultimi dieci anni, ma che si libera da qualsiasi definizione superficiale, grazie ad un notevole potere di sintesi e ad un’attitudine di tipo orchestrale davvero molto rara. Forget about si chiude con una ghost track intitolata girogirotondo e cantata da Valentina Cidda insieme ad Andrea Chimenti, una nenia trasformata in mantra che per un’allusione del tutto sonora, ben si innesta nel contesto dei whit di respiro quasi esoterico intrecciati dai testi dell’album. I Kiddycar sono anche su myspace da questa parte; Qui di seguito il video di Small Things diretto da Fernando Maraghini.

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=33-vTGsZmHM[/youtube]

Redazione IE
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