lunedì, Marzo 1, 2021

Lebowski – The best love songs of the love for the songs and the best ( Valvolare Records – 2008)

Cos’è successo ad Ancona e dintorni? Perché qualcosa è successo sicuramente. Forse è disceso un ufo, forse, chissà, è apparso il monolito della conoscenza, come in 2001 odissea nello spazio, o forse, più probabilmente, c’è una scena che sostiene, valorizza, tende a migliorare e rendere visibili le bellissime realtà che stanno emergendo in questa zona d’ Italia non sempre al centro della cronaca. Più precisamente Jesi, dopo il disco dei meravigliosi Butcher Mind Collapse (rintracciateli qui su Indie-eye e ascoltateli, subito), di un annetto fa, propone nuovi figli della stessa madre, freschi, potenti, rabbiosi come i fratelli più grandi, ma questa volta dotati, non credo ingenuamente, di una squisita malizia pop. Che, nonostante tutto, funziona. I Lebowski sfornano 7 tracce in italiano, con testi forse non da accademia della crusca (in parte anche per un marcato e molto simpatico accento marchigiano), ma indubbiamente intelligenti, ben cantati e che, materia insolita, non sembrano il solito copiaincolla su riff di chitarra congeniali all’ inglese e insofferenti alla lingua di Dante e Manzoni. Riff che per altro graffiano, anzi, provocano ferite da punti di sutura, ma certamente, non sono le scarpellate a cui i Butcher Mind ci hanno abituato, e questo, non è necessariamente un male. Molto pop e garage, un po’ di indie e psichedelia, i ragazzi se la cavano alla grande, in un cd che si fa ascoltare da cima a fondo senza batter ciglio e scorre che una bellezza. L’estrosità continua a imperversare, cominciando a risentire di piccoli accorgimenti e furbizie, peraltro efficacissimi, che trovo giusto chiamare ferri del mestiere.
Le storie sono quelle della generazione “chiamatelavoicome”: donne che si ritengono troppo o troppo poco, noia, droga, serate buttate, politica da grande fratello e circoli arci, tutte spontanee e tutte vere, suppongo. L’ ironia per raccontarle non manca. L’enigma più grande resta il perché consumare tante parole per dare i titoli agli ep, quando, a mio umilissimo avviso, ne basterebbero due o tre al massimo. Il resto tutto carino, ci sono anche i numeri per poter tentare una pelata fuori dal mazzo, per scuotere l’ underground italiano e dirsi: con questi possiamo tentare. Copertina azzeccatissima. Aspetto il video su Mtv.

Lebowsky su myspace

Michele Baldini
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