Leo Minor – December ( Facelikeafrog Records, 2010 )

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Un antico libro Tibetano, il Bardo Thodol, meglio noto come Libro dei morti, descrive l’esatto momento in cui l’ anima lascia il corpo e si ritrova in transizione, in quell’istante che precede la reincarnazione secondo la cultura Tibetana. Ecco per descrivere meglio questo Ep d’esordio del gruppo piemontese Leo Minor, ci si affida proprio ai contesti spirituali dai quali i ragazzi hanno preso spunto per sviluppare il loro lavoro, December. In uno scenario tipico shoegaze, i quattro brani ospitano atmosfere post- rock dai tratti mistici e possenti che dettano istanti precisi nei quali sentirsi invasi, e quindi trasportati, ad altri più crudi e diretti in cui, il fine, è quello reale di stuzzicare i nervi più sensibili. Lo scorcio riflessivo lo si avverte nell’ending track, Inga, un cofanetto emozionale al quale chiedere maggiori spunti è difficile. In contrapposizione alle docili note di quest’ultima composizione si presenta l’aggressiva e ruvida Bzhi , che riconduce le derivazioni dei Leo Minor dritte verso gli Isis o Russian Circles, o ai più oscuri e indecifrabili New Order. Il piglio di questo Ep risulta essere equilibrato e accomodante, con l’aggiunta di una tensione vivida che si avverte durante l’intero ascolto, il che non guasta, semmai esalta quella percezione di stallo che fa fede ad una musica che vive di atmosfere e non di attimi. L’identità del terzetto è chiaramente in evoluzione, lo dice la musica stessa, il leitmotiv dei brani, quella transizione essenziale che spetta ad ogni essere vivente che nasce e poi muore, così in musica, la ciclicità necessaria che precede ogni nuova frontiera musicale. Da gustarsi con l’orecchio proiettato già nel domani.

 

Paolo Pavone
Paolo Pavone
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